Berlusconi vince la sfida tv: 600mila spettatori in più. E Veltroni non buca lo schermo

Oltre 6 milioni di italiani assistono all’appello del Cavaliere contro i 5 e mezzo che seguono il leader Pd. Il bilancio del leader Pdl: &quot;Ho dato il massimo, comunque vada sono a posto con la mia coscienza&quot;. <a href="/a.pic1?ID=254321" target="_blank"><strong>Il Pd se la prende con gli spot</strong></a>

da Roma

Il «picco» arriva alle 23.07, quando negli studi del Palatino va in scena il «duello» tra Silvio Berlusconi e Enrico Mentana. Con il Cavaliere che interrompe il conduttore di Matrix mentre spiega davanti a un tabellone come si vota. «Così è un voto nullo», dice disegnando con l’indice un’immaginaria croce a cavallo tra i simboli di Pd e Idv. Ma Mentana tira dritto - «non c’è più tempo» - e prima ancora che l’ex premier finisca la frase lancia i titoli di coda. Una chiusa che Berlusconi non gradisce affatto perché, spiega con disappunto a telecamere spente, «mi ha fatto fare una figuraccia». Eppure, il siparietto vale il 35,4% di share con sei milioni e 831mila spettatori. Il picco più alto registrato da Matrix nella sfida finale tra Veltroni e Berlusconi. Vinta decisamente dal leader del Pdl che nel suo segmento (tra le 22.13 e le 23.08) incassa una media di sei milioni e 118mila spettatori (27,6 di share) contro i cinque milioni e 516mila (21,2) fatti registrare dal leader del Pd (tra le 21.20 e le 22.15). Insomma, una partita senza storia nonostante le polemiche di rito del giorno dopo: Veltroni, fanno sapere dal loft di Sant’Anastasia, «ha avuto la pubblicità più lunga» e «ha fatto da traino a Berlusconi».
E pensare che per qualche minuto proprio il «duello» del «picco» tra Berlusconi e Mentana aveva lasciato un po’ di gelo nello studio di Matrix. Perché, ragionava venerdì sera il Cavaliere nei corridoi del Centro Palatino, «ho solo cercato di fare chiarezza su quello che è il principale rischio di nullità della scheda». E ciò che la croce venga messa esattamente a cavallo tra due liste alleate e non su una soltanto. «Abbiamo organizzato dei focus con elettori e ci hanno detto - spiegherà l’ex premier appena rientrato a Palazzo Grazioli - che il 32% è intenzionato a mettere la X esattamente nel mezzo». La querelle con Mentana, però, si chiude velocemente. Il Cavaliere, infatti, è più che soddisfatto della sua performance e al telefono sono in molti a farsi vivi per i complimenti. Anche per quella prima parte in cui - contravvenendo ai consigli del suo staff - ha replicato punto per punto a quanto detto prima di lui da Veltroni. «Troppe bugie - spiegherà più tardi in privato - ce l’avevo dentro e lo dovevo dire...».
Così, finite le fatiche della campagna elettorale, nonostante l’ora tarda, Berlusconi può finalmente rilassarsi. «Ho dato il massimo. Comunque vada - dice ai suoi collaboratori - sono a posto con la mia coscienza, ho fatto il mio dovere». E in effetti l’ultimo mese è stato una girandola pressoché continua di comizi (anche tre al giorno), passeggiate tra la gente e interviste di ogni sorta al punto di dover ricorrere agli aerosol al cortisone per la voce. Anche se, pur essendo quasi mezzanotte, prima di godersi la cena manca ancora un’ultima fatica. Una veloce riordinata alla scrivania e poi, insieme a Sestino Giacomoni, un’ultima lettura all’intervento da mandare al Sole 24 Ore. Ora è finita davvero.
Con un solo rammarico, spiegava ieri in privato. Perché un mese fa mai si sarebbe aspettato che la campagna elettorale sarebbe finita a colpi di guantoni. D’altra parte, spiega Giacomoni, «la vera grande delusione è stato l’accordo con Di Pietro». A quel punto «abbiamo capito che le cose sarebbero cambiate». E quello che Piero Testoni definisce «l’intervallo tra il primo e secondo tempo» della campagna elettorale è arrivato il 28 marzo quando il tavolo elettorale del Pdl ha chiesto al Cavaliere di «uscire dall’equivoco» del fair play e del buonismo. Chi c’era - Bonaiuti, Testoni, Cicchitto, Lupi, Carfagna, Ronchi, Gasparri e Bocchino - racconta che Berlusconi qualche resistenza l’ha fatta perché sperava che quelle del leader del Pd fossero «solo sbavature». Poi, spiega un deputato di casa a Palazzo Grazioli, «anche gli uomini più vicini a D’Alema e Prodi» (che, si sa, troppo solidali con Veltroni non lo sono mai stati) «ci hanno fatto presente che lo stavamo sottovalutando». E c’è stato il giro di boa.
A questo punto, dunque, c’è solo da aspettare. Con «serenità», spiega il Cavaliere passeggiando per le boutique e i negozietti di Corso Vittorio, dove di tanto in tanto si rifugia nelle sue giornate romane. Poi, dopo un’ora passata ad acquistare regali per una casa famiglia di Como, via verso Ciampino. Il resto del sabato lo passa con la famiglia a Macherio. Questa mattina, invece, tornerà a Milano per votare. Nel seggio di via Scrosati, dove ha sempre accompagnato mamma Rosa.