Berlusconi a Veltroni: "Ridicolo pensare a una collaborazione"

Il premier replica al leader Pd: &quot;È la goccia che fa traboccare il vaso. Niente dialogo con gente del genere&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><strong>Walter comunista e l'ira di D'Alema: di la tua sul blog
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Roma - «La goccia che fa traboccare il vaso». In qualche modo, Silvio Berlusconi se l’aspettava. Questo, almeno, racconta il premier nelle sue conversazioni private. Perché l’intervista di Walter Veltroni al Corriere della Sera e la denuncia di una deriva autoritaria in Italia è solo l’ultimo tassello di quella che per il Cavaliere è stata una vera e propria escalation. Iniziata con Alitalia - dove Berlusconi resta convinto che il Pd abbia remato contro finché non ha capito che in caso di fallimento della trattativa le responsabilità sarebbero ricadute soprattutto su Partito democratico e Cgil - e conclusasi ieri con l’allarme democratico. In mezzo l’eccezione di costituzionalità sul lodo Alfano sollevata dalla Procura di Milano e accolta dal tribunale che ha già inviato gli atti alla Corte costituzionale. Una decisione - è la convinzione del premier - che se davvero ci fosse una volontà di dialogo non sarebbe mai stata presa, anche perché il lodo Alfano ha accolto sia i rilievi del Quirinale che quelli della Consulta. La dimostrazione, dice il vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera Italo Bocchino, che «resta il clima aggressivo di certa magistratura».

Così, lasciando l’Umbria dopo quattro giorni passati in un centro benessere a curare il mal di schiena, Berlusconi chiude definitivamente la porta del dialogo. «Il signor Veltroni si illustra da sé e non c’è bisogno di aggiungere alcun commento», dice facendo esplicito riferimento all’intervista del leader del Pd al Corriere. D’altra parte, è già qualche mese che il premier nutre forti perplessità sulla possibilità di collaborare con un Partito democratico sempre più costretto a inseguire Di Pietro e quindi schiacciato su posizioni oltranziste. «Fino ad oggi Berlusconi ha preso tempo - spiega il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli - solo perché voleva testare la compattezza e la forza della maggioranza. Ma fin dalle prime settimane dopo il voto si era capito che il dialogo con un’opposizione così sfilacciata sarebbe stato difficile». E dunque l’affondo di Veltroni è solo l’ultimo atto di un progressivo crescendo. Destinato, è la convinzione di Fabrizio Cicchitto, a non fermarsi qui. «Veltroni ha lanciato la campagna d’inverno sull’autoritarismo strisciante che - dice il capogruppo del Pdl a Montecitorio - tra poco diventerà fascismo strisciante». Anche per questo, forse, Berlusconi non lascia alcun margine di manovra: «Abbiamo una maggioranza forte e coesa. Quindi, per favore, non parliamo più di dialogo perché è ridicolo pensare di collaborare con gente del genere».

Anche sul lodo Alfano il premier è categorico. E si spinge in una considerazione che suona come un monito. Berlusconi, infatti, si dice «assolutamente convinto» che il lodo passerà il vaglio della Consulta. Ma, spiega, in caso contrario «ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario e su ciò che è successo recentemente a Milano».

Prima di lasciare l’Umbria («non è bellissima, è più che bellissima»), il Cavaliere torna anche su Alitalia. «Manca poco, ma sono fiducioso e credo si possa dire che abbiamo concluso anche questo impegno», dice Berlusconi. Quanto al futuro, assicura che la nuova compagnia aerea resterà italiana. La scelta del partner straniero, premette, «compete» alla cordata della Cai. «È chiaro che Alitalia si aprirà all’alleanza con altre compagnie internazionali», ma questo non significa che un vettore straniero sia destinato ad acquistare «la maggioranza della futura compagnia». Non a caso, spiega, «c’è una clausola che impone» ai soci della Cai «di non cedere la maggioranza per un periodo almeno di cinque anni». E anche successivamente la decisione di «cedere la maggioranza dovrebbe essere approvata dai due terzi» dei soci. Per questo, dice il premier, «escludo che la nostra compagnia di bandiera possa essere detenuta da compagnie straniere».

Poi, uno sguardo ai prossimi impegni del governo dopo che il dossier Alitalia «ha bloccato l’attività di Palazzo Chigi per due settimane»: riforma della giustizia, riforma della scuola, federalismo fiscale, ammodernamento della pubblica amministrazione e riduzione della pressione fiscale.