Berlusconi: in tv non c’è nessuna lista nera

Storace: «Le critiche al governo sono esagerate» Buttiglione: «Al Cavaliere consiglio di riderci sopra»

Fabrizio de Feo

da Roma

«Ma quale lista di proscrizione...». Silvio Berlusconi prende carta e penna e ritorna sull’ultima accusa partita dall’opposizione: aver citato i nomi di alcuni comici e personaggi televisivi schierati a sinistra allo scopo di «farli fuori» dallo schermo. Una tesi surreale, visto che siamo a sei mesi dalle elezioni e alcuni di quegli artisti sono da anni i «signori del palinsesto» Rai e Mediaset. Ma la cortina fumogena creata dagli esponenti dell’Unione, Romano Prodi in testa, si fa fitta. E così il premier decide di puntualizzare il suo pensiero.
«Non c’è nessuna lista di proscrizione» scrive Berlusconi in una nota. «Ho soltanto osservato che mi sembrava esagerato l’entusiasmo con cui era stata accolta e salutata la puntata di Rockpolitik come se avesse infranto un tabù, come se fossero stati i primi loro ad avere il coraggio di attaccare Berlusconi quando invece non c’è rete televisiva che si risparmi in questa esercitazione. Tutta la storia di questi anni, della tv pubblica come di quella privata è piena di trasmissioni, rubriche, personaggi che attaccano Berlusconi o fanno satira su Berlusconi, travalicando spesso i confini della verità e del buon gusto. Qualche nome serviva soltanto a dimostrare come fosse sbagliato attribuire a Rockpolitik un’esclusiva che francamente non ha. Ma questo è stato subito sfruttato da Prodi e dalla sinistra, alla loro consueta maniera, e additato addirittura come lista di proscrizione».
È proprio sul «metodo» utilizzato dall’Unione che il presidente del Consiglio si sofferma. «La sinistra prima incassa i risultati e poi ci accusa falsamente di controllare tutte le reti, grida ogni giorno senza fondamento al regime su tv e stampa e deforma e ribalta scientificamente la realtà». «Tutte accuse - continua il premier - alle quali non può certo credere chi conosce o ha seguito da spettatore o da lettore la mia attività di editore liberale, e che perciò sa bene come io mi sia sempre ispirato e attenuto a principi di assoluta libertà».
Se il polverone sollevato dal centrosinistra si va diradando, c’è un altro tema che accende curiosità e dibattito: quello di una possibile replica del premier alle accuse di Celentano nel corso della seconda puntata di Rockpolitik. Le voci si rincorrono in maniera incontrollata. E c’è chi ipotizza una telefonata di Berlusconi per riequilibrare con un intervento lo spazio dedicato giovedì scorso al cosiddetto «editto bulgaro» e a Michele Santoro. Una telefonata che, al momento, non trova alcuna conferma né in ambito parlamentare né televisivo anche se Celentano fa capire che, se la ricevesse, difficilmente si lascerebbe sfuggire la possibilità di ospitare il premier.
Repliche, ipotesi e «misteri» a parte, quel che è certo è che nella Casa delle libertà resiste un clima di rabbia per l’ennesima invasione di campo televisiva subita in prima serata sabato scorso. «C’è un oggettivo eccesso di critica nei confronti del governo» dice Francesco Storace. «Ogni cosa che succede è colpa di Berlusconi. Prodi ha passato cinque anni in Europa a bastonare l’Italia ma su di lui non vedo satira». E se Rocco Buttiglione consiglia al premier di «riderci su», l’azzurro Maurizio Lupi ribadisce che «la satira e l’informazione sono a senso unico. Sempre e solo contro Berlusconi: guardare per credere». Il leghista Davide Caparini saluta, invece, la nascita di una nuova categoria lavorativa. «C’è una nuova occupazione particolarmente redditizia, generata, involontariamente, dal governo di centrodestra. Quella del comico o del giornalista che proclama di subire censure da parte dei potentissimi: un mestiere che consente di spalancare le porte di case editrici, di pubblicare dvd, libri, rubriche fisse sui rotocalchi e sui principali quotidiani. Un nuovo mezzo con cui ottenere notorietà, visibilità e molti molti soldi. A tal proposito mi aspetto che il direttore Meocci, nell’audizione di mercoledì prossimo, ci confermi che la maxi-buonauscita di Enzo Biagi sia stata di 3 miliardi di vecchie lire».