Berlusconi: tornare alle urne è l’unica strada per il Paese

"Gran parte della stampa copre le malefatte della sinistra. Sul caso Visco si sono inventati anche i complotti, usando tecniche di scuola stalinista"

Piacenza - Succede così: è un attimo, e senza una precisa regia il grido «Prodi a casa» supera all’improvviso, per frequenza e decibel, perfino i ripetuti «Silvio, Silvio». E lui, Berlusconi, ieri a Piacenza per dare sostegno al candidato sindaco della Cdl, Dario Squeri, in vista del ballottaggio di domenica e lunedì, coglie al volo l’assist. «La via maestra per uscire da questa situazione sono le elezioni», dice sotto una pioggia battente che non riesce comunque a tenere lontano il «suo» pubblico. Perché «bisogna tornare dalla gente e chiedere da chi vogliono essere governati», insiste il Cavaliere.

E la gente, di certo quella che ieri lo ha accompagnato nella camminata lungo la «vasca» del passeggio cittadino, dalla statua del patrono San Antonino e poi giù, lungo corso Vittorio Emanuele e via Cavour, dimostra di sapere benissimo nome e cognome di quel «chi» da rimandare a Palazzo Chigi. Anzi, ne sa benissimo soprattutto il nome. Lo chiamano «Silvio» i muratori che si sporgono dalle impalcature e le signore con abbronzatura maldiviana che per un bacio sfidano impavide la rocciosa difesa dei marcantoni della scorta. Per una giovane supporter di nome Valentina l’ex premier intona «My funny Valentine» alla maniera di Frank Sinatra. Gli studenti del liceo di comunicazione affacciati alle finestre e i pensionati con la «minima» alleggerita dalla spesa in euro. È tifo trasversale.

Lo incalza la gente, lo tallonano i giornalisti. E Berlusconi non si nega, passando dalla «ricetta» piacentina a quella nazionale; ovvero là dove cova in forno un possibile ritorno alle urne, ma dove sfrigola anche sulla piastra il piatto del giorno, il cosiddetto «caso Visco». Sulle eventuali e da lui auspicate elezioni anticipate, il Cavaliere conferma la volontà di salire al Quirinale per parlarne con il presidente Giorgio Napoletano. Anche se, annuncia, «lo farò dopo l’esito dei ballottaggi delle amministrative». Mentre sull’esito della vicenda scaturita dalle pressioni di Visco sui vertici della Gdf, e culminate nella rimozione del generale Speciale, l’ex premier preferisce la prudenza. Come andrà a finire la votazione al Senato sul caso Visco?, insistono i cronisti. «Non lo so - risponde allargando eloquentemente le braccia -, ma il potere è un grande collante». Come dire che lui, in realtà, un pronostico se lo è già fatto.

Sull’esito dei ballottaggi, ma più in generale su quello che è stato il leitmotiv uscito dal primo turno, Berlusconi sembra ottimista. «Noi nelle passate elezioni amministrative, quando eravamo al governo, abbiamo avuto dei risultati negativi - riconosce - ma non il crollo come quello che hanno avuto loro, anche nell’opinione pubblica. Noi allora avevamo una larga maggioranza, eravamo un governo coeso, applicavamo il programma presentato agli elettori - ricorda -. Loro invece continuano a dividersi, sono dominati dalla sinistra estrema e hanno una maggioranza in Senato soltanto grazie al voto dei senatori a vita». Quanto al programma, «l’hanno messo nel cestino e hanno trovato nuovi punti che poco hanno a che fare col vecchio programma».

A dargli speranza circa l’esito delle urne, e a convincerlo sempre più dell’assoluta necessità di ritornare a votare al più presto, dice Berlusconi, sono del resto proprio giornate e bagni di folla come quello di Piacenza, ormai una costante nei suoi giri dal Nord al Sud d’Italia. «Anche quando vado in un negozio mi fermano centinaia di persone», sorride compiaciuto sotto la pioggia, senza smettere di stringere mani o di farsi fotografare. Mentre per gli uomini della sinistra, dice, «la situazione è assolutamente diversa», a testimonianza del loro diffuso calo di popolarità nell’opinione pubblica.

Sinistra che, a detta del leader della Cdl, per coprire le proprie malefatte continua a usare le vecchie tecniche staliniste. Lo ha dimostrato una volta di più, chiarisce il Cavaliere, il «malinteso» sullo sciopero fiscale. «Nonostante la chiara smentita, prima i giornali si inventano cose che non ho detto, poi mi accusano di fare marcia indietro. C’è una predominanza, nella stampa, che appoggia la sinistra e che non perde occasione per coprire le malefatte della sinistra. Basta vedere i grandi giornali sul caso della Guardia di finanza; qualcuno si è addirittura addirittura inventato dei complotti, usando tecniche di pura scuola stalinista». E dire che, aggiunge, «se c’è un italiano che paga le imposte, questo si chiama Silvio Berlusconi. Non so dire con precisione quanto, ma il mio gruppo paga allo Stato due milioni di euro per ogni giorno lavorativo. Io sono l’italiano che paga più tasse e ritengo che tutti debbano pagare le tasse. Anche se credo che per avere contribuenti onesti - conclude - ci debbano essere tasse giuste. Esattamente il contrario di quello di cui la sinistra cerca di accusarmi».