Berlusconi tira dritto: «Non ho mai parlato di elezioni anticipate»

Il presidente del Consiglio: «In Germania Schröder costretto a sciogliere il Parlamento, non aveva più la maggioranza. Io sì»

Luca Telese

da Roma

Giornata di grandi esternazioni, quella di ieri, a Palazzo Chigi. Prima chiacchiere con i giornalisti, per fare il punto; poi un incontro-show con la nazionale di pallavolo, nel suo stile più classico, fra battute e messaggi in codice: Silvio Berlusconi, ieri, ha chiuso la sua giornata lanciando un segnale forte e chiaro, quello che gli stava più a cuore, quello che gli sembrava necessario comunicare ai media per stabilizzare la borsa fluttuante della politica italiana, dopo ore di fibrillazione e l’onda lunga del voto tedesco: «Non ho mai parlato di elezioni anticipate. Per me è una cosa assolutamente falsa».
«Non sono Schröder». E ancora, perché il messaggio fosse inequivocabile: «Io proprio non lo so, questa cosa delle elezioni anticipate è assolutamente falsa. Non ne ho mai parlato nella maniera più assoluta». Non nega, l’inquilino di Palazzo Chigi, di avere meditato sul caso del cancelliere tedesco, ma nel senso opposto a quello che gli attribuivano gli editoriali della Repubblica, invitandolo a dimettersi: «Non è vero nemmeno - ha aggiunto infatti il premier - che non ci sia stato da parte nostro il coraggio di anticipare le elezioni, il coraggio che ha avuto Schröder. Schröder non poteva farne a meno perché - osserva il Cavaliere - non aveva più la maggioranza in Parlamento, cosa assolutamente contraria rispetto a noi».
«Uniti si vince». Quanto agli azzurri, con loro Berlusconi si è scatenato. Parlando con il nazionale Gigi Mastrangelo, il premier ha costruito un gioco di analogia sul suo ruolo in campo: «Sei tu Mastrangelo, vero? So che sei stato eletto il migliore a muro (uno dei ruoli più importanti nel gioco, ndr). Dopo la cerimonia allora fermati, che ho da darti qualche suggerimento. Io ho fatto da muro a molte schiacciate che mi sono venute addosso, e so come rispondere... la differenza tra me e te è che a me le schiacciate le tirano a volte da sotto-rete e... come sai queste sono quelle più difficili da evitare». Poi, continuando sulla falsariga dell’analogia fra gli azzurri e la sua coalizione, elogiando la squadra, Berlusconi è sembrato quasi fare un invito alla maggioranza di centrodestra, dopo le polemiche della settimana: «Gli italiani sono stati orgogliosi di vedervi in campo, di vedervi uniti, con tanto entusiasmo... con tanto spirito di sacrificio, raggiungere una vittoria a seguito di una rimonta che ha dimostrato la saldezza di tutta la squadra».
«Ingrati con il ct». E come non vedere nell’allenatore un alter ego del presidente del Consiglio? Parlando con lui Berlusconi ha scelto il registro semiserio e autobiografico partendo dal pretesto del contratto non ancora rinnovato al commissario tecnico: «Questa è la riconoscenza... », ha osservato Berlusconi guardando ai risultati della nazionale.«Ma non si deve stupire perché la riconoscenza umana è proprio così... Pensi - ha aggiunto il Cavaliere - quando mi presenterò agli elettori vorrei elencare le 24 grandi riforme fatte, gli oltre 600 provvedimenti del governo... ma a loro non gliene importerà nulla: solo quello che si farà in futuro interessa - ha sottolineato - la gente dimentica il passato, prende atto del presente e spera nel domani».
Casini, Bonaiuti e il cianuro. A testimonianza del fatto che la tensione nella maggioranza si allenta, poi, c’è il duetto che è andato in scena a Montecitorio, tra Pier Ferdinando Casini e Paolo Bonaiuti nel corridoio accanto all'aula. Al termine della seduta il presidente di Montecitorio si defila in fretta, tenendo lontano, tra il serio e il faceto, i giornalisti che gli si fanno incontro. «Non vi avvicinate, ho 38 di febbre», avverte. Malgrado l’avvertimento, strada facendo viene preso a braccetto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio. «Presidente - dice l’azzurro - volevo sincerarmi delle tue condizioni di salute». E Casini: «Oh, ma come siete affettuosi, voi di Forza Italia. Berlusconi mi manda anche il medico!», sorride il presidente della Camera. Che subito dopo, però, aggiunge, rivolto a Bonaiuti: «Dì la verità, dove hai nascosto il cianuro?». Ridendo i due entrano insieme nella sala del presidente della Camera. Ne escono dopo un quarto d'ora. «Mi ha detto che ho bisogno di cure - scherza ancora Casini - Ma non ho capito di che genere di cure perché è rimasto ambiguo... ».