Berlusconi: totale accordo sulla difesa della vita

Plauso alle parole del Papa e del presidente: la laicità dello Stato è un precetto preciso. Anche Prodi elogia il discorso di Ratzinger ma finisce subito nel mirino di Rifondazione

Anna Maria Greco

da Roma

Due giudizi sul discorso del Papa al Quirinale, uno istituzionale e uno personale. Silvio Berlusconi commenta da presidente del Consiglio il passaggio sulla laicità dello Stato e da uomo quello sulla difesa della vita. «Consapevole» del primo, concorde con il secondo.
Lasciando il palazzo sul Colle, dopo la visita di Benedetto XVI, il Cavaliere si ferma a scambiare qualche battuta con i giornalisti nel cortile d'onore, parla di una «cerimonia perfetta» e di due discorsi «nobili ed elevati» del Pontefice e del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Quello della laicità dello Stato, di cui ha parlato il Papa, per Berlusconi « è un precetto preciso a cui, per parte nostra, ci atteniamo e c'è consapevolezza di questo principio da entrambi le parti». E infatti, per il capo del governo, prosegue la collaborazione tra lo Stato e il Vaticano, anche con il nuovo Pontefice. Qualcuno gli chiede del riferimento fatto da Ratzinger, tra le righe, ai finanziamenti per le scuole cattoliche. Il Cavaliere spiega che l’esecutivo «lavora con il segretario di Stato Sodano e ha già risolto tutte le questioni in corso con il governo precedente, poche ne restano da risolvere sulle quali non ci sono contrasti».
«Laicità» è la parola chiave dell’incontro al Quirinale e Berlusconi lo conferma con il suo modo diverso di commentare la richiesta del Papa di una maggiore difesa della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, e della famiglia. «Personalmente - sottolinea, in rosso -, sono in totale accordo. Nelle parole del Papa c'è coerenza assoluta. Non ha fatto che confermare la posizione sua e della Chiesa su questi temi».
Anche il candidato-premier dell’Unione, Romano Prodi, ha solo parole di elogio per il discorso di Ratzinger. Indica il valore della vita come «una stella polare», anche se deve riconosce che ci sono posizioni diverse nel centrosinistra. E si dice preoccupato per le scarse risorse che il governo può destinare alla scuola, compresa la privata. esprimendo un parere che nella sua coalizione è ampiamente contestato. E infatti subito lo rimprovera Claudio Grassi di Rifondazione, definendo «grave» la sua dichiarazione. L'Europa e l'Italia, commenta Prodi dopo l’incontro, in un'intervista a Radio Vaticana, «non dimenticheranno mai le loro radici cristiane», anche se nella sua Costituzione l’Ue non ha voluto riconoscerle. Per Prodi l’unità europea è necessaria, come dice Ciampi e, superato questo momento di pausa, la si raggiungerà, «a costo, altrimenti, di perdere identità». Che nell’opposizione ci siano giudizi ben diversi lo dimostra il Ds Fabio Mussi, che rimprovera a Ratzinger di aver parlato di «sana» laicità dello Stato, mentre «laicità è un concetto nitido, che non ha bisogno di aggettivi».
Il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, considera le parole del Papa «uno stimolo e un indirizzo concreto per quanti sono impegnati nella vita pubblica», ricollegandole a quelle che nell'aula di Montecitorio pronunciò Giovanni Paolo II. Per Casini «lo speciale rapporto tra Santa Sede e Italia si manifesta come una profonda ricchezza per tutti gli italiani».
Critico, invece, il leader radicale Daniele Capezzone, reduce dal flop referendario. Ora, dice, il Papa «è già pronto (con la Cei) alla prossima campagna elettorale». Riafferma valori chiave del diritto naturale e non confessionali, replica il sottosegretario An Alfredo Mantovano. «La laicità dello Stato, agganciata a valori morali che hanno fondamento nella religione è possibile», per il ministro Udc alla Cultura, Rocco Buttiglione. E indica esplicitamente i grandi temi citati, in filigrana, dal Pontefice: aborto, manipolazione della vita, eutanasia, famiglia «fondata sul matrimonio di un uomo ed una donna che dà il diritto al bambino di nascere e crescere dentro l'amore coniugale». Non è d’accordo il Ds Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, secondo il quale le trasformazioni della società impongono di non concepire più «l’idea di famiglia come fortezza».

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