Berlusconi: «Temo la dittatura della maggioranza»

Il leader di Forza Italia a Milano e a Torino per sostenere i candidati del Polo: «Prodi è ostaggio dei partiti, con il 35% si sono presi le cariche più importanti dello Stato»

Guido Mattioni

nostro inviato a Torino

Un giudizio e un impegno. Due frasi solo apparentemente diverse, ma legate invece a filo doppio. Il giudizio è indirizzato a Romano Prodi. L’impegno è preso invece ufficialmente nei confronti del proprio elettorato, ma a ben guardare verso l’intero Paese. Non si è davvero risparmiato, ieri, Silvio Berlusconi, nel corso dell’intenso tour de force elettorale che lo ha visto impegnato nel Nord Ovest, a sostegno dei due candidati sindaci della Casa delle libertà a Milano e Torino. Tra l’altro, ha tenuto a sottolinerare lui stesso con orgoglio, proprio due ex ministri del suo governo, Letizia Moratti e Rocco Buttiglione, che vanno ad aggiungersi al collega Gianni Alemanno in corsa nel turno amministrativo di domenica e lunedì prossimi a Roma contro il primo cittadino uscente Walter Veltroni. Una discesa in campo qualificata che ha la sua buona ragione. «Il voto amministrativo è molto importante: andate tutti a contattare gli ex mariti, le vecchie mogli, gli ex amori e le passate fidanzate perché vadano a votare», raccomanda Berlusconi al pubblico di Forza Italia che affolla il Teatro Nuovo di Torino. E aggiunge: «Ho le idee chiare, lotta dura senza paura».
Parlando in mattinata a Milano, il Cavaliere aveva detto - questo è il giudizio - che l’attuale presidente del Consiglio è «ostaggio dei partiti e partitini della sua rissosa coalizione» e costretto così «a una lottizzazione spartitoria dalla sua inconsistenza come mediatore sprovvisto di una forza politica propria». Mentre nel pomeriggio a Torino - questo invece è l’impegno - ha annunciato che «se la sinistra non troverà nella propria maggioranza i voti in materia di politica estera, noi non potremo fare come avevamo fatto in occasione della guerra in Kosovo, perché un governo senza voti in materia di politica estera non può essere degno di governare il Paese».
Un annuncio, quest’ultimo, posto a corredo di una premessa: e cioè che gli esponenti della Cdl, nel caso la verifica dei voti dovesse risultare favorevole al centrosinistra, «riconoscerebbero, da veri democratici, quel risultato, in quanto non sarebbe più velato da un’ombra» come invece è ancora adesso. Comunque, ha precisato Berlusconi, «la nostra opposizione sarà severa e senza sconti, anche se non potremo esimerci da una posizione costruttiva se i provvedimenti da prendere dovessero risultare positivi per gli interessi dell’Italia. In quel caso noi, da liberali, voteremmo in quel senso», ha precisato l’ex premier.
Che non ha fatto però concessioni circa la partecipazione della minoranza a eventuali Commissioni. «Prima hanno occupato tutto ciò che è importante, poi ci hanno offerto la presidenza di Commissioni in cui siamo in minoranza: è una presa in giro, non accetteremo questa elemosina della sinistra - ha tagliato corto - non si era mai visto prima, nella storia d’Italia, che dei partiti rappresentanti il 35% degli elettori si siano presi le quattro cariche più importanti dello Stato. Venirci ora a offrire la presidenza di Commissioni in cui siamo in minoranza è un'elemosina della sinistra, per cui abbiamo deciso che non ci siederemo neppure al tavolo per discuterne. Anch’io - ha aggiunto - temo la dittatura della maggioranza».
Ed è andato oltre, il Cavaliere. Come quando, rispondendo a chi gli chiedeva se il referendum sulla devoluzione sarà anche un referendum sul governo, ha ammonito il fronte avversario a fare ora molta attenzione, a non tirare troppo la corda. «Io penso che sia un’altra occasione dopo quella di lunedì prossimo per dire alla sinistra che stanno tirando la corda e devono stare molto attenti a non spezzarla», ha scandito Berlusconi, ricordando che «c’è una metà intera della popolazione che loro non hanno tenuto in considerazione e hanno addirittura estromesso dalle istituzioni. E guarda caso è la metà più produttiva e dinamica del Paese. Ci hanno estromesso - ha poi aggiunto - e poi osano parlare di dialogo, ma i dialoghi si fanno con i fatti. Non pensino di potere prendere in giro il 50% degli italiani». Senza contare, ha detto ancora, che oggi il nostro «è l’unico Paese in Europa con comunisti al governo».
Un Berlusconi che non demorde, insomma, e che appare anche ottimista, gratificato com’è dagli ultimi sondaggi «veri» che danno oggi la Cdl al 53% e la sinistra al 46,7%. Ottimismo che traspare del resto anche dalla lettera inviata dal Cavaliere al primo ministro spagnolo José Luis Zapatero e resa nota dal settimanale L’Espresso. «Spero di tornare presto al governo», scrive Berlusconi all’ex collega rivendicando il «periodo di stabilità senza precedenti nella storia della Repubblica italiana che mi ha consentito di varare 36 importanti riforme di ammodernamento del Paese».