Bersano, enciclopedia piemontese

Azienda grande spesso nell’enologia corrisponde ad azienda di medio-basso livello. Ed è vero che in genere è difficile coniugare i numeri con la qualità. Ma questo non vale per Bersano, storico marchio con sede nel Monferrato e vigne in tutti i più significativi distretti vinicoli piemontesi. Nata ai primi del Novecento, l’azienda fece il salto di qualità con la guida dell’avvocato Arturo Bersano, il cui moto, ahimé non da tutti praticabile, era: «Se vuoi bere bene comprati un vigneto». E di vigneti l’avvocato e i suoi successori ne hanno comprati molti, in alcuni dei migliori «cru» delle Langhe e del Monferrato.
Motivo per cui Bersano (oggi di proprietà delle famiglie Massimelli e Soave) è una sorta di enciclopedia dell’enologia piemontese. Le etichette più interessanti, sia in senso assoluto sia nel rapporto qualità-prezzo, sono le due Barbera aziendale. In particolare la Barbera d’Asti Superiore Generala, che nell’annata 2004 da noi degustata si presenta complessa al naso, che spazia dal sottobosco a note tostate passando attraverso eleganti spezie, e di buona stoffa in bocca, anche grazie ai dieci mesi trascorsi in legno. Il prezzo è ben sotto i 20 euro. L’altra Barbera, la Superiore Cremosina, sempre dell’annata 2004, è decisamente più disinvolta e si propone per un consumo più rapido. Abbiamo assaggiato anche il Monferrato Ruchè di Castagnole, dall’insolita uva Ruchè, fruttato e assai piacevole. E il ben più impegnativo Barolo Badarina, di rara eleganza, con trenta mesi di botte grande e sei di barrique e una promessa di grande longevità. Ma la produzione totale consta di una trentina di etichette: nella linea Conti della Cremosina il Barbera d’Asti Nizza, il Monferrato Rosso Pomona, il Grignolino d’Asti Valdelsalto e alcuni bianchi, tra cui il Gavi docg Raggio. Altri grandi vini sono il Barolo Nirvasco, il Barbaresco Mantico e il Dolcetto d’Asti Piandelprete. Imbarazzo della scelta anche nelle bollicine. Due consigli? Il Brachetto d’Acqui Castelgaro e il Moscato d’Asti San Michele. Con tante scuse per le tante etichette che in così poco spazio proprio non ci stanno.