Bersani torna all'attacco E sogna l'alleanza tra Vendola e Casini

Intervistato a <em>Otto e mezzo </em>il leader del Pd apre alle grandi alleanze, &quot;ma senza ripetere l'errore dell'Unione&quot;. <strong>BLOG <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/2011/10/13/se-renzi-disturba-il-manovr... target="_blank">Se Renzi disturba il manovratore</a></strong> / A. Taliani

Pier Luigi Bersani torna all'attacco. Intervistato da Lilli Gruber a Otto e mezzo il segretario del Partito Democratico parla di un Berlusconi "sempre più debole, non più credibile", che pone la fiducia solo per dire I numeri ce li ho, anche se non risolvo i problemi, sto qua". Tanto che anche Napolitano dopo 52 voti di fiducia gli ha chiesto "di non portare solo i voti di fiducia, ma anche la soluzione ai problemi".

Ed è per questo che Bersani parla di "verità amara": "Abbiamo ancora dei problemi. La bce chiede di rafforzare la manovra, che non sta in piedi". La Gruber lo incalza: "E il decreto sviluppo?". Bersani lo sminuisce: "Non può portare nulla, non mi aspetto nulla".

Secondo Bersani, inoltre, Berlusconi ha le ore contate e se ne rende conto lui stesso: "Vuole tirare fino a Natale e poi andare a votare. Mi pare che il senso della giornata sia questo". In quel caso il Pd, lo ribadisce, è "disponibile a considerare un governo di transizione fatto di figure autorevoli pronte ad affrontare la crisi e a fare una nuova legge elettorale". 

In questi giorni ci si chiede sempre più spesso quale possa essere l'alternativa. Bersani la sua idea ce l'ha e la ribadisce con forza: vuole un'alleanza tra le opposizioni, "da Vendola a Casini". Ma "non nello stesso mucchio", precisa. Del resto "Si è visto oggi in Parlamento: forze diverse come Terzo polo e sinistra che hanno assunto lo stesso comportamento". L'importante - e lo ripete più volte - è "lasciare decidere agli elettori". Per ora il Pd si limita a chiedere la convergenza tra moderati e programmatori "per la ricostruzione democratica del Paese". Ma, sottolinea, "gli altri devono dire che altro si fa perché noi abbiamo davanti Berlusconi". Nomina il premier come fosse una minaccia e chiede un centrosinistra "che non ripercorra i limiti dell'Unione. Ora sappiamo qual è il problema e dobbiamo risolverlo". 

Lui stesso si rende conto che trovare un accordo su un governo tra progressisti e moderati è difficile, ma continua a credere nella possibilità di avere "un meccanismo di tenuta della maggioranza", di trovare "uno schema logico attorno a quelle tematiche". "Penso si possa fare", aggiunge, "ma non tocca a noi scegliere". Nelle prossime elezioni "saremo di fronte alla domanda Meglio un salvatore della patria o una democrazia rappresentativa?"

Il riferimento, come sottolinea la giornalista, è alle voci che vorrebbero Montezemolo o la Chiesa scendere in politica. Bersani dice di non aver paura, ma chiede alle "nuove energie" di schierarsi: Siamo in un sistema bipolare. Bisogna decidersi e entrare nel solco della politica. Mi van bene tutti, ben vengano le energie nuove, ma si mettano nel solco della politica e scelgano". Non si può riproporre, insomma, lo schema "dell'uomo del destino", non si puà dare "uno
schiaffo a destra e uno a sinistra". Che voglia portare Montezemolo nel suo partito? Lui nega, sostiene che "non arruoleremo mai nessuno", ma il sospetto viene.

Per quanto riguarda la linea del suo partito, tra l'altro, sottolinea che "debba avere una politica ecclesiastica e dire cosa pensa della Chiesa nei suoi interventi nell'agorà politico". E soprattutto ricorda che, anche se non crede in un ritorno di un partito cristiano, "il cattolico deve sapere che in politica è importante la mediazione" tra le proprie convinzioni e quelle della società.

Ma soprattutto Bersani torna sul tema che sembra ormai diventato caro: "Ci serve un'altra legge elettorale, ci siamo allontanati dalle democrazie del mondo. Dobbiamo tornare normali. Un virus è entrato largamente nel sistema e ha portato troppi personalismo nella politica". Basta pensare ai nomi sui simboli dei partiti, sottolinea.

Ma cosa farebbe davvero se fosse al governo? "Riaffronterei l'emergenza crisi: andrei a cercar soldi a chi ce l'ha e non a chi ce l'ha. Non andrei a toccare la sanità o le detrazioni fiscali per i meno abbienti. Aggredirei i grandi patrimoni immobiliari e gli scudati, che hanno fatto rientare i patrimoni pagando solo il 4%". La Gruber chiede se ha intenzione di ripristinare l'ici e lui replica: "Prodi la tolse per i ceti popolari, la maggioranza la tolse a tutti. Io proposi piuttosto di  di applicare detrazioni fiscale alle fasce più fragili. Noi faremmo pagare qualcosa sugli immobili, con le dovute detrazioni, in tutto il mondo si fa così".

Per quanto riguarda il candidato, però, ricorda che "prima si fa il programma di coalizione con 5 punti chiari. Poi sarà il Pd nel suo complesso a scegliere il proprio candidato, non solo in base allo statuto, ma in solidarietà. Infine proporremo le primarie alla coalizione". Anche Matteo Renzi spotrà portare un contributo positivo, se eviterà la "personalizzazione"

E non poteva mancare un riferimento all'attualità, agli indignados che stanno protestando davanti alla Banca d'Italia. Bersani capisce le loro motivazioni, ma non condivide le loro ricette. Ecco perché propone una tassa sulle transazioni finanziarie. In particolare il segretario del Pd non condivide "il fatto che vadano a prendere il simbolo della Banca d’Italia... Bisogna stare attenti a non demonizzare i simboli. Attenzione alla simbologia. Io dico che il problema c’è, poi mi auguro che verrà svolto in modo pacifico".