Un berlusconiano a Livorno: «Ma vorrei Ciampi cannoniere»

Donadoni ha portato al 3° posto la squadra più rossa d’Italia. E sfida la Fiorentina

Franco Ordine

Caro Donadoni, come fa a spiegare a uno rientrato da Marte che in classifica il suo Livorno è terzo, dietro Juve e Inter?
«C’è poco da spiegare e molto ancora da lavorare. Siamo partiti discretamente e possiamo fare meglio. Ma se pensiamo d’aver fatto il massimo, possiamo chiudere bottega. La salvezza è il nostro obiettivo».
Ha cominciato a far giocare Coco che sembrava un ex: le riescono anche i miracoli?
«Francesco è arrivato con due anni di inattività alle spalle, 4 partite giocate. Si è presentato motivato, gli ho offerto questa possibilità, sono soddisfatto del suo rendimento, ha giocato un paio di partite a livello discreto. Deve adattarsi al nostro schema difensivo».
Cosa succede a Lucarelli? Segna e non festeggia... È sempre in lite con Spinelli, il presidente?
«Si è creato un equivoco tra i due, strumentalizzato all’esterno della società, la piazza ha pompato e fatto il resto. Lucarelli è il calciatore simbolo del Livorno ma hanno finito col rovesciargli sulle spalle responsabilità e compiti anche non suoi e che incidono sulla qualità delle sue perfomances».
Che effetto le fa andare a Firenze come capo-classifica delle squadre tosacane?
«Nessuno. Io guardo ai fatti e i fatti mi dicono che, a parte la solita tiritera, la Fiorentina è la squadra che meglio di tutti ha lavorato sul mercato e più delle altre ha possibilità di crescere da qui ai prossimi mesi».
Gioca a nascondino?
«Se non siamo bravi a mantenere la nostra dimensione, è la fine».
Cominciano a parlar bene di questo Palladino...
«È un ragazzo che ha della stoffa. Non ha saltato un solo allenamento, mi pare il pregio da segnalare subito».
Leggendo dei tormenti di Ancelotti, che idea si è fatto del caso Milan?
«Da quello so mi pare di capire che i problemi siano più esterni che interni. In qualche modo nati dalla delusione di Istanbul».
Ma il ritardo in classifica del Milan è un fatto...
«Vero ma come sostiene Paolo Maldini, la fortuna incide. Ad Ascoli, ad esempio, avessero giocato su un campo normale, 9 volte su 10 vincevano facile».
A proposito, ha capito cosa è successo a Istanbul?
«Non c’è da molto da sapere. Se rigiocano 1000 volte non succede più, non c’è una spiegazione razionale dell’evento».
La Juve e Capello sono di ferro?
«Squadra e allenatore sono di una solidità impressionante. E la cosa incredibile è quest’altra: sulla carta non è di sicuro la più forte rispetto a Inter e Milan».
Caro Donadoni, lei è uno dei prediletti di Berlusconi e il tecnico della squadra del cuore di Ciampi: è il massimo?
«Mi considero una persona fortunata che ha avuto la sorte d’intrecciare il proprio destino con questi due fuoriclasse».
A proposito di Ciampi, come andò quella scenetta col pallone?
«Sono stati 5 minuti molto belli e toccanti. Gli abbiamo regalato la maglietta e il pallone. A un certo punto ci fa: diamolo ai ragazzi, il pallone. Io penso che incarichi uno degli addetti. E invece si scosta, carica il destro e tira un calcio perfetto, che sfiora la signora Franca e finisce a 40 metri. Se la centra la manda all’ospedale, povera signora. Oddio, penso io, adesso si strappa tutto, magari si siede. E invece niente: arzillo come un quarantenne».
Ha visto Poulsen contro Kakà? Come si sfugge a uno così?
«Ignorandolo. Se vede che la sua tattica fa effetto, si carica. Se lo ignori, diventa uno qualunque».
Con Toni potrebbe funzionare?
«In 2-3 anni è diventato un mostro d’attaccante, merito della convinzione nei propri mezzi. Non dobbiamo aver paura di Toni, dobbiamo essere fieri di incrociarlo sulla nostra strada».