Bersani: misure inique Di Pietro invece apre: faremo la nostra parte

Senza aver letto il testo, Bersani boccia subito le misure: "Questa manovra non è in grado di rispondere ai problemi". L'ex pm invece: "Disposti ad affrontare il provvedimento nel
merito"

Roma - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto a tutta la politica di fare la sua parte per affrontare quanto prima la crisi economica. Ma dal Partito democratico arrivano solo bordate, mentre l'Italia dei Valori sembra essere più ottimista. "La leggerò, certo. Ma così come è uscita, questa manovra non è in grado di rispondere ai problemi", sentenzia Pier Luigi Bersani ancor prima di aver visto le misure anti crisi varate dal Consiglio dei ministri. 

Bersani subito all'attacco "C’è una forte preoccupazione: questa è una manovra che è a carico dei ceti popolari e dei ceti medi", ha subito detto Pierluigi Bersani commentando la manovra aggiuntiva al tg de La7. "Tremonti parlava di ristrutturare la manovra, ma qui non c’è nessuna ristrutturazione - ha poi aggiunto il leader democratico - è solo l’anticipo di misure che da tutti i mercati erano state giudicate come inadeguate. Se è così questa manovra non è in grado di risolvere i problemi

L'apertura di Di Pietro "Finalmente il Governo ha mostrato le carte. Carte piene sia di ombre sia di luci - ha detto Antonio Di Pietro - vista la situazione disastrosa in cui versa il sistema economico-finanziario del nostro paese, l’Italia dei Valori ha il dovere di fare la sua parte, affrontando il provvedimento nel merito". "Siamo consapevoli - ha proseguito l'ex pm - che non possiamo comportarci come l’asino di Buridano che, continuando a dire sempre no, alla fine è morto di fame. In Parlamento correggeremo gli errori e cercheremo di apportare le modifiche necessarie per tenere fede agli impegni presi con l’Unione Europea. Consideriamo positivo l’accoglimento di parte delle nostre proposte, come quella di ridurre le province, di accorpare i comuni e di diminuire il numero di consiglieri regionali e di poltrone varie, di aumentare al 20% le rendite finanziarie, di prevedere che i privati che hanno redditi alti diano un ’contributo di solidarieta". "Rimane inaccettabile - ha, quindi, concluso Di Pietro - la riduzione del trasferimento agli enti locali, come denunciato dall’Anci, e quella gravissima apportata alla spesa sociale che incide pesantemente sul welfare e sui lavoratori colpendo clamorosamente i loro diritti, il loro reddito e il loro futuro. Comunque, almeno oggi, una cosa buona è stata fatta: il governo è finalmente passato dalle parole ai fatti, presentando la manovra prima dell’affondo del Titanic".