Bernheim: «Sul futuro di Mediobanca non ho nessun timore»

da Milano

Il presidente di Generali Antoine Bernheim ha ieri preso carta e penna per precisare il suo pensiero sul futuro assetto di Mediobanca (che è il principale socio della compagnia triestina) dopo la fusione tra Unicredit e Capitalia (che insieme arrivano al 18% di Mediobanca). «Non nutro alcun timore o preoccupazione che la nascita del nuovo gruppo possa mettere a rischio o ridurre l’indipendenza di Mediobanca e, di conseguenza, delle Generali».
Un concetto però ben diverso da quello espresso due giorni fa all’assemblea della società, quando Bernheim aveva detto che l’equilibrio di Piazzetta Cuccia «non è sicuro», accennando al possibile strapotere della nuova super banca. Affermazioni che di certo non hanno fatto piacere né ad Alessandro Profumo, ad di Unicredit, né a Cesare Geronzi, presidente in pectore di Mediobanca. Che forse - ma su questo non è arrivata alcuna conferma - hanno fatto trapelare un po’ di amarezza per le dichiarazioni di Bernheim.
Anche perché il nuovo assetto ha ricevuto l’ok dei soci francesi di Piazzetta Cuccia, amici del presidente parigino. Sta di fatto che Bernheim, nella dichiarazione rilasciata ieri, scrive anche di aver «apprezzato molto la decisione unilaterale di Unicredit di cedere la propria partecipazione in Mediobanca», assieme alla rinuncia di Profumo «a far parte del consiglio di sorveglianza». Pace fatta?
«Non c’è mai stata nessuna “non pace“ - ha detto ieri Profumo, interrogato sulla materia - siamo assolutamente tranquilli». L’amministratore delegato di Unicredit, a Venezia per un convegno, ha poi risposto ai cronisti che gli chiedevano conto degli equilibri in Mediobanca con una domanda: «Avete letto il patto? Abbiamo anche detto che congeliamo i diritti di voto. Più di così cosa possiamo fare?».
L’esistenza ipotetica di un confronto su Mediobanca con Unicredit e Capitalia da una parte, Generali e Intesa dall’altra, ha ieri avuto l’ultima parola per bocca di Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, che ha ribadito l’esistenza di un rischio per l’indipendenza di Mediobanca e Generali. «Quello che avevo da dire l’ho detto. Ho posto un problema - ha detto Bazoli al termine di un convegno di diritto societario a Milano - poi, ognuno può dire se è stato risolto del tutto, se è stato risolto parzialmente o se non è stato risolto. Ognuno è libero di dire al riguardo quello che crede, però mi pare che nessuno abbia negato che il problema in se stesso sia stato posto in maniera corretta. Dopo, le soluzioni possono essere ritenute adeguate o meno». Nessun commento, invece, sull’invito, rivolto da Profumo, a sciogliere «a valle» il problema degli intrecci azionari tra Generali e Intesa Sanpaolo.
Bazoli ha infine ribadito che il modello duale, adottato da Intesa Sanpaolo, si è dimostrato valido sulla base dei fatti, e in particolare per le ultime decisioni prese dal gruppo sullo smembramento del polo previdenziale Eurizon.