Berlusconi taglia i ponti: «Non fatemelo più vedere»

Milano«Non lo voglio più vedere». Le parole secche, senza ritorno, che Silvio Berlusconi ha confidato ai suoi fedelissimi. La rottura con Gianfranco Fini è definitiva. Non è ancora formale, perché in pubblico il premier si guarda bene dal farsi sfuggire un solo sospiro sulla faccenda. Ma con i collaboratori più stretti il Cavaliere si sfoga e scarica il presidente della Camera dopo il fuorionda.
Ieri seconda giornata milanese di Silvio Berlusconi, secondo impegno internazionale, e secondo giorno di mutismo sui rapporti con Fini. Silenzio cercato e ostentato, perché il premier tiene alla larga i giornalisti, fugge fotografi e teleoperatori, parla da microfoni ufficiali o tramite note scritte (come quella sull’impegno in Afghanistan); insomma evita anche un semplice «no comment». E non è soltanto un forma di riguardo verso gli ospiti stranieri.
Martedì, appena uscito il fuorionda del presidente della Camera, al termine della conferenza stampa con il nuovo presidente europeo Herman Van Rompuy non c’è stato spazio per le domande dei cronisti. Ieri pomeriggio il premier ha aperto la quarta conferenza Italia - America Latina e Caraibi nella sede della Borsa, in piazza Affari a Milano. Colazione di lavoro con i leader sudamericani, breve saluto dal palco, rapido faccia a faccia con il presidente di Panama Ricardo Martinelli: poi fuga da Palazzo Mezzanotte da un’uscita secondaria e volo verso Roma, dove oggi parteciperà al vertice intergovernativo con la Russia.
L’unica concessione alla politica di casa nostra è stata una battuta appena preso il microfono. Martinelli, anch’egli imprenditore prestato alla politica, aveva poco prima magnificato le grandi opportunità di investimenti produttivi per le imprese italiane nel suo minuscolo Paese, unite al clima, al mare, all’ospitalità del suo popolo. «Scusate, devo fare presto - ha esordito Berlusconi - corro a casa a preparare le valigie per spostarmi a Panama. Certo, mi mancheranno la Repubblica, l’Unità, Annozero e i pm, però cercherò di sopravvivere ugualmente. Quindi, caro Ricardo, preparami un’accoglienza degna. Ci hai raccontato tutta una serie di attrattive del tuo Paese che certamente ci sono e che conoscevo. Poi - ha aggiunto ammiccando -, in privato, ti prego di preparare anche altre attrattive che mi stanno molto a cuore... Ne parliamo dopo noi due».
Un siparietto scherzoso a uso del serioso uditorio della Borsa, soprattutto quello sulle «attrattive private», a sottolineare che le polemiche di questi mesi non hanno tolto al premier la libertà di ironizzare sugli attacchi rivoltigli. Quel «parto per Panama» significa l’esatto opposto, cioè che non mollerà. E anche l’accenno a giornali, tv e magistrati non è detto per stemperare la tensione di queste giornate, ma per ricordare che il premier continua a considerare la giustizia l’emergenza numero uno.
Sui rapporti interni al Pdl, invece, nemmeno un cenno. Ma il silenzio del premier è eloquente. Parlano anche le mancate smentite: nessuno è intervenuto a correggere uno solo dei retroscena apparsi ieri sui quotidiani. Resoconti apocalittici, che raccontavano la rabbia, la tentazione di chiedere le dimissioni di «Ho-Chi-Fin», la voglia di chiudere i conti una volta per tutte con colui che è diventato il simbolo dell’ingratitudine.