Bersani come un disco rotto: "Berlusconi deve dimettersi"

Da mesi il leader del Pd non fa che ripetere che Berlusconi deve lasciare la presidenza del Consiglio. Siamo andati a rileggere tutte le sue ultime dichiarazioni e ci siamo accorti che Bersani è un disco rotto. Oltre a chiedere la resa del governo non va: senza programma, senza una coalizione coesa, senza un partito unito riesce soltanto a insultare il Cavaliere. Ma dove vuole andare? Ricorda la sinistra guidata da Prodi nel 2006. Ma sappiamo che quell'esperienza durò meno di due anni...

Roma - Prendiamo le ultime settimane. C'è un disco rotto suonato dal leader pd Pierluigi Bersani che canta il solito refrain: "Berlusconi deve dimettersi". Così, il programma politico dei Democratici si riassume nell'assioma antiberlusconiano per eccellenza: detronizzare il premier e andare alle elezioni. Basta prendere le dichiarazioni rilasciate da Bersani nell'ultimo mese per farsi un'idea che il numero uno del Pd si è incantato: o minaccia querele per zittire i giornalisti che scrivono del caso Penati oppure sproloquia contro il presidente del Consiglio.

Facciamo una rapida rassegna stampa. Dopo esser tornato dalle vacanze e aver accusato il governo di essere in "stato confusionale", il 3 settembre Bersani dà il via alle danze: "Nuovo governo o l'Italia non ce la fa". Il 10 replica: "Berlusconi si tolga di lì o ci porterà a fondo". Tre giorni dopo insiste: "Berlusconi è la rovina dell'Italia". Il 14 settembre: "Il premier vada a casa". E il 15 fa il bis: "Non si può arrivare nel 2013 con Berlusconi". Sabato scorso: "L'Italia non può permettersi Berlusconi". Ieri: "E' ora di staccare la spina, Berlusconi è umiliante". Oggi si lancia in un paragone a dir poco forzato: "Anche Mussolini venne sfiduciato. Solo Berlusconi resiste". E questo è solo un assaggio perché se facciamo un salto ad agosto o a luglio i diktat e gli insulti di Bersani non cambiano: boccia la manovra ("Il governo sa soltanto mentire") senza però proporre una soluzione; chiede le dimissioni del Cav senza però riuscire a mettere insieme uno straccio di coalizione di centrosinistra (il nuovo Ulivo sembra già andare a fondo); sbandiera la Costituzione a destra e a manca, ma si rifiuta di rispettare la volontà popolare cdhe ha eletto il governo. 

La politica del centrosinistra sembra scritta dalle procure italiane, nel bene e nel male. Nel bene quando attaccano duramente il premier offrendo in pasto alla stampa intercettazioni pruriginose. Nel male quando portano alla luce un sistema di appalti e mazzette che per anni, è la tesi degli inquirenti, ha portato svariati milioni di euro nelle casse del Pd. Nel primo caso, va da sé, Bersani chiede le dimissioni di Berlusconi, nel secondo caso invece minaccia querele. "Siamo di fronte ad un’esigenza cruciale di cambio di governo ad horas - ha detto oggi il leader del Pd - andare avanti così anche per poche settimane ci mette in una situazione di pericoloso per i mercati, l’economica e la credibilità del Paese".

Secondo Bersani, "il problema principale è staccare la spina a questo governo" dal momento che "non si può ragionare solo intorno ai problemi di Berlusconi". Tuttavia, nella foga di chiedere la resa del Cavaliere, il segretario democratico non ha spiegato qual è il programma alternativo, quali sono le soluzioni a questa crisi economica mondiale, dove vuole portare il Belpaese e - soprattutto - insieme a chi. Il governatore pugliese Nichi Vendola ha le sue stesse idee? O il leader Idv Antonio Di Pietro? Dov'è il programma? O l'ammucchiata è valida solo per mandare a casa Berlusconi? Sembra di tornare indietro di qualche anno,ai tempi di Romano Prodi. E sappiamo bene che fine ha fatto il Professore due anni dopo...