Bernanke: "Mutui, la crisi non è finita"

Il presidente della Fed parla al Congresso. Greenspan teme la
recessione, ma Bush replica: "Economia solida". Record del petrolio a
83,84 dollari. "Le insolvenze sono destinate a salire e aumentano i dubbi sulla crescita". L’euro a un soffio da quota 1,41 dollari

Milano - Fino all’inizio di agosto, Ben Bernanke minimizzava le possibili ripercussioni sull’economia derivanti dalla crisi dei mutui sub-prime. Un mese e mezzo dopo, il presidente della Federal reserve ha cambiato registro: le perdite del settore dei prestiti concessi a fronte di minori garanzie «aumentano i dubbi sulla crescita economica», mentre va messo in preventivo un «ulteriore aumento» delle insolvenze nel settore. Dichiarazioni, quelle rese ieri dal numero uno della banca centrale Usa davanti alla Commissione sui servizi finanziari della Camera, perfettamente in linea con la decisione di tagliare, martedì scorso, i tassi di interesse di mezzo punto. Sulle attese di un ulteriore allentamento della politica monetaria a stelle e strisce, l’euro ha continuato a volare anche ieri, sfiorando 1,41 dollari (1,4099 il picco di giornata). Un livello che rende ancora più inquiete Francia e Germania, da tempo preoccupate per il super cambio, e inizia a suscitare allarme anche nella Confindustria (vedi articolo a fianco). Intanto, il petrolio stabilisce un nuovo record, portandosi a 83,84 dollari il barile.

Di fronte al Congresso, Bernanke ha ribadito che il sistema finanziario americano è in «condizioni relativamente forti». Tali quindi da sopportare e superare una crisi che ha provocato sui mercati «uno stress significativo» e «perdite finanziarie superiori anche alle previsioni più pessimistiche». La Fed, ha garantito, si adopererà per fornire le misure di sostegno necessarie (entro fine anno i risparmiatori saranno più tutelati sul fronte mutui), valutando di volta in volta se i rischi di una contrazione del ciclo siano prevalenti rispetto a quelli di una fiammata dell’inflazione. Ciò determinerà le linee di politica monetaria.

Mai, tuttavia, l’ex professore di Princeton ha fatto riferimento alla possibilità che l’America possa scivolare in recessione, evento nefasto non escluso invece da Alan Greenspan, secondo il quale attualmente esiste più di una possibilità su tre che il fenomeno si verifichi. «Ricordo che abbiamo ancora un problema - ha spiegato - : la consistente pendenza di case rimaste invendute». Quasi in tempo reale, è arrivata la replica di George W. Bush, in polemica con l’ex presidente della Fed da quando nell’ultimo libro Greenspan ha criticato i tagli fiscali della Casa Bianca: «Recessione? Sono ottimista sullo stato dell’economia: l’inflazione è in calo, il mercato del lavoro solido e le esportazioni sono in rialzo». Il calo nell’ultima settimana delle richieste di sussidio (meno 9mila unità) ha confortato ieri le parole di Bush e parzialmente attenuato i timori creati dal pessimo andamento dell’occupazione in agosto (meno 4mila posti di lavoro), ma il calo del Superindice (meno 0,6% il mese scorso) ha sollevato nuovi dubbi sulla sostenibilità della crescita.

La delicata situazione del mercato immobiliare e del credito potrebbe tra l’altro indurre il governo Usa ad alzare la soglia di intervento delle agenzie Freddie Mac e Fannie Mae, cui sarebbe consentito acquistare e vendere mutui di importo superiore ai 417mila dollari. Un’ipotesi bocciata da Bernanke: «Potrebbe indebolire il corretto funzionamento del mercato».