Bernabè: «Le tlc non sono più di moda e noi non possiamo fare miracoli»

da Milano

Comincia male (con un meno 2% di Telecom in Borsa) e finisce peggio (-9%) la lunga e tanto attesa giornata della presentazione del piano industriale di Franco Bernabè. Nella cornice minimalista dell’elegante ma poco esaltante loft bianco e grigio, il manager dai modi garbati non convince, anzi deprime, gli umori del mercato finanziario. Così a fine giornata il piano industriale presentato, indubbiamente poco stimolante, che prevede un leggero calo del fatturato nel 2008, nessun taglio agli organici (ovviamente gradito ai sindacati, tra i pochi a vedere nel piano lati positivi) e soprattutto nessuna alchimia finanziaria ma soltanto priorità industriali, fa incassare in Borsa al già stravolto titolo Telecom un meno 9%. Un livello (1,44 euro) che autorizza persino a pensare a una possibile offerta sul gruppo di telecomunicazioni.
«Se mi toccasse una seconda Opa dovrei andare a farmi benedire», ha detto Bernabè in conferenza stampa al termine della poco favorevole giornata. Non bisogna dimenticare che il manager durante la sua precedente esperienza alla guida di Telecom Italia, tra il 1998 e il 1999, si era trovato a contrastare la scalata di Colaninno. Ma quella era tutt’altra azienda. Senza il debito da 35,7 miliardi di euro lasciato proprio da quella operazione e da quella organizzata da Marco Tronchetti Provera. Ma forse la differenza tra quei manager e la nuova gestione di Telecom è proprio questa: loro sapevano (e potevano essendo anche azionisti di maggioranza) sorprendere il mercato mentre Bernabè, che evidentemente ha ricevuto dai nuovi soci e soprattutto dalla Telefonica di Cesar Alierta un mandato preciso, ha puntato tutto sulla coerenza industriale. Anche se probabilmente non pensava che gli operatori finanziari sarebbero stati così severi. Alla fine della mesta giornata lo dice chiaramente: «Bisognerebbe guardare non solo agli indicatori finanziari ma anche alla capacità di innovare e di trovare nuove soluzioni per la gestione di una società». Insomma per Bernabè il mercato aveva già tutte le informazioni necessarie. «Conosceva l’indebitamento, la struttura del portafoglio internazionale e gli indicatori chiave di performance, aveva tutti gli elementi per fare i conti - ha detto Bernabè mostrandosi sorpreso per la brusca discesa in Borsa - noi abbiamo fatto solo un’operazione di chiarezza sul dividendo, sui numeri, sulle prospettive. In passato l’azienda aveva fatto promesse che non ha mantenuto, chiediamo solo la possibilità di dimostrare quello che sappiamo fare».
Forse però ieri il manager ha esagerato in chiarezza: «Telecom è un’azienda diversa da quella che ho lasciato, che non ha quasi nessun tipo di portafoglio internazionale perché negli ultimi 8 anni ha disinvestito all’estero quando tutti investivano. Ora non possiamo fare miracoli, non abbiamo la forza finanziaria per espanderci e la possibilità di raccogliere risorse da ulteriori disinvestimenti è molto limitata. La situazione è questa e non è entusiasmante». Così alla fine il pessimismo di Bernabè che alla sua Telecom ieri non ha risparmiato davvero nulla, neppure una valutazione generale, anche questa poco incoraggiante sul settore, «le telecomunicazioni non sono più di moda solo i migliori sopravviveranno», ha evidentemente influenzato gli analisti. Che mai avevano pensato di assegnare ai titoli della società valori così bassi.