Berlusconi: voglio una commissione d’inchiesta

Adalberto Signore

da Roma

«Strano» che Romano Prodi non sapesse nulla del documento su Telecom messo a punto dal suo consigliere Angelo Rovati, dice sibillino Silvio Berlusconi. Che, incalzato dai cronisti alla Fiera del Levante di Bari, rompe il silenzio sulla vicenda che ha portato al cambio dei vertici del colosso italiano della telefonia e non nasconde tutto il suo scetticismo. Così, quando si limita a definire «strano» che il premier non fosse a conoscenza del carteggio tra Rovati e Marco Tronchetti Provera, l’espressione che gli si stampa in volto vale più di mille parole. «Strano», ripete il leader di Forza Italia, che con i suoi mette da parte ogni cautela e usa termini decisamente più netti. «Non scherziamo, è impossibile che Prodi non sapesse», ripete più d’una volta in privato. Perché, spiega ai cronisti, «c’è stata una proposta» di rilancio del gruppo telefonico molto «articolata e certamente non artigianale». Insomma, dice Berlusconi, «non credo che possa esserci stato un simile piano senza che il responsabile del governo ne fosse a conoscenza». E ancora: «Dato che questa proposta è sostenuta da una precisa filosofia che non possiamo non chiamare dirigista e statalista, credo che non possa essere frutto di un singolo collaboratore ma semmai esprime il pensiero generale del governo o comunque della Presidenza del Consiglio». Il Cavaliere, dunque, non ha dubbi: dietro Rovati c’è Prodi.
Secondo Berlusconi, quindi, da parte dell’esecutivo c’è stata una vera e propria «intromissione nel libero mercato». Anche perché Tronchetti Provera «si è sentito obbligato a dare le dimissioni» proprio a causa delle «pressioni del governo». La scelta dell’ex numero uno di Telecom, dice Berlusconi, è stato «un fatto spiacevole, forse anche grave». «Non posso giudicarlo - spiega - ma so che ha agito pressato dalla posizione del governo. E questo credo sia un male, perché dalle dichiarazioni che conosco lui si è sentito obbligato a dare le dimissioni per la pressione dell’esecutivo». Sulla vicenda, quindi, «bisogna indagare a fondo». Per questo, Forza Italia è d’accordo «nel chiedere l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta» che faccia chiarezza sul comportamento del governo. Sui tempi, però, deciderà il Parlamento. «Spetta alla riunione dei capigruppo - spiega - decidere se ci sarà la Commissione e, in caso affermativo, quando sarà costituita. Quali ripercussioni potrà avere sull’esecutivo non lo posso ipotizzare, di certo è qualcosa che deve essere indagato fino in fondo». «Questa vicenda - aggiunge - diminuisce sicuramente la credibilità del nostro Paese sui mercati internazionali». Anche per questa ragione, sul caso Telecom «faremo un’opposizione dura». Sul rifiuto di Prodi a riferire in Parlamento («ma stiamo diventando matti?», aveva detto venerdì il premier), il leader di Forza Italia è netto: «È un’affermazione che si commenta da sola».
Sulla questione, comunque, «decideranno i gruppi parlamentari e Prodi dovrà prendere atto di quanto stabilirà il Parlamento». Cauto, invece, sull’eventuale richiesta di dimissioni per Rovati, consigliere del Professore e responsabile della segreteria tecnica di Palazzo Chigi. «Forza Italia - dice - dovrà assumere una decisione al riguardo e non voglio anticipare una scelta che spetta agli organi dirigenti del partito».
Se su Prodi e le dimissioni di Tronchetti Berlusconi è durissimo, diverso è il suo atteggiamento sull’arrivo di Guido Rossi ai vertici di Telecom. Più volte in passato il Cavaliere aveva bollato la nomina dell’ex senatore dei Ds a commissario straordinario della Federcalcio come «l’ennesima dimostrazione dell’occupazione militare del potere da parte della sinistra». A Bari, invece, il Cavaliere segue la linea della prudenza e a chi gli chiede se l’arrivo di Rossi sia un altro colpo di mano della sinistra replica con un secco «no»: «Assolutamente, non fatemi dire cose che non penso». E ancora: «Non voglio commentare, me la caverò con una battuta: ho sempre detto che in Italia ci sono tanti, troppi Rossi. Adesso dopo il calcio e dopo Telecom chissà se non ce lo ritroviamo anche presidente del Consiglio. Poi ho riflettuto un attimo e mi sono detto che non sarebbe poi così male...».