Bersani, Matarrese e i soldi del Vaticano per il Grande centro

(...) Proprio in quei mesi primaverili del 1998, un’inchiesta della Procura di Roma muove i primi passi su un’ipotesi investigativa che già si preannuncia sconvolgente. La nascita del «Grande Centro» starebbe per essere finanziata attraverso il riciclo di enormi somme di fondi neri custoditi all’estero. La cosa, nota ad alcuni esponenti del Vaticano, non risulterebbe sgradita. Il fascicolo dell’indagine viene assegnato a un magistrato di provata esperienza: il procuratore aggiunto della capitale Giancarlo Capaldo... Capaldo rubrica il fascicolo come «atti relativi a», il cosiddetto «modello 45» che segna la fase embrionale degli accertamenti. Non iscrive quindi nessuno sul registro degli indagati... Per la prima volta la magistratura verifica se il Vaticano abbia partecipato se non addirittura diretto la regia della nascita di un partito con un’intromissione senza precedenti nella vita politica italiana. Non solo. Questo partito sarebbe alimentato da fondi frutto di riciclaggio. Per ben sette anni, in silenzio, Capaldo scava cercando elementi a sostegno di questa teoria, un ipotetico anello di congiunzione tra soldi custoditi in cassette di sicurezza all’estero e la piattaforma della nuova Dc. Ma se il progetto di finanziare il «Grande Centro» è mai esistito, di sicuro è stato presto abbandonato. Non emerge nulla che abbia rilevanza penale, nulla di quanto necessario per formulare delle accuse. Così, nel 2005, Capaldo si convince ad abbandonare le verifiche e chiede l’archiviazione. Il fascicolo finisce in soffitta.
(...) Nome in codice, operazione «Sofia». Va detto subito che l’operazione, con il nome in codice «Sofia», nasce dalle accuse di alcune informazioni, le cosiddette fonti confidenziali «gestite» dalla Guardia di finanza... Le fonti confidenziali vengono agganciate nell’aprile del 1998 dagli uomini del centro occulto della Guardia di finanza di Genova... Si tratta di autentici 007... in pratica i servizi segreti delle Fiamme gialle. Dal 2 aprile 1998 ai primi di settembre, i finanzieri raccolgono le indiscrezioni delle fonti in incontri riservati lungo la riviera ligure... Non conosciamo l’identità di queste «gole profonde»... è comunque noto il loro alto grado di affidabilità... Per mesi i militari lavorano su quanto raccolto... per stilare poi, il 30 settembre 1998, un’informativa dai toni inquietanti, una relazione classificata come «riservata» che descrive un’autentica spy story: «Nel corso di autonoma attività informativa svolta con apporto di fonte confidenziale da retribuire, sono state acquisite notizie secondo le quali sarebbe in atto da parte di alcuni esponenti politici la costituzione di un “Grande Centro”, avallata da alcuni esponenti ecclesiastici del Vaticano. Al finanziamento di tale “POLO” sarebbero tra gli altri interessati il Matarrese Antonio e il Bersani Pierluigi. In particolare il Matarrese disporrebbe della somma di lire 670 miliardi depositata in diverse banche sia all’estero sia in Italia. Il denaro proverrebbe da pagamenti “in nero” elargiti da varie ditte nel corso di lavori effettuati per la ristrutturazione degli impianti sportivi, finanziati dallo Stato, in occasione dei campionati del mondo di calcio svoltisi nel 1990 e/o da altre attività non meglio specificate».
Mancando una denuncia precisa firmata, Capaldo non iscrive alcun nome nel registro degli indagati. Che c’entra poi il presidente della Federcalcio Matarrese, ex parlamentare della Dc, gran estimatore di Giulio Andreotti, con presunte oscure trame finanziarie ordite con l’allora esponente del Pds Bersani?... E appare davvero improbabile il coinvolgimento dell'allora diessino Pierluigi Bersani, piacentino di Bettola, all’epoca ministro dell’Industria del governo Prodi... Che c’entra un esponente dei Ds con il «Grande Centro»? Ma non sono i soli due politici. Nell’informativa compare anche il nome dell’avvocato Raffaele Della Valle, primo capogruppo di Forza Italia alla Camera, che poi lascia la politica per tornare alla propria professione.
(...) «Alcuni nomi – riflette Capaldo – sembrano buttati là apposta per creare fumo e rendere poco credibile la vicenda». Il magistrato non vuole dire di più. Ma il riferimento è abbastanza chiaro: questi nomi altisonanti probabilmente sono messi lì apposta per incuriosire gli inquirenti, mentre è sugli attori di secondo piano che si apriranno scenari e collegamenti sorprendenti. Nella seconda parte la relazione si fa più approfondita. Il sistema descritto per far rientrare i capitali sarebbe abbastanza semplice: utilizzare lo Ior e le banche straniere compiacenti per far tornare in Italia quelle somme da destinare in gran parte (il 75 per cento) al progetto del «Grande Centro», mentre il resto sarebbe diviso fra intermediari, banche e faccendieri (...).
(...) In quelle settimane di indagini, alla fine dell’estate del 1998, queste informazioni ancora non si conoscono...La situazione precipita subito dopo l’invio delle relazioni sull'operazione «Sofia» alla Procura di Roma... Quanto accadde è inedito, incredibile e ben riassunto in un promemoria riservato che l’allora comandante generale della Guardia di finanza Rolando Mosca Moschini, oggi consigliere militare del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si fa preparare... i magistrati chiedono udienza per riferire all’inquilino del Colle sulle possibili manovre tra faccendieri e personaggi del Vaticano per costituire un nuovo partito politico. (...)
(...) Lo stesso Mosca Moschini pensa di trovarsi di fronte a una vicenda eccezionale, visto che l’indomani, il 5 ottobre 1998, lascia il comando generale e va a incontrarsi con l’allora ministro delle Finanze Vincenzo Visco proprio per raccontargli i retroscena dell'operazione «Sofia», come emerge dagli esecutivi del comando generale della Finanza (...)