Berlusconi tenta la spallata "Il 17 in piazza per il voto"

Berlusconi scrive una lettera ai parlamentari e lancia la "mobilitazione azzurra": "Gli italiani ne hanno abbastanza, è ora di voltare pagina, diamo l'avviso di sfratto a Prodi". Una petizione contro il governo 

Roma - Silvio Berlusconi torna a battere un colpo, e lo fa in piazza rompendo gli indugi. Il leader della Cdl premier ha infatti inviato una nuova lettera ai suoi parlamentari per annunciare la decisione di una nuova "mobilitazione azzurra". "Ti prego - scrive il leader azzurro - di contattare tutti le iscritte e gli iscritti di Forza Italia per una grande mobilitazione da organizzare per il 17 e il 18 novembre attraverso gazebo, dibattiti, diffusione di volantini e altre iniziative per mettere al corrente più cittadini possibile del nostro impegno al fine di mandare a casa questa sinistra dannosa e pericolosa".

"Il Paese in un tunnel senza uscita" "Il ritorno delle sinistre al governo contro il volere della maggioranza degli elettori ha purtroppo riportato indietro di dieci anni l’orologio della politica e ha fatto riemergere una nuova, e forse più grave emergenza democratica". Scrive l'ex premier. "L’unico governo occidentale che annovera dei partiti che ancora, orgogliosamente, sono e si definiscono comunisti, sta trascinando l’Italia dentro un tunnel senza uscita, scavando un solco tra il Palazzo e cuttadini che rischia di diventare incolmabile". L’ex presidente del Consiglio prosegue il suo ragionamento sull’esecutivo Prodi. "L’Unione tra i comunisti e la ex sinistra democrastiana ha perpetuato l’antico patto di spartizione del potere nato sotto l’ombrello ideologico del cattocomunismo, riproponendo vecchi vizi e vecchie logiche politiche, con un governo che assomma impotenza ed arroganza e che blocca, come una pesante zavorra, lo sviluppo del Paese". Se la situazione è questa, spiega ancora Berlusconi, le conseguenze sono gravi: "L’Italia in mano alle sinistre sta collezionando una impressionante serie di record negativi, primi fra tutti la tassazione più eccessiva e l’immigrazione senza controllo, che ha abbassato in misura inaccettabile il livello della sicurezza dei cittadini".  

Restituire la parola al popolo sovrano L’ex presidente del Consiglio dunque continua a guardare alla seconda settimana di novembre come data probabile per la caduta dell’esecutivo Prodi. "Più grande sarà la mobilitazione in ogni angolo del Paese, più forte sarà la possibilità di tornare subito al voto per restituire la parola al popolo sovrano", scrive l’ex presidente del Consiglio.

"Diamo l'avviso di sfratto" Berlusconi ritiene ormai che il governo abbia le ore contate: "Gli italiani ne hanno abbastanza. Sono stanchi - scrive l’ex premier ai suoi parlamentari - di assistere ogni giorno al desolante spettacolo dell’ingovernabilità assunta a sistema, sono stanchi di vendette sociali consumate sulla loro pelle, sono stanchi di un governo ostaggio dei diktat della sinistra estrema". Il leader azzurro lancia un messaggio chiaro ai suoi: "Per questo - sostiene - è l’ora di voltare pagina e di recapitare l’avviso di sfratto al governo delle tasse, dei tesoretti estorti e dello sfascio politico e morale".

Due giorni di mobilitazione L’ex presidente del Consiglio invita i suoi parlamentari a contattare tutti per una nuova manifestazione da organizzare il 17 e il 18 novembre: "Il compito di ogni responsabile forza di opposizione - osserva il Cavaliere - è di convogliare la rabbia che sale da tutto il Paese in manifestazioni democratiche, di dar voce al malcontento dei cittadini e di trasformare la protesta in proposta". Gazebo e banchetti per raccogliere firme in una petizione popolare in cui si chiede il ritorno al voto dopo la caduta del governo Prodi. Potrebbe essere trasformata in questo la mobilitazione annunciata oggi da Silvio Berlusconi nella lettera a deputati e senatori di Forza Italia per metà novembre. Un modo, evidentemente, per indurre il Quirinale a non rinviare il ritorno alle urne nel caso in cui - come è convinzione del Cavaliere - il governo fosse costretto a dimettersi dopo essere andato "sotto" sulla Finanziaria in Senato.