Bersani conferma: ecco la stangata da 35 miliardi

«Sono stato obbligato a riavere la scorta, voglio un Paese civile»

Fabrizio de Feo

nostro inviato a Rimini

È una doccia fredda da 35 miliardi di euro quella che Pierluigi Bersani fa cadere sulle speranze di coloro che sponsorizzavano l'ipotesi di una Finanziaria soft. Un colpo secco - assestato a margine del suo intervento al Meeting di Rimini - con cui il ministro per lo Sviluppo Economico conferma che non ci saranno sconti e la legge di bilancio andrà a mettere le mani nelle tasche degli italiani. «Sarà una Finanziaria da 35 miliardi» annuncia Bersani in una conferenza stampa, confermando le indiscrezioni circolate nelle ultime ore in vista del Consiglio dei ministri che giovedì prossimo presenterà le linee-guida della manovra economica. «I 35 miliardi non saranno spalmati in più anni. Noi siamo fermi a quel che scrive il Dpef - dichiara - e quindi ragioniamo solo su un anno. Naturalmente sappiamo che più profonde saranno le riforme strutturali che bisognerà introdurre in Finanziaria e più potremo vedere come queste potranno essere messe a frutto nel tempo».
Bersani non entra nel merito dell’altro tema caldo: i tagli che dovrebbero interessare quattro grandi comparti della pubblica amministrazione. Preferisce spostare il tiro verso nuove liberalizzazioni da mettere in cantiere. «Andremo avanti», conferma il ministro, senza entrare nel merito. Qualche accenno generale arriva solo sui settori che saranno interessati dalle ipotetiche riforme: «Sono tanti, come l’energia, gli ordini professionali e le telecomunicazioni». L'appuntamento riminese è, per il ministro, anche un’occasione per togliersi «qualche sassolino dalla scarpa». «Sono stupefatto», dichiara, di «come in un Paese come il nostro qualsiasi limitato cambiamento provochi reazioni negative. Specie se si tratta di liberalizzazioni». «Sono dovuto tornare ad avere la scorta - ricorda - io non la voglio, voglio un Paese civile. Non riusciamo a concepire che si possa fare una riforma senza pensare che dietro ci siano dei microinteressi».
Bersani, in particolare, fa riferimento alla vendita dei farmaci e al fatto che sono state le Coop, per prime, a metterli in vendita. Fatto che, qualcuno, ha interpretato come un favore proprio nei confronti delle cooperative. «Non l’ho detto prima alle Coop - spiega ancora il ministro - basta andare a vedere nel programma dell’Unione». Stessa musica e stesso atteggiamento autoassolutorio anche per quanto riguarda le assicurazioni: «Andate a chiedere se è contenta Unipol», dichiara polemicamente.
Infine, un accenno alla lotta all’evasione fiscale che, promette, continuerà a essere portata avanti con vigore: «Dopo di che - aggiunge - se commetteremo degli errori, li correggeremo. C'è la prova del fatto che qualcuno utilizza le partite Iva per fini elusivi o evasori. Nessuno vuole castrare le iniziative economiche ma metterle al riparo dall’evasione e dall’elusione che finiscono con il determinare una concorrenza sleale». E ancora, rivolto alla Cdl: «Invece di fare critiche e basta perché non si avanzano anche delle proposte, non si diventa più pragmatici?». Bersani, dimessi gli abiti strettamente ministeriali, si accomoda poi sul palco dell’Auditorium per l'evento finale della kermesse riminese: la presentazione dell’ultimo libro di Don Giussani, Dall'utopia alla presenza. Per il ministro, presenza fissa e amico del Meeting, è una sorta di esame di «giussanesimo». Un’avventura su un terreno minato, risolta con un excursus sulle contrapposizioni frontali degli anni '70 tra cattolici e comunisti, condito da un pizzico di autocritica. «Cielle non sopravvive ma vive» ammette Bersani. «Negli anni '70 Cielle ha avuto il merito di vedere prima il passaggio cruciale che si stava vivendo. Questo le ha consentito, unico tra i movimenti nati in quegli anni, di mantenere il suo nome. Capita ancora oggi che qualcuno a sinistra vi chiami integralisti. Questo è un difetto che impedisce di capire e che ci siamo tirati dietro».