Berlusconi al voto nel seggio di mamma Rosa

Davanti alla cabina il premier spiega alla madre: «Metti la croce su Fi» ma un rappresentante dell’Unione lo ferma: «Presidente, non può»

Stefano Filippi

da Milano

L’ultima coltellata degli unionisti gli ha mezzo guastato il risveglio. L’ennesima polemica sulla par condicio per una pagina della Gazzetta sportiva di ieri, la 4, dove campeggiava il grande fotocolor di un Silvio Berlusconi con quindici anni di meno e la Coppa dei campioni in mano, portato a spalle dai calciatori rossoneri sudati e in festa. Lo scatto di una squadra che esulta per un trionfo sportivo, le facce di Ancelotti e Maldini, Massaro e Baresi, la scritta «Il presidente dell’Italia nel mondo» e un’altra «Il Milan e Berlusconi: vent’anni di una storia fatta di successi».
Il presidente del Milan, oltre che del Consiglio, si stava gustando orgoglioso questa pubblicità pagata dal suo team per il ventennale, priva di accenni al voto, quando le agenzie di stampa hanno cominciato a riportare le proteste del coordinamento dell’Ulivo: «Una palese violazione delle regole della campagna elettorale. Stupisce che un giornale con la storia della Gazzetta dello Sport si sia prestato a questa operazione di pura propaganda». Nel pomeriggio una nota del gruppo Rizzoli - Corriere della Sera ha fatto piazza pulita delle polemiche: «Trattasi dell’ottava uscita, su 12 a oggi previste, di una campagna multisoggetto del cliente Ac Milan. Rcs ha verificato la correttezza formale dei messaggi espressi nell’annuncio - riferito a successi sportivi delle squadre e delle società - e ha accettato la campagna del cliente».
Silvio Berlusconi si è tenuto ben lontano dalle discussioni. La domenica elettorale è stata di relax: mattinata in famiglia, il voto, colazione con mamma Rosa, pomeriggio allo stadio, serata di nuovo a casa. Al seggio il premier è stato protagonista di un siparietto con un rappresentante di lista dell’Unione. Scuole medie Dante Alighieri, via Scrosati, sezione 502: è quella della signora Rosa Bossi che abita poco distante, in un tranquillo quartiere residenziale vicino a via Lorenteggio pieno di strade con nomi di fiori.
Erano le 13.20 quando il Cavaliere si è presentato tenendo al braccio la madre novantacinquenne. Lo attendeva una piccola folla di telecamere e curiosi, gente che ha aspettato anche delle mezz’ore pur di vedere il premier votare. Le formalità, il controllo delle carte d’identità e dei certificati, la registrazione, la consegna delle schede, e Berlusconi che candidamente istruisce la mamma: «Fai una croce sul simbolo di Forza Italia». Ad attenderlo c’era anche un rappresentante di lista dell’Unione. «Presidente - gli ha detto - guardi che non si può». Il premier si è voltato senza perdere il sorriso: «Nemmeno con la mamma? Siete proprio l’Italia che non vuole bene». L’altro gli ha replicato: «Presidente, non dica così».
Dopo aver votato, Berlusconi si è fermato per le foto, ha salutato tutti i membri del seggio e quando è toccato al rappresentante di lista che l’aveva sgridato gli ha chiesto: «Adesso posso stringerle la mano?». «Certamente». Caso chiuso. E bocca chiusa anche con i cronisti che hanno cercato di strappargli qualche commento. Pensa di perdere? «No, no. Sono assolutamente sereno». Qualcosa da dire agli elettori della sinistra? «No, nulla». Anche con i militanti di Forza Italia, tante strette di mano ma poche parole: «Mi raccomando, votate bene». E dove avrebbe trascorso il pomeriggio? «Ora vado al ristorante con la mia mamma come due fidanzatini, perché a lei piace molto».
Poi allo stadio per il rotondo successo del Milan sul Chievo. E al termine della partita Berlusconi è sceso negli spogliatoi, si è fermato a incoraggiare i rossoneri («Mi raccomando, tenete duro») e nel lungo tragitto verso il garage ha salutato i tifosi che da lui volevano foto, autografi e gagliardetti. Ed è tornato a casa, per cenare con Marcello Dell’Utri.