Bersani invoca la piazza, i giovani Pd lo gelano

Sull’asse Roma-Firenze si consuma l’ultimo strappo tra i democratici. I
rottamatori di Renzi chiedono facce nuove e gli mandano a dire: "Piazza inutile se non hai idee". Il segretario: "Rispettateci". Anche il Sel di Vendola si chiama fuori: "Non partecipiamo ai cortei di altri partiti"

Roma I giovani ambiziosi e la vecchia dirigenza. I «rottamatori» e i quadri. Ha un bel coraggio il segretario del Pd Pier Luigi Bersani a rivendicare: «Siamo noi l’unico vero partito. Berlusconi e la Lega ci fanno un baffo». Ieri sulla linea Roma-Firenze quel partito si è spezzato. Nella capitale il segretario prova a rimettere insieme i cocci con i rappresentanti dei circoli. A Firenze il «distruttore» Matteo Renzi, giovane sindaco della città che vuol mandare a casa la classe dirigente della sinistra, rigira il coltello nella ferita davanti ai suoi «rottamatori»: «Credo che ci sia un grande bisogno di cambiare le idee, le facce e il linguaggio della politica».
Bersani però ce l’ha il suo asso nella manica, la sua novità. Ai giovani che tracciano il solco generazionale, alle spinte rottamatrici, reagisce così: «L’11 dicembre faremo una grande manifestazione nazionale a Roma». La cara vecchia piazza, nelle sue braccia Bersani cerca conforto. L’annuncio ufficiale ieri, a Roma, davanti ai rappresentanti dei circoli democratici. Il terzo incomodo, ossia il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, ha preso subito le distanze: «Non partecipiamo alle manifestazioni di altri partiti».
È questa insomma la situazione che si è delineata con chiarezza ieri dell’«unico vero partito» d’Italia, diviso nella stessa giornata, che prova a ritrovare una base alternativa alla piazza di Vendola. A Roma, dai rappresentanti dei circoli riuniti all’auditorium di via della Conciliazione, partono fischi per Renzi, a Firenze, alla stazione Leopolda dove sono riuniti i «rottamatori», applauso tattico per Bersani. Quasi duemila a Roma, 3500 a Firenze. È tutta una sfida, passato e presunto futuro. A Firenze il vignettista Sergio Staino accusa: «Il segretario Bersani e il gruppo dirigente del partito hanno fatto un grave errore a non essere presenti».
A Roma, il responsabile dell’organizzazione Nico Stumpo apre con una polemica diretta: «Bisogna vedere se alla giovane età corrispondono anche idee giovani». Da rottamare «ci sono solo le ambizioni personali» fa eco Zoe Monterubbiano di Fermo. Bersani, nel pubblico, annuisce.
Ai fischi romani, Renzi reagisce con savoir faire: «Rispondiamo con applausi, tanti sorrisi e un augurio di buon lavoro a Bersani». Poi, però, affonda: «All’assemblea dei circoli avremmo voluto esserci anche noi, se solo non l’avessero fissata in contemporanea». Fischi e «ululati sono cose da Prima repubblica».
A Roma Bersani prova a convincere: il problema «non è Berlusconi ma il berlusconismo». Parla meno di governo tecnico, e in questo sembra andar dietro ai rottamatori: «Noi non vogliamo ribaltoni, vogliamo una ripartenza del Paese, per andare rapidamente al voto sulla base di proposte alternative». A Fini «non chiediamo niente», premette, salvo poi aggiungere che, «se Berlusconi non si dimette», chiunque «abbia senso di responsabilità stacchi la spina». Ruby? «Chi fa certe cose non può governare». Si tratta di «minorenni», non di «noccioline».
È ottimista fino all’impossibile: «Faccio una scommessa: tra non molto saremo il primo partito del Paese». Poi, finalmente, un messaggio a quelli di Firenze: il rispetto «non c’è sempre stato. Da adesso in poi lo pretendo».
Ha addirittura cambiato canzone, Bersani. Basta con Vasco e il suo Un senso a questa storia. Via con Neffa: Cambierà. La musica parte al termine della mini-convention. Il problema è che non basta cambiare la musica per cambiare la faccia.
Ed ecco allora, da Firenze, Renzi che scuote i rottamatori. Che annuncia la presenza alla manifestazione, sì, ma con freddezza: «Se c’è una manifestazione senza proposta politica, si perde la strada di casa». Da lunedì parte «la vera sfida: tenere insieme questa esperienza senza farla diventare né una corrente né uno spiffero. Il nuovo Pd c’è già, si tratta di dargli gambe». Per correre in quale direzione non è del tutto chiaro. Da Treviso Veltroni appoggia la piazza di Bersani ma in realtà è colto in contropiede: l’11 dicembre era in programma al teatro Quirino la convention del suo movimento, Modem. Martedì riunione d’urgenza dei «75» veltroniani per «valutare il da farsi».