Berlusconi: «Veline, Noemi, aerei e Mills C’è un progetto eversivo contro di me»

nostro inviato a Santa Margherita Ligure

Parla ai suoi simili, Silvio Berlusconi. Grida così la sua rabbia per quel «comportamento eversivo» di chi voleva «far decadere il presidente del Consiglio per mettere al suo posto un’altra persona non eletta dagli italiani», dice riferendosi alla strategia politica basata unicamente «su quattro calunnie» e sul gossip. Ma rivolgendosi appunto agli imprenditori, ne recupera – ricambiato dagli applausi – la semantica e i concetti. «Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, quando mi confrontavo ogni giorno con un ottimo consiglio di amministrazione – esordisce infatti al convegno dei giovani industriali di Confindustria a Santa Margherita Ligure –. E anche oggi è così, con questa straordinaria squadra di governo che ho avuto la fortuna di avere. Stiamo lavorando sull’Italia come se fosse l’Azienda Italia».
Rivendica i risultati fin qui raggiunti, il Cavaliere, ricordando come anche quello che fu il miglior precedente governo della storia repubblicana avesse realizzato al massimo il 40% in meno rispetto a quanto portato a casa dal suo in un solo anno. «Abbiamo ottenuto risultati straordinari, che sono andati oltre il 50% dei consensi in molte situazioni, con una media del 42%», aggiunge. «Senza dimenticare che la media storica di durata dei governi nazionali è stata di undici mesi di vita. State quindi tranquilli, perché il risultato delle elezioni amministrative è stato “un cataclisma” per l’opposizione, e quindi possiamo governare per i prossimi quattro anni». E a proposito di opposizione, poi lancia la frecciata: «Sinistra e media cantano tutti i giorni la canzone del disfattismo e del pessimismo». Quindi l’invito-provocazione: «Non date pubblicità a chi si comporta cosi». Addirittura una «minaccia», secondo il leader del Pd, che giura: «Non mi lascio intimidire». Ma il premier ribadisce che la battuta non era rivolta alla stampa ma proprio a Franceschini: «Quando ho detto di non fare pubblicità ai pessimisti, mi riferivo soprattutto al leader dell’opposizione».
Sul palco il presidente del Consiglio corre come un fiume in piena, nel vantare i risultati fin qui raggiunti: dall’emergenza immondizia a Napoli a quella dell’immediato post terremoto in Abruzzo; dall’aver «riportato lo Stato a fare lo Stato» all’avvio del «termovalorizzatore di Acerra, un “paradigma” replicabile ovunque ce ne sarà bisogno». E scivola via irrefrenabile anche nel rammentare gli impegni scritti in agenda: dalle infrastrutture viarie e ferroviarie al progetto di dare un tetto vero prima dell’inverno – «penso sia un miracolo, ma spero che riusciremo a farlo» – a tutti i terremotati; dai «19 nuovi importanti cantieri che saranno aperti da settembre a novembre» al grande obiettivo di digitalizzare l’Italia per eliminare quelle montagne di carta tanto care alla vecchia burocrazia. E per fare il punto, aggiungerà a tarda sera, «tra 15 giorni, prima del G8, convocherò i ministri a Santa Margherita per scrivere l’agenda del prossimo anno».
Dilaga, il Cavaliere, pur se tra i suoi «simili» finisce per concedersi, volutamente gigione, anche un’ammissione di debolezza. «Stamattina, erano le 3, ho scoperto di avere un po’ più di 35 anni... Mi ha preso quella che si chiama artrosi cervicale e ho dovuto chiamare un medico per un’iniezione di cortisone. So che non fa bene, ma altrimenti non sarei potuto venire qui. Nonostante questo – aggiunge – stanotte ho firmato l’ultimo di 16 grandi appalti per imprese europee, italiane e abruzzesi».
Difende anche quella che lui chiama «la politica del cucù», per la quale è stato tanto preso in giro. «Invece, in politica internazionale è proprio come nella vita normale, come nel mondo degli affari quando devi conquistare un cliente – dice motivando così anche l’accoglienza concessa a Gheddafi –. Nel senso che devi fare la corte agli altri leader. Io l’ho fatto con Zapatero regalandogli forniture di gorgonzola e vino passito per farmi promettere il restauro del Forte Spagnolo in Abruzzo. E l’ho fatto con il governo tedesco. Con la Merkel, per esempio, ci sentiamo al telefono e poi si decide».
Non è invece per nulla tenero con l’Europa, Silvio Berlusconi. Quantomeno non lo è con «l’istituzione delle mille regole, dei mille lacci e lacciuoli volti a frenare o addirittura a impedire l’attività delle imprese, anziché dar loro aiuto», dice sollevando l’applauso della platea. Europa al cui vertice, proprio per questo, spera di poter portare presto un presidente italiano come Mario Mauro, attuale numero due del parlamento di Strasburgo. «Per poter così abrogare molte direttive che creano difficoltà alle imprese – promette – e per fare dell’Europa stessa una protagonista della politica internazionale», che abbia finalmente un voce e una linea unica in materia di politica estera, di difesa, di immigrazione, di energia e di ambiente.
Sa di giocare in casa, il Cavaliere, che tiene banco da mattatore riuscendo a sorridere nonostante i postumi del torcicollo. Ma si fa serio e duro soltanto quando, alla fine, non riesce a trattenersi. E allora sbotta, parlando di quelle «quattro calunnie messe in fila, veline, minorenni, Mills e voli di stato, sulle quali è stata fatta una campagna che ha avuto ripercussioni molto negative per l’immagine dell’Italia all’estero. Un comportamento colpevole e anche un comportamento eversivo – lo definisce senza giri di parole –. Volevano far decadere il presidente del Consiglio per mettere al suo posto un’altra persona non eletta dagli italiani. Se questa non è eversione, ditemi voi allora che cos’è?». Lo stesso concetto lo ribadirà in serata, lasciando Portofino per raggiungere la sua casa a Paraggi, parlando con un giornalista di Repubblica: «È un progetto che il tuo giornale porta avanti con determinazione. La sinistra e certi media cantano la canzone del pessimismo e sono un nemico anti-italiano. L’ipotesi di un governissimo circolata negli ultimi giorni? È fantapolitica».