Berlusconi torna sul caso Biagi: inconcepibile quell’uso della Tv

da Roma

«Avevo già detto in un’altra occasione che un certo uso della tv pubblica non è concepibile. Lo avevo detto e sono convinto ancora oggi di avere ragione». Silvio Berlusconi evita di personalizzare e non nomina mai il decano dei giornalisti italiani, incorso pochi giorni fa in un pesante infortunio professionale nella sua rubrica sul Corriere della Sera. Quando, però, parlando all’assemblea dell’Ance, ricorda gli eccessi di partigianeria andati in scena nell’informazione Rai e torna a raccontare nel dettaglio il «casus belli» del comizio di Bolzano, la mente di tutti va all’articolo di Enzo Biagi.
Il presidente del Consiglio prende l’argomento alla lontana. «Quando leggo i giornali alle due di notte mi cascano veramente le braccia» dice il premier. «Vedo che sono totalmente lontani dalla realtà e che - spiega - viene rovesciata la situazione reale. Sicuramente le leggi dello Stato rendono difficile passare dalle idee ai progetti, ma spesso viene scritto esattamente il contrario delle cose che si dicono». Al riguardo, il premier fa proprio l’esempio di quanto pubblicato sulla sua visita a Bolzano. «È stato scritto il contrario di quanto pensavo. Io solitamente non partecipo ai festeggiamenti, ma in questo caso sono stato costretto a farlo e ho parlato di fronte ad alcune migliaia di persone, c’è chi dice seimila e chi dice 15mila. E mentre parlavo un gruppetto di contestatori organizzato dalla sinistra mi urlava di tutto. Mi sono rivolto a loro con la consueta cortesia - chiarisce il premier - spiegando che nessuno di noi si sarebbe comportato così e non penserebbe mai di andare a disturbare una loro manifestazione». Berlusconi continua nella sua spiegazione: «Poi, sempre parlando dal palco, ho detto di aver capito di stargli sulle scatole, e loro niente. Solo in quel momento mi è venuta in mente una storiella che ho poi deciso di raccontare». Una storiella che si concludeva con il gesto esemplificativo del dito medio alzato: «Dito che comunque - spiega Berlusconi - non era assolutamente rivolto agli amici dell’opposizione. Così come il gesto delle corna fatto durante il vertice di Caceres non era rivolto al ministro degli Esteri spagnolo, come riportato invece dalla stampa».
Il premier spiega quindi il senso del racconto fatto a Bolzano: «Un giorno andai a far visita a mia madre per il suo compleanno e dopo essere rimasto colpito dall’enorme quantità di fiori che le erano stati recapitati, esclamai che c’era molta gente che le voleva bene. Mia madre mi rispose che in realtà questi fiori erano dovuti alle molte persone che volevano bene a me. A questo punto le raccontai di una persona che poco prima per strada mi aveva apostrofato alzando il dito medio. Questa è la dimostrazione che non tutti mi vogliono bene, le dissi». Pronta la risposta di mamma Rosa: «Al contrario, quel gesto è la dimostrazione che sei considerato il numero uno...».
A dire il vero non ci sarebbe neppure bisogno della puntualizzazione, visto che le cronache giornalistiche avevano raccontato correttamente l’episodio e neppure l'Unità, nella sua cronaca del 30 maggio scorso, si era spinta fino ad affermare che il premier aveva insultato i suoi contestatori alzando il dito medio, come scritto da Biagi. Ma, nonostante questo, il surreale dibattito continua. Con il giornalista che dribbla l’episodio di Bolzano e torna a iscriversi nel club dei perseguitati speciali. «Vengo attaccato perché attorno a Berlusconi c’è un coro di sì e, allora, qualcuno, che non crede tanto alla vocazione politica di Berlusconi, ma piuttosto a una soluzione di problemi personali, certamente è contrastato dal coro».