Bernabè: «Immobiliaristi, figli dell’euro»

da Milano

Storie inedite e retroscena: ecco Fardelli d’Italia, di Roberto Napoletano (Sperling & Kupfer), di cui pubblichiamo uno stralcio.

«Aprite gli occhi: i veri figli dell’euro sono gli immobiliaristi, ma non sono i soli...» Eccolo lì Franco Bernabè, un altoatesino di poche parole con un passato da amministratore delegato di Eni e Telecom \, un presente da merchant banker in Rothschild che gli consente di vedere molto da vicino uomini e cose del capitalismo italiano. \
«L’abbassamento dei tassi d’interesse ha di fatto realizzato, in Italia, un trasferimento di proporzioni molto rilevanti di ricchezza tra categorie e soggetti diversi, fra quelli che avevano beni patrimoniali e quelli che non ne avevano o ne avevano di meno, tra quelli che erano indebitati e quelli che avevano attività liquide, tra quelli che operavano in regime di concorrenza e quelli che operavano in settori protetti. Vi siete mai resi conto di quanto i bassi tassi abbiano fatto aumentare il valore degli immobili? \Se uno vuole aprire gli occhi davvero, non potrà non notare che i figli dell’euro sono gli immobiliaristi italiani, ma non solo, il discorso è un po’ più complesso».
Si vede che Bernabè ha voglia di tornare a fare anche un po’ il professore, di spiegare bene le cose. \ «L’euro ha trasferito ricchezza dai settori esposti alla concorrenza internazionale a quelli meno esposti che potevano ricaricare gli “aumenti” dei costi. Se vogliamo fare un paragone marxista, potremmo dire che sono stati privilegiati i rentier rispetto ai produttori. Si è indebolito il sindacato, si è indebolito il padronato. Il trasferimento di ricchezza si è attuato anche attraverso la sostituzione di debito al capitale, acquisendo grandi patrimoni con pochi mezzi propri, perché si poteva prevedere senza rischi il cash flow generato in settori protetti come sono l’immobiliare e le imprese di pubblica utilità. Sono stati favoriti tutti i settori di servizi che hanno guadagnato in termini di reddito rispetto ai settori produttivi, esposti alla concorrenza. Si è così passati da un sistema di capitalismo competitivo ad un altro capitalismo». \ «Veda, da che mondo è mondo, l’accumulazione originaria si verifica in questo tipo di settori protetti. Nei Paesi in via di sviluppo o nei boom improvvisi, le prime ricchezze si formano nell’immobiliare e poi si trasferiscono nei settori esposti alla concorrenza. È successo così fuori dall’Italia, e succederà così anche in Italia...» \ Mi sta, forse, dicendo che non dobbiamo scandalizzarci troppo di questa genìa di raider moderni, di immobiliaristi che entrano ed escono dai capitali di banche, compagnie telefoniche e società editoriali, facendo fortune da brivido nel giro di qualche mese? \ «Non sono scomparsi i capitalisti, ma i capitalisti storici, ed è nata una nuova classe di capitalisti che troverà una maggiore legittimazione quando comincerà ad uscire dai suoi settori protetti e dimostrerà di essere in grado di operare anche in settori competitivi. Qualcuno si è già mosso, penso soprattutto a Caltagirone e, con un percorso inverso, ai Benetton. Altri si sono mossi meno. Altri ancora verranno».