Bersani: "Noi siamo il partito dell'alternativa L'addio di Rutelli? Non lascia fronti scoperti"

Appena incoronato segretario dall'assemblea del Pd Bersani illustra la propria strategia: "Nessun dialogo sulle riforme, ma confronto trasparente in parlamento". Bondi: "In perfetta continuità con il passato". Cicchitto: "No all'uso politico della giustizia". La Russa: "Confronto senza pregiudizi"

Roma - Archiviate le primarie Bersani riceve l'investitura ufficiale dall'assemblea nazionale del Pd, che lo proclama segretario e sceglie Rosy Bindi presidente del partito, Marina Sereni e Ivan Scalfarotto vicepresidenti. Poi viene designato il vicesegretario: Enrico Letta. Senza perdere un minuto il segretario dichiara di voler "preparare l’alternativa". Ovviamente prima di concretizzare quest'aspirazione bisogna diventare maggioranza nel Paese. E il risultato non è proprio dietro l'angolo. Questo Bersani lo sa bene. Ed è consapevole che l'alternativa vada costruita mettendo da parte le chiacchiere e lavorando passo dopo passo. Qualcuno dice che l'idea di Bersani è, molto semplicemente, quella di rifare l'Ulivo e, in qualche modo, provare a risuscitare Prodi, o quantomeno il "prodismo". Staremo a vedere. Intanto lui esalta la "vittoria di tutti" registrata con l’alta partecipazione alle primarie e ai congressi di circolo e parla di "sintonia fra iscritti e cittadini elettori".

L'alternativa Ora, prosegue il segretario del Pd, bisogna dire "una parola nuova sulla questione democratica aperta nel Paese, sulle possibili prospettive della nostra democrazia", in particolare "noi diciamo con i fatti che esiste un’altra modernità alternativa alla deformazione populista e plebiscitaria del nostro quadro politico e costituzionale".

Le riforme Bersani affronta subito il tema delle riforme istituzionali, ribadendo che il confronto con la maggioranza deve avvenire in modo "trasparente in parlamento". Il segretario del Pd propone quattro punti: "Il superamento del bicameralismo perfetto, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento delle funzioni reciproche di governo e parlamento; attuazione dell’articolo 49 della Costituzione con una coerente e moderna legislazione sui partiti; una nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i parlamentari attraverso un confronto con le forze politiche dell’opposizione senza escludere una legge di iniziativa popolare; nuove norme sui costi della politica che ci avvicini alla media europea". Queste per Bersani sono "le priorità che non pretendiamo di imporre ma non accetteremmo che l’agenda delle riforme ci fosse semplicemente dettata da altri".

No al federalismo delle chiacchiere "Propongo - prosegue Bersani - come prima iniziativa di mobilitazione del Pd un’assemblea di mille amministratori del Pd aperta ad amministratori di ogni schieramento per denunciare il federalismo delle chiacchiere ed affermare quello dei fatti perchè non si pensi, a cominciare dalla Lega, di poter raccontare qualsiasi favola con noi che stiamo zitti".

La crisi non è alle spalle "La crisi non è psicologica, non è una nuvola passeggera, non l’abbiamo alle spalle". Bersani fa un po' il menagramo anche se assicura di non essere "pessimista o catastrofista", ma solo di voler riconoscere che "il problema è serio". Quindi cita con ironia le affermazioni di ieri del premier sul superamento della Gran Bretagna e chiede misure vere, una risposta nazionale: "Non ci si presenti per favore con una finanziaria fatta di segnali irrilevanti. Ci servono misure vere". Bersani propone per tenere sotto controllo i conti pubblici di "abbandonare i tagli lineari e mettere mano ai meccanismi che generano la spesa pubblica, incrementare la fedeltà fiscale non solo con le tecniche deterrenti, migliorare i tassi di crescita con nuove riforme. E servono riforme economico sociali su quattro grandi punti: politica del reddito compresa la soglia minima garantita di reddito, salario e pensione, percorso garantito per l’ingresso al lavoro, sguardo di prospettiva sull’impianto del sistema pensionistico, legislazione su immigrazione e cittadinanza".

Il nuovo centrosinistra "Il Pd si rivolgerà a tutto il centrosinistra senza trattini o distinzioni di ruoli e senza pretese di esclusività e con la legittima ambizione di crescere e farci più forti. Il Pd non è una coperta da tirare e non può restare inchiodato a parole passate come fossero le figurine Panini di un campionato di quindici anni fa". Per Bersani "nella capacità attrattiva di un partitò ci sono tante cose che prese singolarmente sono di centro o di sinistra, ma insieme dicono i valori che hai. Al di fuori di questa ambizione non sei né più di centro né più di sinistra: sei semplicemente un partito piccolo che si condanna ai suoi confinì. E non c’è "contraddizione alcuna fra il nostro rifiuto a ritagliarci un angolo del campo e il riconoscimento che non siamo soli nel campo". 

L'addio di Rutelli "Le defezioni non fanno mai piacere - commenta Bersani l'addio di Rutelli - soprattuto quando avvengono in forme singolari, ma a qualcuno che teme che così si lascia scoperto un fronte dico no. Noi non abbiamo fronti scoperti, per tutta l’area del centrosinistra abbiamo culture, radicamenti che ci tengono ampiamente al riparo da questo rischio".

La Bindi omaggia Prodi  "Il mio primo saluto va a chi è e rimarrà il primo e unico presidente di questa assemblea, Romano Prodi". Lo ha detto Rosy Bindi subito dopo l’elezione a presidente del Pd. Rosy Bindi, visibilmente commossa, è stata abbracciata da Bersani mentre saliva sul palco tra gli applausi dell’assemblea.

Bondi: continuità con il passato "Nella relazione di Bersani - commenta il coordinatore del Pdl Sandro Bondi - si colgono toni più misurati rispetto al recente passato. Sul piano dei contenuti invece il nuovo segretario del Pd si muove in perfetta continuità  con il passato, con una relazione deludente, priva di quel coraggio che sarebbe necessario per affrontare i problemi del Paese e la creazione di un reale equilibrio fra i poteri dello Stato, premessa essenziale per il corretto funzionamento della democrazia".

Cicchitto: no uso politico giustizia "Siamo pronti ad un confronto anche in parlamento sui temi della riforma costituzionale già in passato affrontati - dichiara Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera -. Per ciò che riguarda la giustizia è evidente che insieme alle riforme, anche di tipo costituzionale definite dal ministro Alfano, occorre anche sgombrare il campo da un uso politico della giustizia che è stato concentrato, in primo luogo contro il presidente Berlusconi, dal 1994 ad oggi, e che sta deformando la normalità della vita politica italiana".

Verdini: il problema è Di Pietro "Dobbiamo vedere che cosa vuol fare il Pd, i problemi ce li ha, e non da poco, il primo è Di Pietro, il secondo è che tipo di alleanza e di oppposizione vorrà fare". Così Denis Verdini ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle parole di Bersani che ha detto no a dialogo ma si a confronto in Parlamento. "Il paese - ha aggiunto - ha bisogno di grandi riforme da decenni, lo sanno il centrodestra e il centrosinistra. Il confronto non può essere che un confronto in parlamento, perché è lì il luogo dove si vota, ed è lì - ha concluso - dove si raggiungono i due terzi sulle riforme per evitare di andare al referendum, quindi Bersani ha perfettamente ragione".

La Russa: basta pregiudizi "Auguro buon lavoro a Bersani, abbiamo bisogno di una opposizione diversa da quella che è stata fino ad oggi". Lo ha detto il ministro della difesa Ignazio La Russa. "Concordo con lui che sulle riforme sia giusto un confronto ma senza pregiudizi".