Bersani finalmente si è svegliato: adesso vuole riformare la giustizia

Roma«È intollerabile che in vent’anni l’arretrato della giustizia civile si sia triplicato; che quello della giustizia penale si sia raddoppiato e non si sia messa mano alla giustizia considerandola per quello che è, un servizio a favore dei cittadini». Non è un rappresentante della società civile a parlare con tanto sdegno dell’immobilismo della classe politica. Bensì un politico di lungo corso: nientemeno che il segretario del Partito democratico. Intervistato dal Messaggero Pier Luigi Bersani si accoda a quanto auspicato già da Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini a proposito di una possibile riforma della giustizia.
L’intervista arriva in coincidenza dell’apertura dell’anno giudiziario. Quindi, con una tempestività davvero azzeccata, le parole di Bersani vanno a supportare quanto già detto dal primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, dal vicepresidente del Csm Michele Vietti (che ieri sul caso Mills ha plaudito all’accelerazione voluta dai giudici milanesi) e dal Guardasigilli Paola Severino. Soprattutto quest’ultima è ottimista. Vede un clima più disteso e giudica il momento propizio per una riflessione più serena e profonda su come migliorare il nostro sistema giudiziario.
Insomma Bersani non esce fuori dal coro quando afferma: «C’è una situazione nuova. La riforma della giustizia si può e si deve fare». Il segretario del Pd si dice inoltre disposto a disciplinare le intercettazioni: «Facciamo una cosa civile, senza pregiudizi, che non strozzi l’informazione, che metta a monte la liceità di quel che può circolare ed essere pubblicato salvaguardando il diritto alla privacy, impedendo il coinvolgimento di persone che non c’entrano con le indagini». Per Bersani, «le proposte ci sono, le nostre, quelle dei magistrati e quelle dei giornalisti. Facciamo riferimento ai Paesi più avanzati: in questi anni è vero che c’era l’indignazione per quel che emergeva, ma c’era anche l’impressione che in quei Paesi un uso così vasto delle intercettazioni non sarebbe stato possibile. Abbiamo un ministro Guardasigilli che può dialogare con tutti. Il governo fornisca la traccia di lavoro, le forze politiche non permettano che il passato si mangi il futuro. Noi siamo disponibili e flessibili». Ecco il cambio di passo del segretario del Pd. Basta con il muro contro muro. È tempo di mediare. «In Parlamento sono state depositate numerose proposte di legge che vanno in questa direzione - conferma il capogruppo democratico nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti - a partire dalla riorganizzazione degli uffici giudiziari, a misure più stringenti per un’efficace lotta alla corruzione a alla criminalità organizzata, dalle misure per garantire l’accelerazione del processo penale, a quelle contro il sovraffollamento carcerario attraverso l’introduzione di pene e misure alternative». Eppure non tutto ciò che luccica è oro. E c’è già chi parla di strisciante ipocrisia come il senatore dipietrista Luigi Li Gotti. «In verità il clima sereno - avverte l’esponente dell’Italia dei Valori - esiste solo se non si toccano di alcuni temi. Se parliamo infatti di prescrizione, lotta alla corruzione, funzioni del pubblico ministero e rapporto con la polizia giudiziaria, sanzioni adeguate per il falso in bilancio, il clima politico da primaverile diventa glaciale». Anche nel Pdl sono in molti ad essere perplessi circa il tardivo risveglio di Bersani. «La proposta di allungare la prescrizione - spiega Maurizio Gasparri (Pdl) dai microfoni di SkyTg24 - mi sembra che sia l’antidoto a una riforma seria, perché vorrebbe dire far stagnare ancora di più la giustizia e avere tempi ancora più lunghi».