Bernard, uomo pesce più forte dei sospetti

nostro inviato a Pechino

Quell’uomo che gonfia i muscoli e sembra Ben Johnson è entrato nell’Olimpo degli uomini anfibio. Alain Bernard, quel francese un po’ troppo grosso (secondo definizione azzeccata di Filippo Magnini), oggi ha convinto il cronometro, se non il mondo. Sbucato dal nulla circa un anno fa, fuori dalla finale dei cento ai mondiali di marzo 2007 a Melbourne, si è preso tutte le rivincite, mettendo al muro sospetti e sospettanti. Lacrime e marsigliese hanno accompagnato l’atto finale della sua incoronazione: re dei 100 metri stile libero, si è lasciato dietro Eamon Sullivan, l’australiano recordman di fresca nomina, rimasto paralizzato nello sguardo quando dopo la fatica ha tirato su la testa e visto l’esito.
Finale conclusa spalla a spalla, medaglia di bronzo a Jason Lezak il vecchione (classe 1975, già campione olimpico nella staffetta statunitense 4x100) della compagnia alla pari con Cesar Filho Cielo, il brasiliano che sta scalando il gotha e, guarda caso, era il più giovane della compagnia. Bernard è nato invece 25 anni fa ad Aubagne, ha la passione per la chitarra, capelli dorati in tinta con il suo pataccone, reputazione riveduta e corretta dopo l’innovazione dei costumi. Esploso agli europei di Eindhoven dello scorso marzo, Bernard ha collezionato tempi e record che, un anno fa, nemmeno si sognava. C’è il tanto per dubitare, ma ora il campione è lui, con tutte le sue debolezze. «Mi tremavano le gambe prima della partenza - ha raccontato - non c’è stato record perché eravamo tutti stressati». Ed è stata l’unica volta in cui la piscina delle meraviglie è andata in controtendenza.
Il nuoto si inchina all’olandese Peter Van den Hoogenband che, a 30 anni, chiude la carriera. «Questa è stata l’ultima gara della mia storia». Ha rispolverato tempi da mattatore, ma il suo nuoto elegante, perfetto e pulito sente i limiti del tempo e della tecnologia.
Nel via vai di record si inserisce l’incredibile staffetta 4x200 femminile vinta dalle australiane (7’44”31, record mondiale ovviamente) davanti a Cina e Svezia. Italia super, ma non abbastanza: Spagnolo, Filippi (che poi si è classificata anche per la finale degli 800 metri con il terzo tempo), Zoccari e Pellegrini sono andate a tutto sprint. Per loro medaglia di legno e record europeo (7’49”76). «Non potevamo far di più. Il record ci fa felici». Quattro nazioni sotto il vecchio mondiale, un record europeo vale solo un quarto posto. C’è da grattarsi la crapa. Qui non si capisce più niente.