Bersani ci prova con la Lega: "Non siete razzisti" Ma il Nord produttivo non sta con la sinistra

Il segretario del Pd corteggia il partito di Bossi sondando il terreno
per un improbabile "accordo federalista". Ma la proposta di inciucio
scatena la rivolta della base padana ("No al trappolone comunista") e
dei vertici democratici. <strong><a href="/interni/s/16-02-2011/articolo-id=506247-page=0-comments=1">Ma il Nord produttivo non sta con la sinistra
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Roma - Come inizio di flirt lascia un po’ a desiderare, in un colpo solo sono riusciti a far rivoltare mezzo Pd e mezza base leghista. Quel matrimonio non s’ha da fare, almeno nell’immediato, ma si stanno annusando. Siccome però non poteva essere la Lega a fare la prima avance, l’idea - licenziata da Bossi in persona - è stata quella di far muovere l’altro, il segretario del Pd Bersani, aprendogli le porte della Padania, quotidiano solitamente impermeabile a opinioni esterne alla sacra famiglia leghista. Inutile girarci intorno, la Lega è per il Pdl come quei mariti che, pur restando insieme alla compagna, non disdegnano uscitine serali con altre pulzelle, per sondare il terreno in vista di mosse future, non ancora programmate ma sempre possibili (d’altronde è un matrimonio d’interesse). L’incursione di Bersani nel giornale della Lega è anche uno stratagemma utile per valutare e pesare le reazioni all’ipotesi di patto (federalista) col demonio, senza però esporsi direttamente. E soprattutto un avvertimento all’alleato, per tenerlo sulle spine rispetto agli obiettivi della Lega. Ma il primissimo test sembra piuttosto negativo. Il piacionismo del segretario Pd, che liscia i leghisti dicendosi sicuro che «la Lega non è razzista», puzza di adulazione calcolata al popolo padano, abituato ai convenevoli interessati (la Lega «costola della sinistra» di D’Alema...). Bersani ripete quel che anche Fini aveva proposto prima del voto sul federalismo: mollate Berlusconi e la vostra riforma non avrà problemi.
Da seduttore emiliano dice che Pd e Lega sono «le due sole forze veramente autonomiste in Italia», e il quotidiano di partito lo coccola pubblicando foto di lui, Bossi e Maroni in versione amici sinceri. Un chiaro inizio di smarcamento leghista, che però incontra i violenti dubbi della base. Sui forum dei Giovani padani e di Radio Padania i commenti avvertono sul rischio del «trappolone» democratico, che ha sempre tagliato le gambe ai «nordisti» Cacciari e Chiamparino. «La sirena di Bersani: è solo un komunista, centralizzatore, tassatore e totalitario», «Il Pd ha vocazioni autonomiste adesso? Roba da matti», «Non riesco a immaginare un’alleanza con il Pd “federalista”....mi puzza di Pacco», «I Komunisti dopo aver cambiato più nomi, ora cambiano anche idea?».
Ma anche nel Pd la conversione leghista di Bersani mette scompiglio. Ignazio Marino bacchetta il suo segretario dicendo che «è inutile inseguire ora Fini ora Bossi», il lombardo Pippo Civati chiede se per caso «la Lega non è più leghista?». Gli elettori Pd si scatenano sui profili Facebook del partito e di Bersani. «Bella strategia, fare il patto con il diavolo per cacciare Satana», «Lei sta perdendo tempo prezioso in faccende che anche i bimbi sanno non porteranno a nulla», «Bersani, il patto non lo devi fare con il demonio ma con Nichi Vendola». Insomma l’inizio è pericolante. Ma in politica, sanno bene due vecchie volpi come Bossi e Bersani, niente è più mutevole dell’opinione pubblica.