Bersani: "Non cambia nulla, il governo non ce la fa"

Il segretario del Pd: "Il governo non ce la fa. La crisi politica che ne è esce
drammatizzata". A chi critica l'alleanza fatta con Casini e Fini risponde: "Non vedo lo sbaglio.
La maggioranza aveva 60-70 voti di vantaggio e ora ne ha solo tre"

Roma - Dopo aver fallito il tentativo di mandare a casa il governo, il segretario del Pd Pierluigi Bersani è convinto che non cambierà nulla: "Il governo non ce la fa. La crisi politica che ne è esce drammatizzata". Poi riprene in mano il pallottoliere e commenta il dato numerico del voto: "Abbiamo ottenuto il massimo in questo momento". A chi gli ricorda le critiche rivoltegli per aver creduto in un’alleanza con Fini e Casini, risponde: "Non vedo lo sbaglio. La maggioranza aveva 60-70 voti di vantaggio e ora ne ha solo tre".

Nessuna paura del voto "Pensare al voto anticipato in una condizione come quella attuale, con la crisi economica e il rischio di andare di nuovo a un referendum su Berlusconi, è assolutamente da irresponsabili", aggiunge il segretario del Pd. "Comunque Berlusconi si ricordi che c’è una Costituzione e c’è un presidente della Repubblica e soprattutto c’è un Parlamento dove non ha più la maggioranza assoluta e non dà garanzie di governabilità". "Non abbiamo nessunissima paura del voto - ha poi detto Bersani - Hanno una maggioranza risicatissima, presumo che vogliamo governare, ci provino, noi facciamo un’opposizione ferma, abbiamo dimostrato che sappiamo fare opposizione. Se il governo non è in grado di governare, come diciamo noi, non si può comunque buttare via il concetto di responsabilità". "Se si arriva a votare non abbiamo paura noi, ma se si arriva a votare sarà per il fallimento di Berlusconi, non perché lo chiediamo noi, le cose su questo si devono chiarire". 

Di Pietro: maggioranza politica non c'è più "Al di là del computo dei venduti e dei comprati - dice il leader dell’Idv Antonio Di Pietro - c’è una sconfitta politica del governo e dunque il premier deve prendere atto che la maggioranza politica non c’è più. Il premier è a un bivio: restare dov’è con un governicchio per avere il lodo Alfano o andare dal presidente della Repubblica e avviare la crisi per verificare se c’è una maggioranza politica". In caso contrario, "si va al voto e per noi prima ci si va e meglio è".

Lombardo: il dialogo va avanti "Il dialogo con Fli, il partito di Casini, e Api continua e va avanti lungo la via di un accordo che mi auguro ci veda sempre insieme". Non parla di terzo polo ma di "polo terzo" (rispetto all’esistente) il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che sottolinea chiaro: "Il polo terzo è decisivo per il Senato e non è detto che non lo sia anche per la Camera". Questa alleanza, dice ancora è "un polo terzo rispetto al bipolarismo che contestiamo". L’auspicio di Lombardo è che comunque si possa riformare l’attuale legge elettorale che è all’origine di un sistema "politico ingessato e della stasi che il Paese vive".