"Bersani ha fallito: le banche ignorano le liberalizzazioni"

I consumatori all’Antitrust: disattese dagli istituti le norme dei decreti del 2006. «Sit-in» per i farmaci al supermarket

da Milano

È passato un anno - un anno sempre più deludente - dall’avvio del processo di liberalizzazioni voluto dal governo Prodi. E a 12 mesi dal primo pacchetto Bersani, arrivato a sorpresa alla fine del giugno 2006 (e seguito poi da un secondo round riduttivo di misure, a gennaio di quest’anno), i consumatori tracciano un primo bilancio, di luci, ma soprattutto di ombre, per la mancata o parziale applicazione, lamentano, di molte norme previste. Soprattutto nel campo bancario, uno dei più toccati dalle novità.
Secondo Adusbef e Federconsumatori, infatti, per gli utenti dei servizi bancari, «il consuntivo non è esaltante». Al punto che le associazioni hanno deciso di scrivere una lettera all’Antitrust denunciando «la disapplicazione del decreto Bersani» da parte degli istituti. «Dopo un attento monitoraggio» le due associazioni denunciano «violazioni» sulla simmetria dei tassi, sulla portabilità dei mutui, sull’equità delle penali dei vecchi mutui, sull’abrogazione delle spese di chiusura dei conti correnti, sulla cancellazione della ipoteca sui vecchi mutui. Vediamo i punti uno per uno.
Simmetria dei tassi. Il decreto Bersani obbligava le banche a un adeguamento automatico dei tassi bancari, debitori e creditori, alle variazioni stabilite dalla Banca centrale europa. Dopo cinque rialzi del costo del denaro, pari all’1,25%, ricordano le associazioni, «le banche italiane hanno tempestivamente aumentato il costo del denaro su mutui, prestiti personali e finanziamenti, con una stangata di 1.000 euro l’anno su un mutuo a tasso variabile, senza aumentare minimamente i tassi sui depositi».
Portabilità dei mutui. «Non esiste una banca italiana o estera operante in Italia, che la applica», dichiarano i consumatori. Ma in base al decreto, le banche hanno l’obbligo di trasferire il mutuo a una banca più conveniente e senza spese.
Penali. Il secondo decreto Bersani lasciava a banche e consumatori il compito di portarle «ad equità». L’accordo tra Abi e associazioni è stato trovato, ma, lamentano i consumatori, «banche distratte o in malafede, che fanno orecchie da mercante» stentano ad applicarlo.
Chiusura del conto.Le liberalizzazioni, ricordano ancora Adusbef e Federconsumatori nella lettera, prevedono l’abrogazione totale delle spese di chiusura dei conti correnti e del trasferimento dei titoli. «Mentre quasi tutte le banche hanno obtorto collo applicato la norma sulla gratuità dei costi di chiusura, continuano ad applicare costi per il trasferimento dei titoli da una banca all’altra, facendo la cresta sui costi industriali: da 0,30 centesimi a titolo, arrivano a richiedere anche 90 euro per titolo trasferito». Frattanto, associazioni sindacali, professionali e di consumatori, con il sostegno dei Radicali italiani, saranno davanti al ministero della Salute martedì, dalle 10 alle 14, dove attueranno un sit-in per difendere il decreto Bersani bis sulle liberalizzazioni, laddove prevede la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C al supermercato.