Bernheim allo scontro «In Generali missione non ancora conclusa»

da Milano

Nelle stanze di Mediobanca si ragiona da tempo sulla governance di Generali ma il presidente Antoine Bernheim ritiene «non terminata» la propria «missione» e respira aria di complotto intorno all’attacco sferrato da Algebris. Il fondo speculativo di Davide Serra «non agisce da solo. È senza dubbio sostenuto da italiani che hanno delle ambizioni sulla compagnia o vogliono entrare nel cda o prenderne il controllo», ha ribadito l’anziano banchiere paventando la possibilità che la partita sia al centro di un confronto «politico» nel Forum italo-francese in corso a Nizza.
Bernheim non fa i nomi dei supposti fiancheggiatori ma tra i soci finanziatori di Algebris figurano, a parte Intesa Sanpaolo che ha forti legami industriali con il Leone, Monte Paschi e Unicredit che è a sua volta primo azionista di Piazzetta Cuccia. «Sono un bersaglio, perché ho affermato urbi et orbi di provare a difendere l’indipendenza» di Trieste, ha detto dalle colonne di Le Monde Bernheim attaccando gli investitori italiani due volte in soli dieci giorni. Il mandato del cda scade nel 2010, ma l’occasione per un redde rationem potrebbe essere l’assemblea di aprile, soprattutto se Serra raggiungerà l’esito di convogliare le forze di alcuni istituzionali anche statunitensi.
«Se gli azionisti italiani saranno leali di fronte al management che li arricchisce non ci saranno problemi in assemblea», ha proseguito Bernheim aggiungendo come i conti del gruppo siano «eccellenti, nei primi nove mesi dell’anno» malgrado la crisi dei subrime. Molto distante la tesi di Algebris che ha criticato Bernheim sia per i compensi ricevuti sia per la scarsa redditività di Generali che tuttavia negli ultimi sei mesi ha dimezzato la distanza di capitalizzazione con la concorrente Axa: nell’ultimo anno il titolo triestino (più 2,7% la chiusura di ieri in Piazza Affari) ha dato un ritorno, dividendi compresi, dell’8,7 per cento.
Bernheim dichiara quindi battaglia, dicendosi per nulla disposto «ad abbassare le braccia a costo di andare allo scontro». Il presidente del Leone denuncia poi le tensioni intorno a Trieste: «Dire che ci sono momenti in cui ho potuto dormire tranquillo alla guida di Generali sarebbe una menzogna. Dal mio ritorno nel 2002 si cerca di destabilizzarmi».
Quasi un incubo, ma il banchiere è convinto della necessità di consolidare «gli sviluppo in corso» del gruppo assicurativo. Ultima mossa l’acquisto di Cestar, l’unico centro di ricerca italiano sull’assicurazione auto, con cui Trieste punta ad acquisire un vantaggio sul fronte del rimborso diretto.