Berlusconi tira dritto: non cadrò E prepara cambi epocali per il Pdl

Roma Un fine settimana di relax a Villa Certosa, una domenica sera al seggio elettorale per i ballottaggi milanesi e la convinzione che «l’assedio giudiziario» unito alla possibile débacle a Milano e Napoli non avrà conseguenze sulla maggioranza di governo.
Chi ha occasione di sentire il Cavaliere il giorno dopo la 48 ore del G8 francese di Deauville lo trova stranamente di buon umore. Perché, spiega Silvio Berlusconi nelle sue conversazioni private, ormai «ho metabolizzato sia l’assalto delle procure» che «l’eventualità di una doppia sconfitta» ai ballottaggi. Almeno stando a chi ha avuto occasione di parlarci prima che s’involasse verso il buen retiro di Porto Rotondo, dunque, la traduzione è questa: «Se pensano di cacciarmi e di fare un altro governo se lo scordino...».
Il premier, insomma, è convinto di poter reggere. Anche all’eventuale tsunami che seguirebbe una doppia sconfitta a Milano (con Letizia Moratti) e Napoli (con Gianni Lettieri). Perché, è il senso dei suoi ragionamenti, «comunque vadano queste amministrative non ci sarà uno sbracamento generale». Che, nella sostanza, vuol dire che la Lega terrà fede agli impegni e Umberto Bossi continuerà comunque a sostenere la maggioranza.
Se mai si arriverà alle elezioni anticipate, dunque, «non sarà prima del 2012». Per il prossimo anno, infatti, anche il premier inizia a considerare nel novero delle ipotesi la possibilità di una chiusura anticipata della legislatura. Nonostante i problemi siano già all’orizzonte visto che l’addio al governo della liberaldemocratica Daniela Melchiorre (neo sottosegretaria allo Sviluppo economico) rischia i ridurre ai minimi termini il vantaggio della maggioranza alla Camera.
A via dell’Umiltà, però, minimizzano. E spiegano che non ci sarebbero comunque conseguenze drammatiche: «A Montecitorio restiamo ampiamente sopra i 320 deputati», assicura un dirigente del partito. Eppure, quello dei Libdem resta un segnale inquietante. Anche se nessuno nella maggioranza dà credito alla giustificazione addotta dalla deputata liberaldemocratica: «Le incredibili parole di Berlusconi a Barack Obama (frase che scatena la solidarietà dell’Anm, ndr)». Per il Pdl, infatti, si tratta soltanto dell’ennesima giravolta di chi voleva qualcosa di più e ora ha deciso di «andare dove tira il vento». Ma proprio questo preoccupa, visto che altri potrebbero seguire l’esempio. Nel Pdl c’è chi dice l’abbia fatto perché ambiva ad un posto da viceministro, la diretta interessata ovviamente nega. Di certo, c’è che lo strappo dei Libdem (non solo la Melchiorre ma anche l’inseparabile Italo Tanoni) non è un dettaglio. Per il Pdl, invece, in vista cambiamenti epocali. Anche perché - per usare le parole di Berlusconi - sono stanco di sentire che «noi» abbiamo fatto bene quando tutto fila liscio e che «noi» abbiamo sbagliato quando le cose non vanno.
Il capo del governo, sempre rigorosamente in privato, torna poi sulle polemiche seguite al suo scambio di battute con Obama. Che, insieme agli altri leader del G8 avrebbe invitato il premier a rivolgersi alla Corte di Giustizia di Strasburgo per risolvere l’annosa querelle sulla giustizia. Chissà, forse Berlusconi lo farà. Di certo non ha alcuna intenzione di pagare Carlo de Benedetti qualunque sia la sentenza sul Lodo Mondadori. «Io - dice ai suoi - non ho intenzione di sganciare un euro».