Berlusconi: «Udc estremista ma non andà con l'Unione»

Il Cavaliere torna sullo strappo degli alleati: «Non siamo noi ad
averli messi fuori dalla porta. Sicuro che ci ricongiungeremo. Dopo il voto
sull’Afghanistan, però sarà difficile per Casini proporsi alla guida
della Cdl, anche nel 2011»

Reggio Calabria - Sono quasi le tre del pomeriggio quando Silvio Berlusconi si siede a tavola nel ristorante panoramico al quinto piano del Grande hotel Excelsior. Buffet a base di pesce, Cirò bianco e vista sullo Stretto, con i suoi commensali il Cavaliere arriva subito al punto. E per l'ennesima volta ripete quello che va dicendo da due giorni: «L'Udc non andrà mai a sinistra, ne sono certo. Anzi, prima o poi ci sarà un ricongiungimento». Con un passo in più rispetto alle dichiarazioni ufficiali che affida ai cronisti che lo attendono nella hall dell'albergo. Perché, dice l'ex premier replicando a dirigenti locali di Forza Italia e imprenditori seduti a tavola con lui, «è chiaro che dopo lo strappo sull'Afghanistan per Casini sarà difficile proporsi come leader del centrodestra anche se si votasse nel 2011». «Fosse stato più prudente...», si lascia scappare il Cavaliere prima di cambiare discorso.

Insomma, nonostante la rottura si sia «ormai consumata», Berlusconi resta convinto che quella con l'Udc è solo una «separazione momentanea» senza alcun divorzio all'orizzonte.
Certo, non per questo Berlusconi perde l'occasione di qualche affondo sarcastico. Anche perché il caso vuole che proprio all'Excelsior alloggino i maggiorenti della corrente centrista che fa capo a Tabacci e Baccini, anche loro a Reggio Calabria per ragioni elettorali. Con tanto di saluti calorosi tra Bonaiuti e quello che per mesi il Cavaliere ha definito «la spina del fianco» del governo. E l'ipotesi, buttata lì quasi per scherzo dal portavoce dell'ex premier, di un incontro tra Berlusconi e Baccini da organizzare nel pomeriggio. Al punto che l'azzurra Santelli si leva la soddisfazione di chiamare un suo collega centrista e annunciargli che l'incontro c'è stato davvero («guarda che qui abbiamo già risolto...»).

Arrivato al comizio e incassati gli applausi, Berlusconi ironizza: «È chiaro che qui non ci sono i vertici dell'Udc». Dei centristi parla anche con i giornalisti. «Non siamo noi ad averli messi alla porta», dice. E aggiunge di «comprendere» i «mugugni» del Carroccio. «Sono rammaricati - spiega - perché l'Udc sta perseguendo il disegno politico di un grande centro e di far saltare il bipolarismo eliminando le ali estreme, da una parte Prc e Pdci, dall'altra la Lega». Poi l'affondo: «Ma se c'è stato qualcuno che ha fatto polemiche nei confronti del nostro governo, che ha contestato la leadership, che ha chiesto discontinuità e si è posto agli estremi della coalizione è stata proprio l'Udc, non certo il Carroccio».

E forse non è un caso che proprio da Reggio Calabria Baccini riprenda il filo della polemica con la Lega. Anche se, racconta chi l'ha incontrato due giorni fa poco dopo un pranzo con la Mazzoni, Casini ce l'ha soprattutto con Fini. «È lui - ha detto il leader centrista - che sta aizzando Berlusconi contro di noi...». Parole che fanno seguito a un infuocato incontro fra i due che si è tenuto a Montecitorio la scorsa settimana.

Reggio Calabria, poi, il Cavaliere torna anche sulle amministrative. E ribadisce che «non c'è tempo per ridiscutere gli accordi che al 99% sono già fatti». Non è il caso di Verona, però, visto che durante il pranzo l'espressione dell'ex premier non nasconde le sue perplessità sulla candidatura dell'udc Meocci. Caustico, invece, sulle liberalizzazioni: «Quelle votate oggi sono solo per aiutare le coop rosse». Poi, nel tardo pomeriggio, l'incontro con il senatore e leader del movimento Italiani nel mondo De Gregorio che gli consegna il premio «Solidarietà Italia-Usa» e, di fatto, sancisce il suo ingresso nella Cdl. «Se questo governo andrà a casa - dice riferendosi a Stati Uniti e Gran Bretagna - credo che dopo gli italiani i più felici saranno loro».

E torna a criticare le modalità della liberazione di Mastrogiacomo perché «la conseguenza» dello scambio con cinque terroristi è che «ora in Afghanistan si è aperta la caccia all'occidentale». Poi gli applausi, i saluti e la foto finale con fan e sostenitori. Prima fra tutti la giovanissima Dalida di Tropea.