Berlusconi: «Troppe irregolarità abbiamo diritto di tornare alle urne»

Il Cavaliere, influenzato, interviene per telefono ai comizi azzurri per i ballottaggi dei sindaci in Veneto

Stefano Filippi

nostro inviato ad Abano Terme (Padova)

Silvio Berlusconi riparte all'attacco della maggioranza che continua a traballare. Una leggera forma influenzale gli ha impedito di volare in Veneto, ad Abano Terme e Rovigo che domenica e lunedì vanno al ballottaggio per il sindaco, ma non gli ha tolto la voce. Da Palazzo Grazioli il leader di Forza Italia si è messo in contatto con i comizi elettorali e dal telefonino ha scandito: «Il risultato delle ultime elezioni è molto, molto lontano dalla realtà. Ne siamo intimamente convinti. Ci sono così tante anomalie e irregolarità, che credo le Giunte per le elezioni alla Camera e al Senato faranno emergere, da dover rendere necessario il rifacimento del voto».
Ritorno alle urne, dunque. E in tempi brevi. A due mesi esatti dalle elezioni politiche, l'ex premier non abbandona la linea dello scrutinio falsato. «E non parliamo del voto degli italiani all'estero - ha aggiunto - dove è successo di tutto e di più. E poi, basti pensare al numero delle schede bianche in Campania e in Calabria, dove rispetto al 2001 sono sparite centinaia di migliaia di schede bianche: secondo noi sono state usate mettendo delle croci sopra ai partiti della sinistra. Ci sono così tante anomalie anche nelle schede annullate, che complessivamente non dovrebbe essere difficile trovare i 23mila voti che hanno dato alla sinistra la maggioranza alla Camera. Continuiamo a confidare che il lavoro delle giunte alla Camera e al Senato possa darci il diritto di ritornare a votare sovvertendo il risultato del 10 aprile».
C'è euforia nelle platee che applaudono il Cavaliere virtuale. Il Veneto è una regione azzurra, domenica i candidati sindaci del centrodestra partono in vantaggio e le vittorie a Belluno e Abano ribalterebbero le amministrazioni uscenti di centrosinistra. Il governatore Giancarlo Galan, che partecipa ai comizi accanto al collega lombardo Roberto Formigoni, saluta l'acciacco di Berlusconi addirittura come un buon auspicio: «Caro Silvio, una tua precedente indisposizione ci ha portato molto bene, se ti ricordi di quanto accadde a Vicenza e subito dopo». Il riferimento è all'assemblea di Confindustria di metà marzo quando l'allora capo del governo sconfisse il mal di schiena con un colpo di reni che segnò la svolta della campagna elettorale.
Da Roma, Berlusconi risponde incoraggiando gli aspiranti sindaci, due azzurri: Paolo Avezzù a Rovigo (per lui sarebbe una riconferma) e Andrea Bronzato ad Abano, che interromperebbe «vent'anni di amministrazione di sinistra». Per lui, auguri con un vecchio proverbio: «Scopa nuova scopa bene». «Il buongoverno passa dalla rivoluzione copernicana che abbiamo varato nei comuni da noi amministrati - aggiunge l'ex premier -. Una rivoluzione fatta di provvedimenti relativi alla sicurezza, alle ristrutturazioni, alla cultura e allo snellimento della burocrazia». Invece «questa sinistra ha la cultura dell'invidia e dell'odio. Non possono sopportare che opere epocali siano attribuibili a noi e adesso, per fermare il Mose, il traforo delle Alpi e il ponte di Messina, raccontano la balla che non ci sono soldi».
Questa «balla» rode Berlusconi. Ne ha parlato anche in un'intervista pubblicata ieri dal Gazzettino. «Per un attimo mi ero illuso che il professore Padoa Schioppa fosse una felice eccezione, in un governo basato sul manuale Cencelli. Invece il ministro dell'Economia si presta a un'operazione profondamente scorretta. Il governo non può realizzare le grandi opere perché è ricattato da una parte della sua maggioranza, dai Verdi a Rifondazione ai no global, quelli che si oppongono a tutto. Ma per cavarsi d'impaccio inventano un problema finanziario che non esiste: i nostri conti erano e sono in ordine, certificati dall'Europa. Il commissario europeo Almunia ha dato atto nei giorni scorsi del fatto che l'ultima finanziaria approvata dal mio governo, se applicata con rigore da Prodi, assicurerà l'equilibrio dei conti pubblici».
L'unico programma del centrosinistra, ha insistito Berlusconi nei comizi telefonici, «è cancellare le nostre riforme. E occupare il potere: hanno preso le cinque più importanti istituzioni dello Stato, cosa che non si è mai verificata nella storia della Repubblica perché una democrazia è basata su pesi e contrappesi. Si sono presi tutto e ora si vogliono prendere pure la Corte Costituzionale. Anche da qui dimostrano quello che sono. Noi glielo faremo capire anche scendendo in piazza per far comprendere a questi signori che non possono continuare a fare progetti di governo contro metà Italia, l'Italia più produttiva e dinamica».