Bersani, Chiamparino e Letta pronti Il dopo Walter è già cominciato

Un partito duplex e tre candidati per il dopo-Veltroni. Questa volta D’Alema non c’entra. Il dopo Veltroni è iniziato senza il suo consenso. Le critiche più severe alla gestione Veltroni sono venute da lui. Il Pd è un «amalgama mal riuscito», «l’unico leader a vocazione maggioritaria è Silvio Berlusconi», sono le frasi con cui ha riassunto il suo dissenso. Ma tutto doveva finire lì, con il leader del Pd dimezzato ma in sella. La tregua di Natale doveva essere una vera tregua. Ma la tregua è già finita. Se Massimo Cacciari sostiene che il dopo Veltroni non può iniziare perché mancano i candidati, il post-Direzione ce ne consegna almeno tre. Tre candidati per un partito che si è già formalmente diviso in due e viaggia su piani paralleli.
Il partito duplex è la principale novità dell’ultima riunione dei democrats. Formalmente è nato il partito liquido e centralistico di Veltroni. Il segretario ha avuto il mandato di commissariare i «capi-bastone» locali e di decidere volta a volta se serviranno le primarie o se converrà farne a meno. Il partito di Veltroni continuerà a essere fondato sul rapporto diretto fra il leader e la sua base, in gran parte in fuga, e fra il leader e i suoi commissari, alcuni vecchi figli della nomenclatura comunista come Massimo Brutti spedito in Abruzzo. Di fronte al partito liquido diretto da Veltroni, c’è il partito solido invocato da tutto, dicasi tutto, il gruppo dirigente dei democrats. La volontà di costruire un partito di iscritti, di sezioni, di democrazia rappresentativa unisce ex-popolari ed ex-diessini. Le dichiarazioni post-Direzione, esemplare fra tutte quella di Franco Marini, dicono che mentre Walter si gingillerà col partito liquido, i vecchi elefanti costruiranno il partito solido. Alla fine uno mangerà l’altro. Ovvero ognuno andrà per suo conto.
Mentre il partito liquido non ha successori a Veltroni, quello solido ne ha più d’uno. C’è da ieri ufficialmente in campo Pierluigi Bersani che ha ammesso di essere disponibile a concorrere per la guida del Pd. Bersani era in pista anche durante le primarie che elessero Veltroni. Il più amato degli emiliani avrebbe voluto sfidare l’ex sindaco di Roma ma Fassino e D’Alema, su richiesta di Walter, glielo impedirono. A conti fatti è stato un errore capitale. Per due ragioni. Perché la sfida avrebbe dato un sapore di verità alle primarie. Perché il vincitore, forse Veltroni forse no, avrebbe avuto a che fare con una opposizione utile alla crescita della democrazia nel partito. Dopo venti mesi Bersani scende in campo ufficialmente e propone una socialdemocrazia vera, un riformismo concreto, un partito radicato nel territorio, nemico del nuovismo, dialogante con l’avversario politico a cui dedica spesso incomprensibili battute in slang contadino-emiliano.
Il secondo candidato che si sta presentando ufficialmente sulla scena è Sergio Chiamparino, sindaco di Torino. È l’uomo del Nord, l’anticonformista classico della vecchia covata post-comunista, persona brusca e sincera che non nasconde una simpatia per la cultura della Lega. Chiamparino, dopo il ritiro di Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente Anci, si candida a rappresentare quella prima linea di amministratori democrats che portano avanti la baracca senza onori e con tanta fatica. La sua proposta sarebbe quella di una leadership più tendente alla liberaldemocrazia piuttosto che a quella socialdemocrazia classica a cui guarda Bersani. Il limite di Chiamparino può trasformarsi nella sua forza. Il sindaco di Torino, infatti, non conta nulla negli apparati di partito, non è uomo di potere, ha vissuto la sua vita politica da outsider e su questa originalità conta di fondare la futura scalata.
Il terzo candidato è Enrico Letta che ha scelto di difendere le primarie sperando che nel segreto dell’urna molti preferiscano lui piuttosto che gli altri due concorrenti. Letta è un figlio, ovvero un nipote, d’arte, è un economista agguerrito, intelligente e prudente, ha come forza fondamentale quella di non essere mai stato iscritto al Pci. Persino D’Alema potrebbe preferire lui a Bersani e Chiamparino. È più giovane degli altri due. Fra questi tre si gioca la partita. In conclusione: Veltroni è rimasto formalmente al comando, ma finalmente ci sono i nomi dei successori.