Berlusconi: "Di Veltroni mi fido" Pdl: assalto ai gazebo, oggi replica

Il Cavaliere conferma l’apertura nei confronti del leader del Partito democratico: "Sta mostrando di avere coraggio". Poi esorta gli alleati all’unità d'intenti ma avverte: "Mai più ripicche, veti e ricatti". Vola a Palermo e poi a Bari per lanciare il Pdl: "La
svolta di oggi è più importante di quella del ’94. C’è posto e gloria
per tutti&quot;. Bagno di folla per Silvio Berlusconi fra applausi, incitamenti e battute. E lui s’improvvisa <a href="/a.pic1?ID=224766" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">velocista tra la gente</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=224574" target="_blank"><strong>Pdl: un milione in fila per il referendum sul nome del nuovo partito. E oggi ai gazebo si replica</strong></a>. <a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=29" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Partito della libertà o Popolo della libertà? VOTA E SCEGLI</font></strong></a>

nostro inviato a Bari

Primo tempo a Palermo, secondo a Bari. Con un intervallo in aereo durante il quale Berlusconi sfoglia una dietro l’altra le agenzie di stampa che raccolgono gli strali che arrivano da Napoli, dove Fini e i suoi non concedono tregua. Così, dopo una mattinata siciliana a ripetere che «con gli alleati va fatto un percorso condiviso», rilanciando come traguardo ultimo «l’unità» del centrodestra e con la convinzione che «alla fine ci ritroveremo tutti insieme» perché «la svolta di oggi è più importante di quella del ’94», il pomeriggio pugliese è una lunga esegesi delle ragioni per cui la Cdl è «ormai diventata un ectoplasma».
Perché, spiega microfono in mano a due passi dal gazebo in corso Vittorio Emanuele a Bari, «dopo le elezioni un alleato ha cominciato ad isolarsi e a criticare» al punto che «non sono più riuscito a convocare una riunione» visto che «se c’era Rotondi non veniva Cesa e viceversa» e la stessa cosa è successa «ultimamente» tra «La Destra» di Storace e An. Insomma, «non voglio un partito che sia fatto nel chiuso delle segreterie, con i veti, i distinguo, le ripicche, i ricatti e i casini» (accenno, quest'ultimo, che tutti i presenti leggono con la «C» maiuscola e dunque riferito al leader dell’Udc). Per Bossi, invece, solo rassicurazioni: «Stia tranquillo e non sia sospettoso, faremo una legge elettorale che eviti il referendum. Con lui i patti sono chiari, la nostra lealtà verso Umberto e la sua verso di noi non sono in discussione». Per An e Udc, invece, è un affondo in piena regola. Nonostante la chiosa finale: «Dobbiamo stare tutti insieme. Io mi rivolgo agli elettori, non voglio annettere nessuno. C’è posto, c’è spazio, c’è ruolo e gloria per tutti coloro che in buona fede e con buona volontà volessero partecipare a questo grande progetto».
Sul quale il Cavaliere va avanti a testa bassa. Forte anche dell’intesa con Veltroni suggellata venerdì nel faccia a faccia a Montecitorio. «Una sintonia - registra il sempre presente Bonaiuti - che insieme agli otto milioni di firme raccolte due settimane fa ha di certo contribuito a mettere Berlusconi al centro della scena politica». E a conferma del nuovo clima, a fare gli onori di casa a Bari - nonostante si tratti di una manifestazione squisitamente politica e non certo di un appuntamento istituzionale - c’è il sindaco Emiliano, veltroniano doc. Lo scambio di battute è sintomatico. «Bravi, bravi, siete molto bravi», dice il primo cittadino di Bari. «Anche voi siete molto bravi», ribatte il Cavaliere stringendogli la mano. Segnali di fumo. Piuttosto decisi se intercettato mentre passeggia per le vie del centro circondato dai sostenitori e dalle guardie del corpo Berlusconi non si tira indietro: «Sì, di Veltroni mi fido. Sta dimostrando di avere coraggio».
Insomma, l’asse pare solido. E rafforza l’ex premier anche rispetto agli screzi con gli alleati. Sul dialogo, infatti, si va avanti. Con un certo ottimismo visto che Pd e Pdl «sono due soggetti politici importanti non condizionati da veti e ricatti». Dunque, «lavoreremo per fare la riforma elettorale entro marzo 2008». Con un obiettivo: un futuro quadro politico con due partiti forti e alternativi. E sull’ipotesi di uno scambio sulle riforme istituzionali con un’intesa per votare nel 2009 è categorico: «Mai sentito, non è ipotizzabile». Anche perché, ribadisce, «quando c’è una crisi come quella in cui versa il governo Prodi l’unica strada maestra resta quella delle elezioni».