Bersani sempre in alto tra poesia e modernità

Già lo sapete: Samuele Bersani è forse l’unico, tra i giovani leoni del cantautorato, a poter prendere il posto, un giorno, dei mostri sacri condannati a restare in trincea dall’assenza di degni eredi. Il nuovo album, anticipato dalla gradevole ma non epocale Lo scrutatore non votante, conferma infatti la crescita costante d’un autore che intreccia come pochi paradosso e riflessione, causticità e tensione etica. Mescolando uno stile encomiabilmente alieno dall’enfasi, semmai fortemente segnato dall’ironia, con immagini spesso inesorabili: «Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro/ che mi staccasse la testa in una volta sola». O ancora: «È la soggettiva del pollo arrosto/ che guarda il mondo mentre si gira/ tra le ditate degli affamati». Ma dietro la forza delle metafore s’allarga un’impietosa ricognizione dei temi più angosciosi del nostro presente, dal dramma del precariato ai misfatti della tivù, dalla violenza al disamore. Ed è questo impasto di lirismo e colloquialità, di gusto dell’assurdo e cura lessicale che guadagna a Bersani un posto tra i grandi della canzone d’autore. Anche per la fluida modernità - splendida la «coda» di Una delirante poesia - delle musiche.

Samuele Bersani L’aldiqua (Sony-Bmg)