Berlusconi: "Tagli sì, ma poche lacrime"

Il premier a Napoli difende la linea Tremonti: "La strada del rigore è l'unica possibile, ridurremo la spesa pubblica però niente sangue. Serve ottimismo". Autunno caldo? "Non credo"

I rifiuti, racconta Silvio Berlusconi nella sua sesta visita a Napoli da quando è a Palazzo Chigi, sono stati un vero e proprio «chiodo fisso». E per dare l’idea di quanto la questione abbia monopolizzato i suoi pensieri, tra il serio e il faceto il Cavaliere non perde l’occasione per buttar giù una sorta di «ricetta» di quel «drizzone» di cui ha bisogno l’Italia e che anche ieri è tornato ad evocare.

Perché, spiega, «io sono un imprenditore e so bene che si riesce a raggiungere un risultato quando ci si prefigge solo quello e si tira dritto». «L’ho fatto - aggiunge - per vincere la Coppa dei campioni prima e le elezioni poi». Così, racconta, nei giorni passati a Tokyo «non facevo altro che notare che a terra non c’era neanche una cicca di sigaretta». E «quando sono stato invitato a pranzo al Quirinale e sono salito sul Torrino da cui si può ammirare una vista splendida, mi sono trovato a guardare quel panorama e disegnare uno spazio immaginario nel quale mettere la spazzatura». «Quante tonnellate di rifiuti c’entreranno qui?», dice ridendo mentre Paolo Bonaiuti lo stoppa: «Silvio, guarda che domani l’Unità titola “Berlusconi vuole portare i rifiuti al Quirinale”».

Battute a parte, se sul fronte immondizia Napoli sta tornando ad essere una città vivibile (tanto che il premier dice di «coccolare l’idea» di tenere qui «un evento a margine del G8 del prossimo anno»), Berlusconi non nasconde che «ci sono molte regioni ormai vicine alla congestione delle discariche». Le più a rischio, spiega il deputato del Pdl Paolo Russo (ex presidente della commissione d’inchiesta sui rifiuti, sempre presente nelle trasferte napoletane del Cavaliere), «sono Lazio, Liguria e Piemonte».

Ma è soprattutto della crisi economica che parla Berlusconi. Perché, dice ai microfoni di SkyTg24, «la barca va» e «l’Italia ha fantasia, immaginazione e un grande talento imprenditoriale». Ma, aggiunge, «si dovranno comunque fare dei sacrifici». Insomma, «non esagererei con il sangue, ma qualche lacrima sì». D’altra parte, «avevamo due possibilità: mettere le mani nelle tasche degli italiani con le tasse o diminuire la spesa». «Abbiamo scelto la seconda» perché «entro il 2011 dobbiamo azzerare il deficit». E anche per questo invita gli italiani a lavorare di più «perché la crisi si supera anche con l’ottimismo e la voglia di fare». E poi «in Italia lavoriamo solo 4 su 10, contro i 5 su 10 della media europea e i 6 su 10 degli Stati Uniti». Insomma, «un po’ poco».

E la preoccupazione per le difficoltà in cui versano l’economia europea e americana è stata oggetto di discussione anche nel Consiglio dei ministri che si è tenuto in mattinata a Palazzo Chigi. Con il premier che ha difeso l’operato di Giulio Tremonti, gli ha ribadito «massima fiducia e pieno sostegno» e ha richiamato i ministri al «senso di responsabilità indispensabile per affrontare la crisi economica». Insomma, ha detto chiaro Berlusconi, «la strada del rigore è l’unica possibile».

Da Napoli, poi, il Cavaliere torna a ribadire il suo scetticismo su un possibile dialogo sulle riforme con l’opposizione. Niente in contrario a che Gianfranco Fini e Massimo D’Alema si confrontino, perché «parlarsi fa sempre bene». Ma poche aspettative verso un centrosinistra che «non considera leale». Anche se, aggiunge, «la speranza non muore mai: dum spiro spero». Con il Quirinale, invece, «i rapporti sono cordialissimi».

Le riforme - ribadisce evocando ancora una volta un «drizzone» per «la gestione burocratica, fiscale e giudiziaria» - si faranno al ritorno dalla pausa estiva. Separazione delle carriere compresa.

Poi, via verso Mergellina. Dove accompagnato da Guido Bertolaso incontra volontari e gli operatori di esercito, vigili del fuoco e Protezione civile impegnati nella «bonifica» del litorale. Strette di mano, foto e qualche battute. A un giovane con il piercing sul labbro e pure al generale Giannini («la prossima settimana torno per una pizza tricolore gigante con l’esercito»). Poi, prima di infilarsi in macchina una preghiera: «Visto il tanto lavoro di questi mesi, spero non decidiate di prendermi per un rifiuto e buttarmi via».