Berlusconi zittisce i gufi L’Ue approva il decreto: le misure sono sufficienti

nostro inviato a Strasburgo

Che la full immersion europea di Berlusconi non sarebbe andata poi così male come alla vigilia l’avevano dipinta osservatori e analisti, lo si capisce verso l’ora di pranzo. Quando dopo 45 minuti di faccia a faccia con Van Rompuy il Cavaliere sta per lasciare Bruxelles con destinazione Strasburgo e la Commissione Ue smentisce categoricamente di aver chiesto all’Italia «nuove misure». Una presa di distanza dalla ricostruzione dei giornali italiani che non è per nulla «di forma» se il portavoce del commissario europeo agli Affari economici e finanziari Rehn arriva a entrare nel dettaglio. «La stampa italiana», dice, «ha male interpretato un rapporto» pubblicato lunedì «leggendovi una richiesta di misure aggiuntive rispetto all’attuale manovra finanziaria che non c’era». Una presa di distanze piuttosto scontata visto che, spiega il vicepresidente della Commissione Tajani, «si trattava di uno di quei rapporti che danno indicazioni generiche e che non è stato certamente scritto ieri». Insomma, un documento che in Italia è stato decisamente enfatizzato se per tutta la giornata di lunedì era l’apertura di molti siti d'informazione e se ieri era la notizia più importante sulla prima pagina dei maggiori quotidiani nazionali. Non è un caso che a Bruxelles Berlusconi dica chiaramente che i giornali stanno «condizionando» i mercati. Quel che si limita a pensare, invece, è che l’establishment finanziario editoriale abbia deciso di tirare la volata al cosiddetto club di Cernobbio che vorrebbe fortemente una sua capitolazione a favore di un governo tecnico. Spalleggiato, lo dice in chiaro, il premier, da un centrosinistra che in privato continua a definire - come aveva fatto già qualche giorno fa - criminale. «Abbiamo bisogno di ridare fiducia ai mercati che si infiammano l’un l’altro con gli articoli dei giornali e con i comportamenti delle opposizioni nei vari Paesi», ripete a Strasburgo dopo aver incontrato il presidente della Commissione Ue Barroso.
Un faccia a faccia cordiale, anche questo di circa 45 minuti come quello di Bruxelles con il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy. Con Berlusconi a illustrare in francese ai suoi interlocutori la manovra e le misure prese, aiutato per gli aspetti più tecnici dal direttore generale del Tesoro Grilli. Una giornata che era stata annunciata come piena di contestazioni e di fastidio da parte dei vertici delle istituzioni Ue e che invece scivola via senza problemi. Anzi, con Van Rompuy che si concede insieme al premier per una dichiarazione alla stampa e che ha parole di elogio per il pacchetto di misure italiane. E con Barroso che parla di interventi concepiti per «mettere l’Italia nelle condizioni di raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013» e che sono un «buon passo per rimuovere gli ostacoli strutturali» che hanno finora limitato la crescita.
In un momento chiave per i destini del nostro Paese, dunque, Berlusconi incassa il sostegno dell'Ue. E chiude pure la presunta polemica con il presidente del Parlamento europeo Buzek che lunedì, incalzato da Verdi e Liberaldemocratici, aveva fatto sapere di non poter concedere più di «due minuti» al premier italiano. Alla fine, dice l'eurodeputata del Pdl Ronzulli, «i minuti sono stati sì 2... più 50 però». Il colloquio, infatti, va avanti esattamente 52 minuti con tanto di scambio di regali. Nessuna voce fuori dal coro, insomma, neanche quella di quel Schulz che nel 2003 Berlusconi definì «kapò» e che oggi è candidato alla presidenza dell'Europarlamento. Al punto che alla riunione dei gruppi di lunedì proprio Schulz avrebbe commentato l'imminente visita del premier definendola «ben più importnte di un interrogatorio». Perché, spiega Tajani, «qui non interessa a nessuno di Tarantini soprattutto in un momento in cui la Grecia è a rischio default con tutto ciò che questo comporterebbe per tutta l'Ue, dall'Italia fino alla Francia e alla Germania».