Bernardini, la svolta rosa dei Radicali «L’Unione ci dia il ruolo che ci spetta»

Il neosegretario: «Noi decisivi ma il governo Prodi non ci ha considerato»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Padova

Soluzione «unitaria e forte», come suol dirsi, del congresso radicale ieri alla Fiera di Padova. È stata approvata «a grande maggioranza» la mozione unica che fa sua la linea politica del segretario uscente Daniele Capezzone, ma dà soddisfazione a Marco Pannella che è riuscito a estrometterlo dal vertice del partito. È finita in parità dunque, anche se il giovane vanta di aver «ribaltato l'esito del congresso», e l'anziano leader dice che «non c'erano differenze di linea politica ma solo di toni». Tant'è che ora la testa radicale è sul serio quella di Marianna, perché a sera son risultate elette (da 237 votanti) alla presidenza Maria Antonietta Farina, vedova di Luca Coscioni, con 207 voti; tesoriera Elisabetta Zamparuti, con 190 voti; e segretaria del partito Rita Bernardini con 182 voti. Si esce da questo congresso con la rottura tra radicali e Sdi, e le parole della neosegretaria non riescono a sanarla.
Tre donne al vertice radicale, non crede che stiate esagerando con le quote rosa?
«Come dice Emma Bonino, abbiamo fatto bingo. In questo congresso i radicali hanno dimostrato che, a differenza delle promesse mai mantenute degli altri, le cose le fanno».
Capezzone si è fatto king maker della sua candidatura. Non farà a meno del suo aiuto, vero?
«Sarei terrorizzata di non averlo accanto. Ho lavorato con lui, giorno dopo giorno, per sei anni e dimostrerei tutta la mia incapacità se non facessi tesoro delle sue qualità. E' un leader politico, abbiamo bisogno di lui. Come lui del resto, ha bisogno di noi».
Ipotesi non tanto fantapolitica: cade il governo e si va a nuove elezioni. Che fate?
«Ci si dovrà incontrare e discutere. Tenga presente che la Rosa nel Pugno non è mai stata minimamente coinvolta nella stesura del programma di questo governo. Poiché la Rosa nel Pugno è stata determinante per la vittoria dell'Unione, e stiamo dimostrando grande senso di responsabilità contrapposto ai ricatti quotidiani dei Diliberto, Di Pietro e Giordano, vorremmo svolgere il ruolo che ci spetta».
Enrico Boselli già dichiara che voi avete cacciato la Rosa nel Pugno in un vicolo cieco.
«Non posso credere che l'ambizione massima di Boselli sia quella di costituire in Italia l'ennesimo partitino che dalla sigla Sdi passi a quella RnP. Le ambizioni di un anno fa erano quelle di costruire un'alternativa laica e riformatrice. Per costruirla, noi siamo stati capaci di restare fuori dal Parlamento per dieci anni».
A Boselli e allo Sdi, quale telegramma invia?
«Caro Enrico, non c'è più tempo da perdere. La Rosa nel pugno c'è, l'abbiamo fatta innanzitutto con voi, ma noi andiamo avanti. Con chi ci sta».
Boselli però, chiede come condizione irrinunciabile la comproprietà del simbolo.
«Una delle condizioni sottoscritte insieme un anno fa, già prevede che l'uso del simbolo e qualunque decisione lo riguardi, deve essere presa all'unanimità. Se non c'è accordo, non lo possiamo usare né noi né loro. Questo, almeno sino al 2011».
È vero che imbarcherete altri socialisti della diaspora?
«Noi non scarichiamo e non imbarchiamo nessuno, cerchiamo compagni di lotta. Però è anche vero che la realtà socialista non si esaurisce nello Sdi. Ci sono altre presenze socialiste, al congresso le abbiamo viste e ascoltate; e soprattutto ci sono tanti laici, socialisti e liberali che in questi ultimi anni non hanno avuto la possibilità di fare politica».
Quale sarà la prima iniziativa della sua segreteria?
«Debbo occuparmi principalmente di Radicali italiani, delle iscrizioni e dell'autofinanziamento dei tanti soggetti che costituiscono l'area radicale, a partire dal Partito radicale transnazionale e dall'Associazione Luca Concioni. Tutto questo va fatto nel vivo dell'iniziativa politica che adesso, subito, è trovare la risposta all'interrogativo che Pierluigi Welby, malato terminale che chiede l'eutanasia, ha posto al presidente della Repubblica e alla politica tutta».
Roberto Giachetti, ex radicale ed ora deputato della Margherita, braccio destro di Francesco Rutelli, dice che lei è una grigia burocrate.
«Non credo che Roberto abbia usato quelle parole, né che gliele abbia suggerite Francesco. A Giachetti ho insegnato a fare i tavoli per i referendum. Quei tavoli che io ho continuato a frequentare per trent'anni, a contatto con i cittadini e i loro problemi».
Pannelladipendente, la definiscono anche.
«Una cosa che nessuno sa, è che nell'ambito radicale solo una piccola parte delle cose che lui suggerisce vengono attuate. Salvo poi, a distanza di anni, pentirci di non avergli dato retta».