Berlusconi: Udc fuori dalla Cdl Casini: evitato un disonore

Dopo lo strappo per il rifinanziamento della missione in Afghanistan e la visita &quot;solitaria&quot; da Napolitano, l'Udc si è posta fuori dalla Cdl. Secondo i sondaggi in possesso del Cavaliere, però, il centrodestra avrebbe lo stesso la maggioranza, anche senza i neocentristi. <strong><a href="/a.pic1?ID=167522">Casini rivendica il voto a favore al Senato</a></strong>

Roma - "Prendo atto che per ora l'Udc non possiamo considerarla al nostro fianco". Silvio Berlusconi parla ai gruppi di Fi, An e Lega nella sala della Regina di Montecitorio. Il leader azzurro assicura che il centrodestra "anche senza l'Udc ha la maggioranza del Paese". In particolare, si sofferma sul voto dei centristi a favore del decreto legge del rifinanziamento della nostra missione in Afghanistan, spiegando che ha allo stato il partito di Pier Ferdinando Casini va considerato fuori dal centrodestra. Secondo Berlusconi anche i sondaggi in possesso del centrosinistra danno il vantaggio sull'Unione: "Ci danno 9 punti sopra". Un'altra stoccata viene rivolta al leader dell'Udc: "Il grande centro che Casini immagina di poter costruire, tornando indietro nella storia e nel tempo, esiste già e si chiama Forza Italia".

"La base dell'Udc è con noi" "Cerchiamo ancora di convincere l'Udc a restare con noi". Il Cavaliere lancia questo appello ai parlamentari del centrodestra, ma l'assemblea risponde con un coro di no. "La sua base è con noi - aggiunge Berlusconi cercando di convincere i deputati e senatori del centrodestra che fanno chiaramente capire di non essere d'accordo - il problema è dei vertici. Capisco le rimostranze della Lega", aggiunge Berlusconi cercando di placare gli animi dei parlamentari della Cdl. Ma dalla sala si levano più voci che dicono: "Non è solo la Lega. L'Udc - ha continuato l'ex premier - si è rivelato la parte estrema della nostra coalizione durante il nostro governo, ma dobbiamo tentare di avere ancora altra pazienza". Al termine di questo passaggio dall'assemble dei parlamentari si è levato qualche timido applauso e molte voci di dissenso.

Porte aperte, ma la Cdl esiste anche senza l'Udc "È venuto il momento di andare ognuno per la propria strada. Ci auguriamo che l'Udc possa tornare sui suoi passi, ma d'ora in poi ci comporteremo come siamo noi oggi: la Cdl c'è anche se non c'è più l'Udc". Silvio Berlusconi, al termine della riunione con i deputati e i senatori della Cdl, spiega di essersi scrollato di dosso il momento di attesa: "Da presidente della coalizione avevo deciso di non parlare perché i mesi del nostro governo sono stati illuminati dai demeriti dell'attuale esecutivo. Ma ora è venuto il momento di ricominciare con le nostre riforme, le nostre battaglie, con anche nuove manifestazioni. Siamo - dice ancora - in un regime di separazione con l'Udc. Abbiamo sempre mantenuto le porte spalancate e le braccia aperte, ma ora non li rincorriamo più. D'ora in poi - conclude - non ci faremo più condizionare".

"Trattare con i Talebani ha messo a rischio i nostri soldati" "È una politica che non ci convince, da cui dissentiamo totalmente, c'è una totale discontinuità con la nostra politica estera. All'amministrazione americana abbiamo sempre assicurato che il decreto sarebbe passato, nessuno voleva il ritiro immediato, ma abbiamo voluto marcare la differenza perché le condizioni erano profondamente mutate, checchè se ne dica c'è stata una trattativa con i Talebani. Questa ha creato la delusione nei nostri alleati e una situazione di rischio per i nostri soldati, per i contingenti delle altre forze alleate e gli stranieri", ha spiegato l'ex premier. "I nostri soldati sono senza mezzi adeguati ed è legittimo che noi interpretassimo in questo modo i sentimenti dei nostri elettori. Questa è una sinistra che va a braccetto con Hezbollah, che tratta con i Talebani e che ha prodotto ammiccamenti con Hamas".

Una proposta comune sulla legge elettorale "Lunedì ci sarà un incontro per mettere a punto una proposta comune" del centrodestra, escluso l'Udc, sulla legge elettorale. Berlusconi assicura che "anche se andassimo al voto con questa legge elettorale avremmo la possibilità di governare sia alla Camera che al Senato", ma comunque il Cavaliere ribadisce la sua disponibilità ad alcuni ritocchi della legge attuale. Il primo è "portare il premio di maggioranza da regionale a nazionale" e poi siccome oggi ci sono 22 formazioni politiche in Parlamento serve "uno sbarramento solido in modo da impedire questa selva di partiti".

Pluralismo in tv? C'è solo Vespa Il leader di Forza Italia lamenta un mancato "rispetto della parità" nei programmi tv riguardo alle "presenze" dei politici. "C'è solo Vespa - sottolinea l'ex premier nel corso dell'assemblea con i parlamentari a Montecitorio - nonostante gli attacchi cerca di essere equilibrato, tutti gli altri, da 'Che tempo fa', a 'Primo piano', per non parlare di Santoro, sono programmi faziosi e partigiani per la sinistra".