Berlusconi: tengo insieme Bossi e Fini Legge elettorale? Basta qualche modifica

Dalla festa dell'Udeur il Cavaliere dice no a una legge elettorale alla tedesca che rinforzerebbe la sinistra e scontenterebbe An. <strong><a href="/a.pic1?ID=202648">&quot;Nel mio programma una casa per tutti&quot;</a></strong>, annuncia il leader della Cdl. E Mastella annuncia: non m'immolo per il governo

Telese Terme (Benevento) - Cautela sul referendum elettorale («su questo sto piatto»), un certo scetticismo verso il dibattito sulla riforma elettorale («è solo una scusa della sinistra per tirare a campare») e un deciso «no» al modello tedesco, anche se sull’altro piatto della bilancia la maggioranza gli dovesse garantire le elezioni anticipate. La prima uscita pubblica di Silvio Berlusconi dopo la pausa estiva, coincide con la sua prima volta alla festa dell’Udeur di Telese Terme. Dove il Cavaliere, però, non fa mistero di sentirsi «a casa».
Tanto che durante il dibattito pubblico il Cavaliere chiede a Clemente Mastella in cosa davvero si differenzino Forza Italia e l’Udeur. Domanda retorica la sua, seguita non a caso da un nuovo invito a lanciare il partito dei moderati («dove possiamo stare insieme, come già facciamo nel Ppe»). Poi, parole di elogio verso Michela Vittoria Brambilla e i suoi Circoli della libertà. Che, dice, «arriveranno a essere uno per ogni Comune italiano entro fine anno» ma «non sono un partito».
Tanto che il simbolo del Partito della libertà «non sarà presentato alle prossime amministrative di Courmayeur come inizialmente previsto». Terminato il comizio, prima di rientrare nella sua suite al Grande Hotel Telese, il Cavaliere si sofferma a parlare con due cronisti.

Presidente, cosa ne pensa del referendum sulla legge elettorale. Non farà nulla per evitarlo, spingendo Mastella verso la crisi di governo?
«Guardi, io su questo punto sto piatto, non mi muovo, sto fermo. Altrimenti, qualunque cosa io dica, scontenterei o chi la pensa in un modo o chi la pensa in un altro. O Fini, o Bossi».

Ma se in cambio di un’intesa sul sistema tedesco la maggioranza le garantisse le elezioni anticipate allora potrebbe dire «sì»?
«No, se si arriva al sistema tedesco il centrosinistra si libera dal ricatto della sinistra antagonista e potrebbe immaginare una coalizione diversa. Noi, di contro, andremo a perdere quello che è stato uno degli argomenti più efficaci di polemica con il centrosinistra negli ultimi cinque anni. E per di più, Fini potrebbe vedere una operazione del genere come il tentativo di emarginarlo».

Un «no» deciso dunque?
«Dico che con il sistema tedesco rischieremmo uno sconvolgimento dell’attuale scenario in cui noi avremmo solo da perdere. Eppoi la legge che abbiamo è ottima e qualora dovesse cadere il governo non ci sarebbe nessuna difficoltà a tornare alle urne. E a migliorarla basta poco. Una o due settimane di lavoro in Parlamento per trasformare il premio di maggioranza al Senato da regionale in nazionale. Con la premessa necessaria che qualunque modifica salvaguardi il principio che le alleanze si decidono prima di andare a votare perché resto fermamente convinto che il bipolarismo sia una conquista per la democrazia. La verità è che la riforma elettorale è solo una scusa che la sinistra avanza per tirare a campare».

È sempre convinto che il governo sia alle ultime battute?
«Non sa cosa mi vengono a dire di questo esecutivo autorevoli esponenti del centrosinistra e dei Ds in particolare».

Qualche nome?
«Guardi, le facce sono quelle più note. E danno sempre più voce a un’insoddisfazione che è ormai generale. D’altra parte, quando è lo stesso Massimo D’Alema a dire che potrebbe esserci un altro governo significa ammettere nei fatti che l’ipotesi di un dopo Prodi esiste. D’altra parte, che Prodi sia debole e che ormai non sia più in grado di riprendersi è chiaro a tutti».

Però resta sempre al suo posto.
«La verità è che vorrebbero sostituirlo domani, ma non ne hanno il coraggio. Comunque, questa non è una situazione che può reggere, sono convinto che le distanze all’interno del centrosinistra siano tali che non si continuerà così a lungo. Si voterà presto, speriamo in primavera».