Berlusconi, ultimatum a Casini Mastella: "Alle elezioni da soli"

Il leader dell'Udc esclude alleanze dopo il voto: "Domani fine della telenovela". Telefonata con il Cavaliere. Il leader Udeur chiude a Pd e Pdl e apre a Udc e Rosa bianca: "Non è una battaglia di solitudine"

Roma - La "telenovela" con Silvio Berlusconi non è ancora arrivata all’epilogo ma il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, già parla da candidato premier, pronto quindi alla corsa solitaria del suo partito alle elezioni del 13 aprile. Sulla stessa linea anche il leader Udeur che però avverte: "Non faremo una battaglia in solitudine".

La chiamata con il Cavaliere "Sì ho sentito Casini: è stata una telefonata cordiale, come sempre". Dice a sera Silvio Berlusconi, a margine della registrazione di una trasmissione tv. Alla domanda se l’Udc entrerà nella lista del Pdl, il leader di Fi ha risposto: "Questo chiedetelo a Casini". Da via Due Macelli si apprende che, per quanto riguarda la posizione del partito di Casini, la linea è confermata: "Siamo disponibili ad allearci con il Pdl, ma mantenendo il nostro simbolo sulla scheda". Nessuna annessione quindi nel Pdl, come chiesto invece da Berlusconi. Dunque, salvo ripensamenti del Cavaliere nelle prossime ore, l’Udc dovrebbe confermare domani la sua corsa solitaria alle elezioni.

Udc in corsa solitaria Intervenendo ad una iniziativa elettorale a Benevento, l’ex presidente della Camera assicura che domani mattina metterà la parola fine al braccio di ferro con il Cavaliere al quale però ribadisce per l’ennesima volta "la disponibilità" a collaborare in un’alleanza mantenendo il simbolo dello scudo crociato. Se questo non fosse possibile l’Udc correrà da sola. L’ex presidente della Camera parla di oggi come di una "giornata decisiva" e ribadisce: "Noi siamo sempre stati interpreti dell’area dei moderati per cui i valori non sono un optional, non sono comprabili. Ci apprestiamo alla corsa solitaria, ci apprestiamo a rischiare perché oggi non scegliamo possibili poltrone ma scegliamo le idee".

Casini: "Non faremo sconti" Il leader Udc ha praticamente già pronti i suoi cavalli di battaglia per la campagna elettorale da candidato premier, "una battaglia difficile e dura" ma dove, assicura, "non faremo sconti". Casini conferma di avere tutte le intenzioni di mettere in chiaro nei prossimi due mesi che "la responsabilità della rottura" non è stata la sua, ma di Berlusconi. Quindi, sceglie tre temi sui quali chiederà la fiducia dei cittadini: l’identità cristiana, la modernizzazione e il merito. Gli avversari dell’ex presidente della Camera sono due: da un lato Veltroni, dall’altro Berlusconi.

L'attacco a Pd e Pdl Casini li attacca sulla legge elettorale, sui temi etici, sulle tasse. "Veltroni e Berlusconi hanno spiegato che i temi di natura etica non devono entrare in campagna elettorale, io credo il contrario perché fare le leggi è compito dei politici. Su questo non avremo esitazioni". E propone di "estendere ai conviventi dei diritti sulla base di contratti privatistici" ribadendo "il no a qualsiasi parificazione con il matrimonio". Infine, il leader Udc chiude la porta a Clemente Mastella e ad un possibile apparentamento con l’Udeur in vista delle prossime elezioni. "La mia gente non capirebbe", motiva l’ex presidente della Camera, e lo fa, ironia della sorte, proprio a 10 anni da quel 16 febbraio del 1998 quando proprio a Benevento fu sancita la divisione tra lui e Mastella che decise di aiutare il Governo D’Alema. "Io rimasi fedele al centrodestra. Sono passati 10 anni e sono sempre dalla stessa parte...".

La mossa di Mastella "Ci presenteremo da soli anche se speriamo che si creino le condizioni di compatibilità con altri". Al termine dell’ufficio politico dell’Udeur, Clemente Mastella ha fatto sapere che il Campanile correrà da solo, ma "non facendo una battaglia di solitudine". E si rivolge "a Casini e alla Rosa bianca": "Ognuno deve sapere che bisognerà mortificare qualcosa ma che esiste uno spazio enorme al centro". "Vogliamo con noi i cattolici inquieti rispetto alla normalizzazione che si sta tentando di fare della politica - spiega strizzando l'occhio a tutti i centristi - vogliano andare con quelli che vogliono andare al centro dove c’è un’area enorme, anche perchè la partita non è vinta e i sondaggi valgono quel che valgono: per esempio basta che al Senato in Campania ci si metta di traverso e la vittoria del centrodestra non è certa". Duro invece con Berlusconi da cui non vuole "alcuna riconoscenza": "Del resto se mi ricambiassero tutti i favori che ho fatto nella mia vita, a quest’ora sarei ricco quanto Berlusconi...".

E Clemente si appella ai cattolici Dopo aver arringato i centristi Mastella strizza un'occhio agli ambienti cattolici denunciando "un tentativo massiccio di umiliazione e limitazione degli spazi per i cattolici in politica". Accusa rivolta tanto al Pd quanto al Pdl, un atteggiamento nel quale Mastella legge "un’intesa molto forte tra Berlusconi e Veltroni nella direzione di una normalizzazione della vita politica, che è ben diversa dalla semplificazione". Per questo Mastella ribadisce che la campagna elettorale dell’Udeur sarà caratterizzata dai temi "dell’ispirazione cristiana, che vediamo messa in discussione da più parti", a partire "dall’ interesse del Campanile per la moratoria sull’aborto lanciata da Ferrara e ai temi etici".

Contro il Pd di Veltroni Esclusa anche la possibilità di tornare nel centrosinistra: "Con Veltroni francamente no". Categorico rifiuto nei confronti degli ex alleati, più sfumata invece la posizione nei confronti del centrodestra, anche se Mastella sottolinea che senza l’Udc il Partito della libertà si sposterebbe troppo a destra. E poi spiega: "In questi giorni ho sentito tanti, a destra e a sinistra. Ma non c’è stato nessun accordo con Berlusconi, tanto più che con lui ci siamo visti una volta sola per parlare del percorso del Partito popolare europeo. Ma non lo sento da giorni". Fra l’altro Mastella non rinuncia ad una critica nei confronti di quello che definisce un "rassemblement che tiene insieme dei partiti e che registra un oggettivo spostamento a destra, e l’Italia non ha bisogno della destra".