Bernanke è l’uomo dell’anno Il simbolo anti-crisi è un banchiere

La persona dell’anno è il banchiere amico dei banchieri. Time sceglie Ben Bernanke, il capo della Federal Reserve. Batte Barack Obama e una manciata di altri rivali. Però è il presidente americano quello battuto: con la scelta di Bernanke, il settimanale Time ha stabilito chi è l’uomo che ha fatto di più contro la crisi americana e globale. Ed evidentemente non abita alla Casa Bianca. Ha vinto un uomo riservato, di orientamento repubblicano e conservatore, confermato da Obama per capacità, continuità e forse anche per una punta di cinismo: Bernanke era il banchiere centrale nel momento in cui la crisi è esplosa, confermarlo significava anche scaricargli una buona fetta di responsabilità. Lui le ha prese e ora prende anche gli applausi: «Non solo ha imparato dalla storia, ma l’ha scritta lui stesso: senza di lui sarebbe stato peggio», ha scritto Time. Lo pensa l’America che ieri l’ha sentito dire che i tassi restano ancora invariati, lo pensano anche molti banchieri centrali, lo pensa il Congresso che nel giro di un mese voterà la terza conferma di fila alla guida della Banca centrale Usa.
Uomo di Bush, dicevano di lui. Perché fu George W. a nominarlo dopo l’era Greenspan. Ha cominciato il primo febbraio 2006 il Professor Ben. Prima insegnava a Princeton, con una passione personale e professionale per gli studi sull’era della Grande depressione. Gli amici dicono che sia stata la sua mania per il crac del 1929 a indicargli la strada da prendere per salvare l’America e il mondo ottant’anni dopo. L’intellettuale dei conti pubblici, lo definisce adesso Time, dandogli una patente che marchia la differenza rispetto al passato. Perché i trascorsi accademici di Bernanke rappresentano la principale discontinuità con i suoi predecessori alla Fed, più a loro agio fra Wall Street che sui libri. Ma Bernanke ha dovuto imparare a conoscere Wall Street bene, molto bene vista la crisi che si è trovato ad affrontare e le misure eccezionali che è stato costretto a prendere per evitare che l’economia scivolasse in una seconda depressione.
Originario della Georgia, dove è nato nel dicembre del 1953, Bernanke si è laureato in economia ad Harvard nel 1975, per poi conseguire un Ph.D nel 1979 al Massachusetts Institute of Technology. Da Boston Bernanke, oggi sposato e padre di due figli, si è poi trasferito a Princeton, nel New Jersey, dove nel 1985 ha iniziato una carriera universitaria culminata nella presidenza del dipartimento economico dell’ateneo. Esperto di economia monetaria, Bernanke in questi anni ha lavorato su se stesso, sulle sue capacità comunicative, su una strategia che lo portasse il più possibile vicino agli americani.
Allora adesso sappiamo molte cose. Come la sua passione per la Dr. Pepper, bevanda che lo ha accompagnato nelle lunghe nottate dello scorso autunno quando insieme all’ex segretario al Tesoro Henry Paulson si è trovato a dover decidere le sorti di vari istituti. Come la sua infanzia passata a Dillon County, una delle aree più colpite dalla crisi e che sperimenta un tasso di disoccupazione decisamente superiore alla media nazionale. La casa d’infanzia di Bernanke è una di quelle che è stata colpita dalla crisi del mercato immobiliare. Ceduta dalla famiglia Bernanke dieci anni fa, l’abitazione è stata pignorata nel 2008 e poi venduta a un giovane impiegato alla First Citizens Bancorp. Non l’avremmo saputo se Ben non avesse spalancato le porte della sua vita al mondo. Obamiano in questo: ha studiato, ha lavorato, s’è concentrato. La Fed, austera, lontana e complicata, trasformata per quanto possibile in un posto normale da aprire almeno metaforicamente alla gente. La crisi gestita da Bernanke per tutti, più o meno era questo il messaggio. Ha vinto per ora. Almeno sui giornali.