Bernabè: in Telecom il peggio è passato E rassicura: «Resto»

da Milano

Franco Bernabè sceglie il terreno neutro di un convegno blogger, il «Blogfest» di Riva del Garda, per togliersi qualche sassolino dalla scarpa sulla gestione di Telecom Italia e sul repentino calo del titolo in Borsa: quasi il 50% dal momento del suo arrivo. La platea non è proprio affollatissima (sala piccola e solo tre file di poltrone riempite), ma in compenso l’incontro è trasmesso su Yalp, l’Internet tv di Telecom Italia. E il parterre è costituito da un pubblico, i blogger, che della rete a banda larga sono utenti competenti. Inoltre, ognuno con il suo Blog è in grado di influenzare le preferenze dei navigatori anche in tema di scelta di compagnia telefonica.
Ma forse è proprio grazie al clima rilassato (anche Bernabè è senza cravatta come i blogger, del resto) che l’ad, solitamente riservato si sbilancia. Per prima cosa parla della scalata di Roberto Colaninno e dei finanzieri padani alla società, una mossa che lo costrinse ad abbandonare il campo ma che ha indubbiamente lasciato Telecom piena di debiti. «La scalata è stata un delitto contro il progresso del Paese», dice. Il top manager spiega di aver sempre saputo che i problemi da affrontare restano parecchi, anche se il peggio è passato e di auspicare il ritorno di Telecom (società «straordinaria») a «protagonista mondiale delle tlc» in virtù del contributo che può dare allo sviluppo del Paese. «Se ho deciso di fare l’amministratore delegato è perché ritengo che la cosa sia fattibile», ha aggiunto.
E a quelli che già lo vedono in partenza Bernabè ribadisce di «non avere intenzione di mollare: voglio restare finché non risolverò i problemi». Quanto ai soci, il top manager spiega che la società dovrebbe essere una public company. «Quello che è avvenuto con l’uscita del precedente azionista - ha proseguito Bernabè - è portare la società in un assetto dove gli investitori sono istituzioni finanziarie e in più è stato detto, sennò non avrei accettato l’incarico, che doveva considerarsi un’entità pubblica. Ossia che gli interessi degli azionisti di riferimento non potevano andare a detrimento dell’altro insieme di azionisti». Tra i temi affrontati c’è anche una smentita a chi vedeva una rapida vendita degli asset televisivi, ossia La7. «La presenza nella televisione in chiaro - dice - è strategica. Il futuro della rete viaggia sul video». Quanto alla rete di nuova generazione «è un progetto a cui si sta lavorando tenendo conto delle esigenze finanziarie del mercato che, tra l’altro, chiede di fare i conti con il debito». Secondo Bernabè il nodo dello scorporo è «come si finanzia, non la soluzione organizzativa. Noi abbiamo scelto di creare la divisione Open Access - ha concluso - vediamo quali sono i problemi, poi prenderemo la soluzione adeguata». E la pessima performance in Borsa? Per l’ad è legata alla decisione di «dimezzare il dividendo rispetto ai 3,6 miliardi all’anno distribuiti dalle gestioni precedenti». Ieri in Borsa il titolo è salito dello 0,54 per cento.