Bersani solo al pubè l’icona della paralisi Pd

Su Twitter il segretario beccato al pub con la birra mentre scrive un discorso. È il simbolo di un leader che non sa che fare

Dopo i manifesti in maniche di camicia e il primo piano col sigaro mentre scala i tetti dell’università, una nuova, struggente immagine arricchisce l’iconografia del segretario del Pd. Colpa di una birra, consumata in solitudine al pub Open Baladin, dietro via dei Coronari, a due passi da Campo de’ Fiori, dove la movida romana incontra la movida internazionale.

Bersani, nella foto, è solo. Solissimo. Solo con la sua birra, un fascio di fogli e una penna. È giovedì sera. Sta correggendo la relazione che avrebbe poi pronunciato ieri all’Assemblea nazionale del Pd. Un appuntamento importante - per quanto possano essere importanti le riunioni di partito in questo periodo - con un ordine del giorno impegnativo: privatizzazioni e liberalizzazioni, mercato del lavoro, riforma elettorale, Europa, rapporti con gli (ex) alleati di Sel e dell’Idv. Ma di tutto questo non è quasi rimasto traccia: la forza di quell’immagine ha travolto l’ora e mezza di relazione (per non dire del dibattito che ne è seguito), e la fatica di redigerla, immortalata nello scatto notturno, si è infine dimostrata vana.

L’autore della foto - che l’ha fatta circolare su Twitter con il commento: «Leader di grande partito del fu centrosinistra cerca compagni di bevute» - non è però uno qualsiasi. Anzi, si può dire che vanti un pedigree eccellente nella grande famiglia della sinistra italiana.

Luca Sappino, consigliere municipale di Sel nonché improvvisato ritrattista del segretario del Pd, è infatti figlio di Marco Sappino, per molti anni capo del servizio politico all’Unità e poi portavoce di Veltroni, ed è nipote di Giovanni Berlinguer, professore emerito di medicina sociale, dirigente storico del Pci nonché fratello del più noto Enrico (e cugino dell’ex ministro dell’Università Luigi). I tempi cambiano, a quanto pare, e certo nessuno avrebbe potuto immaginare che un piccolo Berlinguer paparazzasse l’ultimo segretario di quel che resta del Grande Partito.

Sul web, dove una miriade di sfaccendati deve ogni giorno trovare qualcosa di divertente su cui accapigliarsi, la foto solitaria di Bersani è esplosa come una bomba, scatenando una pioggia di commenti, a favore e contro, e naturalmente più contro che a favore. A grandi linee, si sono affrontate due scuole di pensiero: i conservatori hanno visto in quella solitudine il simbolo di una rettitudine, di una semplicità e di un rigore degni di un autentico leader; i modernisti hanno ironizzato su quella stessa solitudine, scorgendovi il segno di una ben più drammatica solitudine politica: «Obama canta all’Apollo Theatre e Bersani beve da solo al bar», ha commentato un modernista. E un altro ha ironizzato: «Chi non beve in compagnia o è un Bersani o una spia».

A essere onesti, nessuno sa che cosa Bersani abbia fatto prima e, soprattutto, dopo lo scatto malandrino. Per quanto ne sappiamo, potrebbe essersene tornato mestamente a casa, oppure potrebbe essere stato raggiunto al tavolo da tre top model californiane. Ed è bene così: è bene non sapere che cosa fanno i politici quando escono dal Palazzo. Non perché ci sia nulla di male nel bere una birra (da soli o in compagnia), ma perché non sono affari nostri.
Ad ogni modo, qui la violazione della privacy è minima: e proprio per questo il significato simbolico della foto è risultato subito evidente. A nessuno interessa veramente dove fosse Bersani quella sera; ma a tutti, vedendolo solo, è sembrato di vedere l’isolamento del Pd - stretto fra le lusinghe del governo «riformista e liberale» e il richiamo della foresta dei Vendola e dei Di Pietro - e la solitudine politica del suo segretario, tirato ad ogni passo per la giacca dai riformisti e dai massimalisti, dai veltroniani e dai dalemiani, dai popolari e dai rottamatori.

La solitudine di Bersani - e qui il problema si fa più serio - si traduce in un’incapacità cronica a decidere, in una ricerca estenuata della mediazione verbale e del rinvio, in un culto retorico dell’appello all’unità interna che indebolisce il Pd e ne appanna l’immagine. «Con Monti, ma fare di più», come le agenzie hanno titolato la relazione di Bersani, non significa niente e lascia tutti i nodi irrisolti. Una cosa è la solitudine; un’altra, ben peggiore, è la paralisi.