Berlusconi-Veltroni, intesa sulle riforme

In un clima disteso ieri a Palazzo Chigi quaranta minuti di faccia a
faccia tra il presidente del Consiglio e il leader del Pd. Il capo dell’opposizione ha chiesto la presidenza della commissione Antimafia. E per le Europee una soglia di sbarramento inferiore al 5 per cento

Roma - Stride un po’, almeno sulle prime, l’immagine di Walter Veltroni che nella sala stampa di Palazzo Chigi spiega per sommi capi e in perfetta solitudine il faccia a faccia con Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio, infatti, rimane nella sua stanza al primo piano e solo più tardi affiderà le sue considerazioni a una nota scritta. Una scelta che non vuole segnare alcuna frizione, ma solo la cautela di non presentarsi uno a fianco dell’altro perché - concordano - i ruoli «devono restare distinti». Non passa inosservato, però, che per la prima volta nella storia della Repubblica ad occupare la sala stampa della presidenza del Consiglio non è un esponente del governo ma il leader dell’opposizione, a conferma della nuova politica di appeasement inaugurata dal Cavaliere.

Quaranta minuti di confronto. Senza pause, solo il tempo di assaggiare qualche pasticcino, bere un caffè e gustare un succo alla pera, bevanda preferita dal leader del Pd. Sarà il primo di una lunga serie di incontri, assicurano gli staff di entrambi, perché «la strada del dialogo non deve essere abbandonata». Berlusconi lo definisce un faccia a faccia «costruttivo» che si è svolto in «un clima sereno e cordiale». D’altra parte, gli fa eco Veltroni, «è normale che si cerchi la convergenza sulle regole del gioco e al tempo stesso che ci sia il confronto più aspro e serrato sui programmi».

Per usare le parole del segretario del Pd, dunque, non ci sarà alcuna «melassa».
Si parte dalle riforme istituzionali, da quelle già buttate giù sul finire della scorsa legislatura. La cosiddetta bozza Violante che, dice Veltroni, «ha raccolto consensi da una parte e dall’altra». Il testo prevede la fine del bicameralismo paritario, il via libera ad una sola Camera politica e al Senato federale, la riduzione del numero dei parlamentari e maggiori poteri al premier. Secondo Italo Bocchino, che ne fu relatore quando era all’opposizione, «un buon punto di partenza». Sul dialogo, il vicecapogruppo del Pdl alla Camera non nasconde un certo ottimismo perché «Berlusconi e Veltroni hanno interessi speculari». «I Paesi cambiano davvero - aggiunge - quando, magari per ragioni diverse, le leadership hanno obiettivi comuni».
Del capitolo riforme, però, fanno parte anche la modifica dei regolamenti parlamentari e la modifica della legge elettorale per le elezioni europee che si terranno il prossimo anno. Sia Berlusconi sia Veltroni, infatti, sono d’accordo nel codificare quello che è stato il risultato delle politiche che, di fatto, hanno segnato un deciso passo verso il bipolarismo. I due non entrano nei tecnicismi, anche se Veltroni giudica eccessiva la soglia di sbarramento al 5% proposta dal Pdl. Meglio un tetto più basso, come il 3 (lo chiede Pierferdinando Casini) o addirittura il 2. Considerazioni su cui il Cavaliere ha qualche perplessità, tanto che nelle ore successive confiderà ai suoi collaboratori che sul punto «ci sono delle difficoltà».

Anche la Lega, peraltro, non sembra vedere di buon occhio uno sbarramento al 5% a cui preferirebbe una riduzione dei collegi elettorali (così da alzare di fatto la soglia ma garantendo quei partiti che sono concentrati solo in alcune zone del Paese). Tutti d’accordo, invece, sull’opportunità di «incardinare» nella commissione Affari costituzionali della Camera il tema dello statuto dell’opposizione. Altra questione affrontata, il nodo Rai. Su cui però i due non si trovano. Veltroni ribadisce la richiesta di non procedere al rinnovo del Cda di viale Mazzini con l’attuale legge Gasparri e illustra al premier la sua idea sulla governance: amministratore unico e fuoriuscita dei partiti. Berlusconi, però, si sarebbe limitato ad ascoltare, senza mostrare aperture. Come quando Veltroni chiede per l’opposizione la presidenza della commissione Antimafia, che pur essendo un organo di controllo nelle ultime legislature è sempre andata alla maggioranza. Segno che per quanto ci sia la buona volontà da parte di entrambi delle distanze restano.

Come sull’abolizione dell’Ici e su Alitalia, argomenti che Veltroni affronta proprio dalla sala stampa di Palazzo Chigi. «Piuttosto della totale abolizione dell’Ici - dice - sarebbe preferibile destinare risorse all’aumento dei salari». Un punto di «confronto e conflitto», aggiunge, sarà Alitalia perché «è stato un errore aver fatto andare via Air France». Non è un caso, dunque, che a sera Berlusconi confidi ai suoi che si aspettava «qualcosa di più». L’aspetto più positivo, aggiunge, «è che si è stabilito un precedente». Ma, aggiunge, «i ruoli non vanno confusi» e «le differenze non si cancellano».