Bernhard e il teatro dell’irrequietezza

È un autore ostico, persino cinico e scontroso. Eppure il nostro teatro sembra amarlo molto. Segno che Thomas Bernhard, ben noto drammaturgo austriaco, sa cogliere nel segno. Sa cavalcare i nostri tempi confusi e inquieti. Sa dare parole alla nostra irrequietezza di creature in costante crisi esistenziale. Prova ne è che ora, dopo i recenti allestimenti dedicati al suo repertorio (anche a quello più propriamente letterario come nel caso de Il nipote di Wittgenstein, cavallo di battaglia di Umberto Orsini riproposto al Piccolo Eliseo la stagione scorsa), il nome di Bernhard torna sulle nostre scene (da martedì al teatro India) per merito di Piero Maccarinelli che dirige un tris di interpreti che non stentiamo a definire strepitosi: Manuela Mandracchia, Maria Paiato e Massimo Popolizio. Il titolo in questione suona Ritter, Dene, Voss e, riecheggiando semplicemente il nome di tre celebri attori della compagnia di Claus Peymann (Ilse Ritter, Kirsten Dene e Gert Voss), delinea in realtà un atroce gioco al massacro psicologico i cui principali bersagli sono la famiglia, i legami parentali, il denaro, il potere, il limite tra sanità e follia, la memoria, il linguaggio (e l’incomunicabilità), il disagio umano. Non senza alludere poi a raffinati rimandi metateatrali (quasi che l’opera, una sorta di Canovaccio della Commedia dell’Arte, si auto-scrivesse mentre gli interpreti la recitano) che spingono lo sperimentalismo dell’autore in un territorio ancora più spigoloso e affascinante. La trama è costruita sulla relazione e sulle «intermittenze» emotive che legano tre fratelli ormai adulti (soggetti assai cari a Bernhard), figli di un ricco industriale: un filosofo che ha scritto un trattato di logica (ancora Wittgenstein) e che entra e esce dall’ospedale psichiatrico di Steinhof e due sorelle caratterialmente assai diverse tra loro ma entrambe nevrotiche e vicine alla pazzia. Il tutto si consuma nella stanza da pranzo di casa Worringer, tra zuppe calde e ritratti che devono restare al loro posto. In cartellone fino al 2 dicembre.