Bersani sacrifica il soldato Penati

Contro il super favorito Formigoni, alle regionali il Pd schiera l’unico candidato
spendibile: è l’ex presidente della Provincia. I sondaggi non gli danno
speranze. Lui cerca di conquistare almeno la «nomination» per le
Comunali del 2011

Una proposta alla quale non potrà dire di no. La sfida che non vorresti mai giocare. Quella da perdente sicuro. Con il sondaggista Renato Mannheimer che lo accompagna con un poco incoraggiante «nulla è impossibile». La sviolinata di fronte ai colonnelli del neo segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani al momento di nominare Filippo Penati coordinatore nazionale della sua segreteria, si è già trasformata in una trappola. Per Penati, innanzitutto, che sarà costretto in nome della ragion di stato a correre una sfida impossibile contro Roberto Formigoni. E per il Pd ancora incapace di trovare in Lombardia una candidatura nuova. Con le elezioni regionali che si trasformeranno così in un’altra saga del già visto. E allora si sacrifica il soldato Penati.
«Il pressing - racconta un suo stretto collaboratore - si è fatto davvero pesante». Impossibile da dribblare. Ma, al contrario di quel che si potrebbe pensare visto il feeling tra Penati e Bersani, più in Lombardia che a Roma. La candidatura del segretario lombardo del Pd Maurizio Martina non convince. Prima di tutto lui, racconta chi lo conosce bene e ha raccolto i suoi sfoghi. Difficile non capirlo. È giovane, ha una carriera (seppur interna al partito) in ascesa e le spalle non ancora abbastanza larghe per affrontare la corazzata Pdl-Lega con al timone Formigoni, politico da guinness quando si tratta di contar le preferenze.
Altri candidati? «Di quel livello non ce ne sono», scuotono la testa sconsolati nei palazzi del centrosinistra. Rivelando ancora una volta l’incapacità di creare una classe politica affidabile in Lombardia. Per conferme basta scorrere la lista degli ultimi candidati mandati allo sbaraglio. Chiaro che l’unico cavallo vincente è quello che ha perso di poco. Di poco, ma ha pur sempre perso. Solo qualche mese fa, battuto da Guido Podestà nella corsa alla Provincia. Una sfida affrontata da presidente in carica e, dunque, da favorito. Perse ma da lì, gli pronosticò qualcuno già il giorno dopo, cominciò la sua nuova vita politica. Quella della ribalta nazionale, con i buffetti di Bersani e un ruolo romano, per lui e per il suo staff, nel nuovo corso del Pd. Chiaro che, quest’estate, alle prime richieste di candidarsi alle regionali in Lombardia la sua risposta fu «no». Perché, si chiedeva, buttare subito a mare una sconfitta, letta da molti come una quasi-vittoria, rinunciando alla vera sfida, quella a sindaco di Milano? Solo l’idea del salto da Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia, a Palazzo Marino era un sogno sufficiente a far dimenticare rapidamente la sconfitta. Ora il risveglio. Con il diktat di Bersani, le pressioni dei colonnelli lombardi, gli ammiccamenti di Sinistra democratica, il mondo di cooperative e volontariato con cui ha sempre avuto ottimi rapporti. E perfino con la benedizione di una fetta di elettorato cattolico che preferisce lui a un altro cavallo di ritorno come l’ex democristiano Bruno Tabacci. Per mandar giù la medicina amara c’è uno zuccherino: la promessa di Bersani che, in caso di una buona affermazione a Milano città, Penati anche perdente potrebbe essere candidato a sindaco nel 2011.
Certo la scelta dell’ex presidente della Provincia rischia di chiudere definitivamente la possibilità di un accordo con l’Udc. E magari anche quello con Tonino Di Pietro che non perde occasione per un’uscita polemica. Ancora una volta contro il centrosinistra. «La mia candidatura è ancora sul tavolo - spiega al settimanale Tempi oggi in edicola -. Sono convinto che occorra costruire una squadra e un programma alternativo al “sultanato” di Formigoni. Non condivido l’aria di resa che si respira nei partiti oggi all’opposizione, in particolare nel Pd. Ribadisco che se ci devo mettere la faccia sono a disposizione. Non voglio fare l’ultimo giapponese, ma sono pronto allo sbarco in Normandia». E quindi? «Non accetteremo liste e presidenti all’ultimo minuto. Anche se devo riconoscere che il Pd esce da una fase complessa come quella delle primarie, quindi sono disposto ad aspettare. Non oltre Natale, però». A testimonianza dell’anarchia che ormai domina nell’Idv, l’uscita del segretario regionale. «Se il candidato è Penati - spiega Sergio Piffari - siamo contenti perché acceleriamo il progetto in Lombardia». Curioso caso di segretario regionale che boccia la candidatura del leader del suo stesso partito.
Ma ha ragione lui, non Di Pietro, perché l’operazione Penati è già stata studiata. E condivisa dai vertici locali di Idv e Sinistra e libertà. Un invito a candidarsi del segretario Martina venerdì alla direzione regionale del Pd. E l’investitura ufficiale con Bersani gran cerimoniere il 14 dicembre quando a Milano si riuniranno un migliaio di amministratori del centrosinistra.